Cashew cake di compleanno con ciliegie, crema alla vaniglia e cacao

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Non so perché ma quasi tutti i sapori e profumi dei piatti che mi viene in mente di cucinare mi riportano alla mente esperienze legate all’infanzia o a quando ero piccola; dai più tradizionali e regionali a quelli dal gusto internazionale. Mia madre era solita preparare quasi tutto da sola in casa, qualche volta anche con il mio ‘aiuto’, rendendomi partecipe dei diversi esperimenti culinari. Una volta però, così per gioco, ci venne voglia di provare uno di quei preparati per torta della Cameo, così chimici da far paura, uno di quelli per la torta fredda allo yogurt. Il sapore era totalmente diverso rispetto a quelli ai quali eravamo abituate, era sicuramente un gusto artificiale ma la cosa che mi colpì di più fu la consistenza della crema, così soffice e allo stesso tempo leggera. Non comprammo più un preparato per dolci ma quella crema rimase per me una piccola sfida personale: dovevo provare a riprodurla ad ogni costo. Contando che adoro il cheesecake a freddo ho provato molte volte a cambiare gli ingredienti della crema utilizzando come unica costante l’agar agar come addensante. Buonissima con lo yogurt greco, con il formaggio fresco, il tofu, lo yogurt magro.. ma non riuscivo ad essere ancora soddisfatta dalla consistenza e anche dalla digeribilità (le trovavo estremamente pesanti). Così girando per il web mi sono imbattuta nella cashew cake ed è stato subito amore! Adoro gli anacardi e la consistenza cremosa che si ha in questa torta è qualcosa di paradisiaco, rimane perfettamente digeribile, non appesantisce e soprattutto non fa male. ‘Ma è ricca di grassi!’ Beh effettivamente di grassi ce ne sono ma si tratta di grassi buoni, che si trasformano in energia e ci aiutano a sostenerci durante la giornata. Si tratta anche di un dolce molto fresco, perfetto per l’estate, tanto buono da essere stato scelto come dolcino per il mio compleanno (dopo una tradizione ventennale di crostate alla frutta!), personalizzabile con ogni tipo di frutta, aroma o essenza. Io ho scelto di fare una base di grano saraceno leggermente aromatizzata al cacao coperta da strati di crema di ciliegie alternata a crema alla vaniglia, coperte da una glassa di cacao amaro e ciliegie. Cosa si può desiderare di più da un dolcino?! Beh sicuramente di mangiarne una bella fetta ;)

Buona settimana e buon (ormai) non-compleanno a me :)

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Ingredienti:

Per la base:

100 g farina di grano saraceno

1 cucchiaio scarso di cacao amaro

70 ml di sciroppo di riso*

40 g di frutta secca mista ridotta in farina

1/2 cucchiaio di lievito

35 g di olio di arachide

1 cucchiaio di acqua

Per la crema:

400 g di anacardi

Un baccello di vaniglia

2 cucchiai di olio di cocco

4 cucchiai di sciroppo di riso

2 cucchiai di succo di limone

Una cassettina piccola di ciliegie

Per la glassa:

20 g di olio di cocco

1 cucchiaio di cacao amaro

1 cucchiaio di sciroppo di riso

*per chi la gradisse più dolce utilizzare 30 g di zucchero mascobado e 30 g di sciroppo di riso

Mescolare gli ingredienti secchi (la farina di grano saraceno, il cacao amaro, la frutta secca ridotta in farina ed il lievito). Aggiungere lo sciroppo di riso e l’olio e iniziare ad impastare. Aggiungere il cucchiaio di acqua e impastare finché non si raggiunge la consistenza e l’elasticità tipiche della frolla (aggiungere altra acqua se occorre,a me comunque è bastato un solo cucchiaio). Ricoprire la base di una tortiera da 18 cm di diametro (precedentemente rivestita di carta forno), bucherellare con i rebbi di una forchetta e coprire con altra carta forno riempita di riso o fagioli per non far alzare troppo la base in cottura. Infornare a forno già caldo a 180° per una decina di minuti. Estrarre la base, eliminare i fagioli o i cereali e proseguire la cottura per altri 5 minuti,  in modo che cuocia in maniera uniforme. Trascorso il tempo di cottura lasciar raffreddare e dedicarsi alla crema.

Tenere gli anacardi in ammollo per almeno otto ore o, ancora meglio, tutta la notte. Dopodiché scolarli dall’acqua e dividerli in due parti uguali. Denocciolare pazientemente le ciliegie, lasciandone qualcuna intera per decorazione, e metterle a cuocere in una in una casseruola a fuoco basso basso finché saranno morbide. Frullarle con il frullatore a immersione e continuare a cuocere qualche altro minuto fino a raggiungere il bollore, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare. Nel frattempo mettere a scaldare l’olio di cocco e lo sciroppo di riso in un padellino, bastano solo pochissimi secondi. Prendere il mixer più potente che si ha a disposizione e frullare metà degli anacardi, aggiungere metà del composto di sciroppo di riso e olio di cocco, un cucchiaio di succo di limone e la “marmellatina” di ciliegie. Frullare a più non posso fino a che gli anacardi non saranno diventati belli cremosi. Ora si mette da parte la crema alle ciliegie e ci dedichiamo alla crema di vaniglia: prendere l’altra metà degli anacardi e frullarli con il restante olio di cocco e sciroppo di riso sciolti, un cucchiaio di succo di limone, l’interno del baccello di vaniglia grattato e procedere come per la crema alle ciliegie. Riprendere la base della torta (ancora nella tortiera a cerniera) e iniziare l’assemblaggio: distribuire metà della crema di ciliegie sopra alla base, procedere con la crema di anacardi e nuovamente con quella di ciliegie (se avete più tempo della sottoscritta lasciate in freezer il dolce tra uno strato e l’altro per creare lo stacco di colore ben definito). Mettere la torta in freezer per almeno un’ora. Preparare la glassa mettendo sul fuoco 20 g di olio di cocco, cacao amaro e sciroppo di riso, far scaldare per pochi secondi e rovesciare sopra il dolce ghiacciato. La glassa tenderà a raffreddarsi subito. Decorare con le ciliegie rimaste e conservare in freezer. Prima di servire il dolce lasciarlo almeno una mezz’oretta fuori frigo per avere un risultato più cremoso.

Vi assicuro che questa cake vi stregherà ;)

Nuovo appartamento, vecchie abitudini

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Appena l’agente immobiliare ci fece entrare nell’appartamento alzammo subito lo sguardo per contemplare le bellissime travi a vista, ci innamorammo della stanzina in più, che nelle nostre menti era già diventata la nostra sala hobbistica per pc, libri e miniature, rimasi colpita dalla bellissima cucina, dallo spazio e dall’aria fresca che entrava dalle finestre grazie alla presenza di una vicina riserva naturale ricca di alberi. Così decidemmo che la nostra nuova tana doveva essere proprio quella e, dopo settimane di impacchettamenti, smontaggi e rimontaggi di vecchi e nuovi mobili, eccoci qui, finalmente con quasi tutte le nostre cose in ordine pronti per iniziare una nuova avventura. Ammetto di essere entusiasta, il posto mi piace molto, sono nel centro di un paese ma a pochissimi minuti dalle bellissime colline toscane che, nonostante l’abitudine, mi lasciano sempre senza fiato, ho una bellissima cucina e finalmente un forno (quanto ho aspettato questo momento!), sono vicino a bellissime cittadine come Vinci, più vicino a Firenze (che adoro), immersa in posti importanti per la produzione vitivinicola, anche se, tuttavia, nonostante l’emozione non posso ignorare l’altra faccia della medaglia, nonché  la tristezza che inevitabilmente si prova nel trasferirsi e nel lasciare le persone,  le abitudini e i luoghi così familiari che ti hanno accompagnato per abbastanza tempo da farti stringere il cuore al solo pensiero. Penso che ricorderò sempre con affetto i due anni e mezzo passati a Camaiore, come i quasi quattro anni passati a Padova, ma adoro le avventure e non ho intenzione di voltarmi indietro, bensì di correre in avanti portando con me tutti queste belle esperienze strette strette nel mio cuore.

Poteva quindi mancare un collaudo del forno giusto il primo giorno di fine montaggio mobili?! Certo che no! Ed è così che nascono questi biscotti, ispirati alla mia dolce metà, che adora l’accoppiata cocco-cacao, per  coccolarlo durante le sue colazioni e addolcire la sua giornata!

Ingredienti:

200 g di farina tipo 1

30 g di farina di cocco

20 g di cacao amaro

70 g di zucchero di canna integrale

50 ml di olio di semi

90 ml di acqua tiepida

8-9 g di lievito per dolci

Mescolare tra loro gli ingredienti secchi (farina, farina di cocco, cacao amaro, zucchero di canna integrale e il lievito per dolci). Aggiungere l’olio di semi e poco alla volta l’acqua tiepida, sempre mescolando. Iniziare ad impastare il panetto per qualche minuto, farne una pallina e lasciarla riposare in frigo per dieci minuti circa. Dopodiché spolverare la spianatoia con farina di cocco e stenderci sopra la pasta (che andrà lasciata alta circa mezzo centimetro). Ritagliare i biscotti, ri-spolverarli con altra farina di cocco e infornare a 180° a forno già caldo per 15 minuti circa, quando in casa si sarà già diffuso un delizioso aroma di cocco e cacao!

Buon fine settimana ;)

Crostata con frolla al cacao, crema di mandorle, pere e noci caramellate al dattero

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La primavera, così come l’inverno e l’autunno, mi mette sempre di buon umore. I prati si ricoprono di erbetta fresca, le gemme degli alberi iniziano a comparire e le prime foglioline, verdissime, iniziano a cercare i raggi del sole, ora più intensi. In più, da qualche anno a questa parte, la primavera è sempre un periodo di novità. Soltanto due anni fa scrivevo un post simile sui cambiamenti che avrei affrontato di lì a poco: una nuova casa, un lavoro al ristorante, il ritornare in patria lasciando il Veneto; tutte cose che all’inizio mi hanno abbastanza destabilizzato, nonostante, generalmente, affronti con positività i cambiamenti. Quest’anno, invece, i cambiamenti saranno meno radicali, ci sposteremo nel centro Toscana, più vicini al lavoro, dove, tuttavia, ci troveremo davanti situazioni nuove da dover affrontare e nelle quali dovremo cercare di ricreare nuovamente il nostro equilibrio. Sono fermamente convinta che non avremo problemi; ho già trovato una bellissima palestra dove andare (anche se i corsi che mi interessano non seguono i miei orari abituali di allenamento), dove fare la spesa e comprare frutta e verdura, l’erboristeria e anche il negozio bio dove prendere gli ingredienti più strani. L’appartamento, a parte la mancanza di giardino e terrazzo, è adorabile: ci sono le travi di legno a vista, la cucina è strepitosa e provvista di forno (finalmente!!!) e abbiamo una stanza in più dove storare tutto lo stuff geek/nerd, questa stanza in particolare è già stata minuziosamente organizzata, sarà infatti provvista di due scrivanie con i nostri pc, le librerie strabordanti di libri e vetrine con miniature di Wharhammer con tanto di mini studio di pittura. Che dire, si percepisce la mia emozione?! Nonostante mi dispiaccia moltissimo lasciare questo appartamento al quale ero tanto affezionata, le mie favolose allenatrici, i vecchissimi amici ai quali ero finalmente riuscita ad avvicinarmi, i miei negozietti.. beh nonostante  questo sono comunque felice, è una nuova avventura ed io sono innamorata delle avventure! E poi mica vado in capo al mondo, anche se un giorno forse potrei farlo :b

Oggi, per festeggiare l’arrivo della primavera e i cambiamenti che ci aspettano ho pensato di fare una golosa crostatina primaverile con frolla la cacao senza glutine, una vellutata cremina di mandorle e malto e pere e noci caramellate al concentrato di datteri; una vera golosità 100% senza glutine, zucchero e derivati, con la quale partecipo al bellissimo contest di Senza è buono, perché a noi piacciono le sfide e perché senza è più che buono ;)

Con questa ricetta partecipo alla raccolta L’orto del bimbo intollerante di Senza è buono e Una favola in tavola – Il Mondo di Ortolandia”

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Ingredienti (per una tortiera da 18cm):

40 g di nocciole tritate finemente

100-110 g di farina di riso

1 cucchiaio abbondante di cacao amaro

2 cucchiai di malto di riso

30 ml di olio di girasole

30-40 ml circa di acqua

1/2 cucchiaio di lievito

Per il ripieno:

4 perine abate (o 2 grandi)

2 manciate generose di noci

2 cucchiai di concentrato di dattero

200 g di malto di riso

100 g di mandorle pelate

50 g di amido di mais o mix senza glutine

270-300 ml di acqua

Per prima cosa preparare il ripieno. Tagliare a cubettini le pere dopo averle lavate e mondate (io ho comunque lasciato la buccia perché rimanessero più compatte) e metterle in una padella antiaderente con le noci e il concentrato di dattero. Cuocere a fuoco medio e mescolare spesso finché, dopo una ventina di minuti circa, le pere e le noci saranno ben caramellate; lasciar raffreddare e dedicarsi alla crema. Per creare il latte di mandorle macinare finemente le mandorle e frullarle con l’acqua, che andrà aggiunta poco per volta. In un pentolino versare circa 250 ml di latte di mandorle, unire il malto e mescolare a fuoco basso in modo che si sciolga per bene. Nel frattempo mescolare l’amido di mais con il restante latte di mandorle e, quando il composto di latte e malto avrà raggiunto l’ebollizione, aggiungerlo poco alla volta mescolando bene con una frusta per non creare grumi. Mescolare energicamente finché la crema non diventerà abbastanza soda ed inizierà a ‘fare le bolle’; lasciar raffreddare e iniziare a preparare la frolla.  Tritare le nocciole fino a renderle quasi burrose, aggiungere la farina di riso, il malto, il cacao amaro ed il lievito. Di seguito aggiungere l’olio a filo, mescolare bene e versare l’acqua poco alla volta, regolandosi sulla quantità necessaria. Impastare bene e lasciar riposare il panetto una ventina di minuti (fuori frigo). Oliare leggermente la tortiera e rivestirla con la frolla al cacao, lasciandola alta circa 3-4 mm. Riempire con le pere e noci caramellate e infornare a forno già caldo a 175° per 25 minuti circa. Lasciar raffreddare completamente (anche se nessuno vieta di rischiare di scottarsi per assaggiare qualche noce caramellata che ‘sicuramente’ è di troppo e rischia di stonare con l’equilibrio cosmico del dolce, anzi è un nostro dovere!!) e servire accompagnata da tè nero alla pera o da un english breakfast ;)

Buona settimana ;)

Non è mai troppo tardi per la torta di San Giuseppe

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‘Vivo la vita un quarto di miglio alla volta’, disse una volta un tamarrissimo Vin Diesel (sinceramente non ho mai visto il film da cui è presa la citazione, ma ormai l’ho sentita così tante volte da farla mia e annoverarla tra quelle di ‘cultura generale’), sulla falsa riga di questo il Capitano Picard (anche se io sono della fazione Kirk o Janeway) o Han Solo potrebbero dire ‘Vivo la  vita un quarto di parsec alla volta’, la sottoscritta invece vive la sua vita un quarto d’ora di ritardo ogni volta. Giuro che ci provo a essere puntuale, ma succede sempre qualcosa che mi fa perdere tempo o, magicamente grazie alla mia ‘memoria di ferro’, mi torna in mente qualcosa che devo assolutamente fare prima di uscire quando, ormai, sto già mettendo un piede fuori dalla porta. Questa volta, ad esempio, non ho scordato dove ho messo occhiali/chiave/cellulare, non ho blandamente cancellato dalla memoria un appuntamento o ricordato, giusto cinque minuti prima di uscire, di stendere una lavatrice infinita di panni bagnati, questa volta invece ho dimenticato di postare un dolce che, insieme alla torta di mele, alla frolla e a molti altri dolci che non mancherò di riproporre in versione 100% vegetale, fa parte della mia infanzia e mi ricorda dei momenti passati a pasticciare con mia madre dietro ai fornelli. Si tratta di una crostata golosissima, che nella cittadina dove sono cresciuta, viene tradizionalmente preparata il giorno di San Giuseppe. La base è una crostata di frolla farcita con riso, cioccolata, uvetta e pinoli. Inutile dire che è qualcosa di buonissimo, per chi come me è affezionato ai sapori dei dolci ripieni di riso, ma anche di abbastanza consistente. Soluzione?! Beh come al solito provare a riproporla in versione più leggera e vegetale, ma senza penalizzare il gusto. Mi sarebbe piaciuto proporla nel giorno della sua festività, ma ero a lavoro e sinceramente me ne ero completamente dimenticata., tuttavia non è mai troppo tardi per una bella crostata di San Giuseppe, al massimo ne gustiamo una fettina per festeggiare l’inizio della primavera ;)

Per la frolla senza glutine ho preso spunto da questa bellissima ricetta di cui mi sono seriamente innamorata. La frolla non ha niente da invidiare a quella classica all’olio, rimane fragrante ma non dura e si mantiene per giorni, in poche parole è perfetta!!! Ho soltanto modificato un pochino gli ingredienti in base alle cose che avevo a disposizione.

Ingedienti per tre crostatine o una crostata piccola:

35 g di mandorle tritate quasi ridotte in farina

75 g di farina di grano saraceno

50 g di farina di riso

35 ml di olio di mais

50 g di zucchero di cocco

50 ml di acqua (a me sono bastati, ma se serve aggiungere)

1/2 cucchiaio di lievito

Per il ripieno:

70 g circa di riso

2-3 cucchiai di zucchero di cocco

2 manciate di uvetta

2 manciate di pinoli

2 cucchiai di cacao amaro

Mettere il riso a cuocere con abbondante acqua insieme a due cucchiai di zucchero e l’uvetta. Nel frattempo preparare la frolla: mescolare le farine con le mandorle tritate, il lievito e lo zucchero. Aggiungere olio e acqua poco per volta fino a raggiungere la consistenza di una frolla, impastare bene e lasciar riposare qualche minuto. Adesso il riso dovrebbe essere a metà cottura e pronto per aggiungere i pinoli ed il cacao amaro. Mescolare bene, aggiustare di zucchero e lasciar stracuocere il riso fino a che non diventerà una crema, aggiungendo acqua all’occorrenza. Quando sarà pronto aggiustare di cacao o zucchero e lasciar raffeddare. A questo punto riprendere la frolla e foderare gli stampini da crostatina (precedentemente oliati), riempirli di crema di riso e infornare a 180° per 12 minuti circa, quando in casa si diffonderà l’inconfondibile profumo di cacao. Servire possibilmente fredde, se riuscite a resistere ;)

Buona settimana e buona primavera!!!

Everyday burger

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‘Ma allora quando ci vediamo?’. Beh questo è veramente un domandone al quale, in queste settimane, faccio fatica a rispondere. Prima ci sono state le degustazioni, tutte stupende, con ricorrenza settimanale e seguite dal rituale duro allenamento per smaltire le calorie vinose, le lezioni del corso AIS (secondo livello!) anch’esse settimanali, il lavoro, la miriade di visite mediche concentrate in soli dieci giorni (che tra vaccini, analisi, nutrizionista ed endocrinologo non ne posso più!), gli allenamenti (fortuna che ci siete voi <3) e la micia, perchè sì, quando lei ha deciso che non devo studiare io veramente non posso studiare. Riesce, infatti, con una sola e graziosa mossa a coprire la pagina che stavo leggendo, a colpire la penna, il lapis e l’evidenziatore (che matematicamente finiscono tutti sotto il frigo, luogo degli oggetti ormai imprendibili e dimenticati) mentre con languida nonchalanche mi prende a testate naso e guance per essere coccolata e baciata; come puoi solo pensare di dirle di no?!  Sappi che lei, in ogni caso, avrà le sue coccole.

Come dimenticare poi lo studio?! Vino, vigna, uva, fermentazione, mosto, distillati, liquori, vino di uva, uva di liquore, liquore di distillato fermentato ammostato maltato edulcorato filtrato brillantato e sfavato; anche se ovviamente questo non è niente rispetto a quello che mi attende al secondo livello: il vino e le regioni, ergo quel mostro chiamato geografia. E il brutto tempo?! Dove lo mettiamo il brutto tempo?! Ci tengo a precisare che adoro la pioggia, il freddo e l’inverno ma a patto che non decida di lavare le lenzuola, il copri materasso e di stendere una giga lavatrice; allora a velocità record mi precipito sul terrazzo, mi chiudo la porta alle spalle (non si sa mai che la micia voglia riprovare a volare dal secondo piano) e, passando tra una goccia e l’altra, tiro su tutti i panni enormi e ancora bagnatissimi e me li avvolgo addosso incurante dell’umidità che entra già nelle ossa, non mi importa, io vi salverò e vi stenderò in casa al calducc….eh no, niente calduccio per voi cari panni e nemmeno per me: la porta è chiusa, Jonny sta facendo il bagno e canta spensierato e la gatta non ha il pollice opponibile. Poi, come se non bastasse, inizia a piovere di traverso.

‘Ma insomma allora, quando ci vediamo?’. ‘Eh guarda non lo so, però, se in questi giorni hai poco tempo come me posso consigliarti una buonissima ricetta per dei favolosi burger di legumi e cereali. Ti consiglio, quando hai un pochino di tempo a disposizione, di farne un bel po’ e di congelarli, così, nei momenti di fretta estrema, avrai sempre i tuoi burger freschi a portata di mano!’

Ingredienti:

300 g di misto cereali e legumi (senza ammollo)

2 carote

1 cipolla bionda

1 cipolla rossa

brodo vegetale

farina di ceci

pangrattato

sale, pepe

Tritare le cipolle e la carota (anche non troppo finemente), aggiungere il misto cereali e legumi, abbondante brodo vegetale e mettete sul fuoco con il coperchio a cuocere lentamente per almeno 30-40 minuti (io ho usato la magica pentola a pressione che dimezza i tempi e i consumi). Quando i cereali e i legumi saranno ben cotti e quasi tutto il liquido sarà stato assorbito trasferire il tutto in una ciotola, dare una rapida frullata con il frullatore ad immersione, lasciar intiepidire e poi trasferire in frigo per un’oretta (meglio tutta la notte). La pasta, ora fredda, sarà ben compatta e avrà bisogno di meno farina. Aggiungere poco alla volta la farina di ceci e mescolare bene fino a raggiungere una consistenza lavorabile non troppo appiccicosa. Prelevare delle porzioni di pasta e lavorarla con le mani (o con l’aiuto dell’apposito stampo) cercando di dare una forma ben cicciotta e omogenea ai burger. Impanare dentro il pangrattato e disporre su una teglia coperta con carta forno. Procedere nella medesima maniera fino ad esaurire l’impasto. A questo punto lasciamo da parte il burger che sarà il protagonista del nostro pranzo e mettiamo in freezer gli altri, intervallandoli tra loro da strati di carta forno (in questo modo, ogni qualvolta ne avrete bisogno i burger saranno già pronti, basterà decongelarli un pochettino in forno, al microonde o tirarli fuori con un po’ di anticipo ;) comodo no?!).Cuocere i burger in una padella antiaderente o di ceramica già calda, cinque minuti per lato, con il coperchio. Farcite il vostro panino, la vostra piadina, o semplicemente mettete nel piatto i contorni scelti perché il burger è bello fumante, pronto per essere gustato :)

Un dolce dono per le persone amate : i Ra(w)faello

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Se da una parte a Febbraio siamo investiti da coriandoli e dolci fritti, dall’altra siamo bombardati da cuoricini e da improbabili peluche venduti assieme a scatole di cioccolatini di diversa forma e colore, dalle più fantasiose alle più tradizionali. Il Carnevale ed i suoi dolci non mi piacciono molto, troppo strafritti e pesanti, ma ho comunque deciso di provare, con gran soddisfazione, quelli più famosi in una versione più leggera, senza frittura ma non per questo meno buoni; sto parlando dei cenci, chiacchiere, crostoli, frappe, o come vi torna più familiare chiamarli. Conclusa così anche la mia piccola soddisfazione carnevalesca rimane soltanto un altro demone da affrontare: il quattordici Febbraio. Mai festeggiato in vita mia, San Valentino rimane per me una festa oscura dalla dubbia utilità. Anche se negli anni la tendenza si è spostata verso un ragionevole “amiamoci tutto l’anno non solo per San Valentino”, vorrei vedere chi, veramente, riesce a seguire questo principio, anche se giustissimo. È facile amarsi per una sera, dimenticare i problemi, le incomprensioni, i momenti no; è veramente semplice e forse, in un modo di pensare diverso dal mio,  aiuta anche nella vita di coppia, che, per una sera, vuole lasciare tutto il mondo al di fuori della propria bolla d’amore e fare come se nient’altro importasse. Sarà anche facile ma, per me, sarebbe difficilissimo; anche perché ognuno di noi ha il proprio e unico modo di amare ed il bello sta proprio nel riuscire a capire la chiave di lettura delle persone che ci stanno accanto e così comprendere e apprezzare il loro modo di dimostrarci amore e affetto. Non parlo quasi mai di amore o di sentimenti, preferisco sentirli nel profondo e lasciare che mi scaldino, che mi facciano emozionare, come tutte le volte che lo rivedo dopo qualche giorno di lontananza, quando scorgo il suo viso sorridente e soddisfatto mentre gusta qualcosa che gli ho preparato, quando mi sprona e mi dice di seguire i miei sogni ed il mio istinto, di mettercela tutta  e avere fiducia in me stessa, quando semplicemente lui ed io siamo noi stessi e viviamo la nostra vita ‘da soli ma insieme’, che dopo quasi sei anni di convivenza, ogni volta che lo vedo o lo abbraccio, è come se non fosse passato nemmeno un giorno dal nostro primo incontro. Ed è proprio a lui, dipendente da cocco, che dedico questi dolcetti raw, ispirati ai famosi Raffaello da donare alle persone a cui volete bene senza dover aspettare un giorno particolare, amate e donate sempre, soprattutto se si parla di regali commestibili, credo che i destinatari apprezzeranno molto ;)
Ingredienti per 6 mini Ra(w)faello:

50 g di noci brasiliane

1 cucchiaio abbondante di malto di riso

1 cucchiaio abbondante di farina di cocco

farina di cocco per la copertura

Mettere le noci brasiliane nel robot e frullare alla massima potenza fino a ridurle in farina. Aggiungere il cocco e continuare a frullare. Quando si raggiunge una consistenza pastosa aggiungere il malto, dare le ultime frullate e iniziare a lavorare la pasta dividendola in palline. Passarle nella farina di cocco e riporle per una ventina di minuti in frigo. Altrimenti, se siete di fretta, va bene anche una decina di minuti in freezer, ma ricordatevi di toglierli qualche minuto prima di servirli!

Buon fine settimana ;)

Funghetti di frolla definitivi

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“Questo fu quanto Beorn promise di fare: per il loro viaggio verso la foresta avrebbe dato un pony a ciascuno, e un cavallo per Gandalf, e li avrebbe caricati tutti di cibo sufficiente per molte settimane, se amministrato con cura, e imballato così da poter essere trasportato il più facilmente possibile- noci, farina, vasi di frutta secca, pentole rosse di coccio piene di miele, e gallette che sarebbero durate a lungo, piccole quantità delle quali sarebbero bastate a sostenerli per lunghi tratti di strada. La ricetta di queste gallette era uno dei suoi segreti; ma c’era dentro del miele- come la maggior parte del suo cibo- ed erano buone da mangiare, anche se facevano venire sete.”

[Lo Hobbit]

Quando andavo alle elementari ero una di quelle bambine fortunate che poteva avere la mamma tutta per sè diversi giorni della settimana. E lei, con un passato da maestra, era sempre pronta ad inventarsi mille modi creativi per farmi giocare e divertire; tuttavia quelli che in assoluto preferivo erano quelli dove ci si doveva sporcare, impastare o dipingere. Qualche volta con la pasta di sale, altre volte con il diversi materiali malleabili da poter modellare o, altre ancora, con la magica pastafrolla  (per la mia felicità questa volta qualcosa di commestibile!). La ricetta, frutto di prove, consigli e basi tramandate da sua nonna, era gelosamente custodita nel libro di ricette di Nonna Papera e, non appena vedevo uscire quel fogliettino ormai invecchiato e stropicciato che riportava passo passo tutti i procedimenti rituali per la creazione dei deliziosi biscottini, l’emozione era unica.

Con il passere degli anni poi ho cambiato alimentazione, diventando più consapevole delle cose che ingerivo, del loro apporto energetico e ho sviluppato una grande attenzione per le materie prime che compongono un qualsiasi piatto, cercando di scegliere sempre quelle meno industriali e raffinate. Tuttavia, nonostante i tentativi, le diverse combinazioni di più ricette e gli esperimenti che “mmh si dai è buona per essere vegana”, non sono più riuscita a trovare una frolla come quella che facevo con mia madre da piccola. Una pasta che sia croccante, friabile ma scioglievole allo stesso tempo; non sono mai stata soddisfatta delle mie frolle fino a poco tempo fa, quando è ri entrato in gioco il libro di “Pasticceria Naturale” di Pasquale Boscarello, che con la sua frolla al naturale mi ha riportato indietro di così tanti anni da farmi emozionare come quando ero bimba! E allora non potevo non condividerla con voi, la frolla al naturale definitiva ed emozionante ;)

Ingredienti:

250 farina di tipo 1

60 g di zucchero di canna o malto

60 ml di olio (per me evo)

70 ml di acqua tiepida

10 g di cremor tartaro

un pizzico di bicarbonato

1-2 cucchiaini di cannella (io abbondo sempre)

un pizzico di sale

una spolverata di noce moscata

Mescolare gli ingredienti secchi tra di loro (farina, zucchero, cremor tartaro, bicarbonato, sale, cannella e noce moscata). Aggiungere l’olio e di seguito l’acqua tiepida, poco per volta, in maniera da amalgamare bene il composto. Lavorarlo bene sulla spianatoia e creare la classica pallina, che andrà fatta riposare per una mezz’oretta coperta da un panno, ma se siete come me e solitamente (quando possibile!) prediligete saltare questi passaggi, niente paura, posso assicurarvi che il risultato è comunque identico. Dopodiché stendere la pasta alta circa mezzo centimetro, ritagliare i biscottini e infornare a 180° a forno già caldo per 15 minuti circa, a seconda della potenza del vostro forno. Lasciar raffreddare il più possibile ed eccoli qua, i biscottini supersonici!

Ricordi di delica(tezze) arancioni al forno

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Certo che è sempre così, non riesci mai ad apprezzare a pieno una cosa fintanto che non la perdi. Se dovessi infatti dire tutte le cose che mi mancano del Veneto di certo nessuno ci crederebbe, dato che, quando ancora me ne stavo al Nord, continuavo incessantemente a lamentarmi di quanto fosse grigia la città, dello smog.. senza riuscire a focalizzarmi sulle cose che invece avrei rimpianto. Anche qui in Toscana ci sono cose che proprio non mi vanno giù e altre cose venete delle quali ho molta nostalgia; tuttavia sono riuscita a cambiare e ad imparare a guardare le cose nella loro interezza, cercando di analizzare (anche molto matematicamente) gli aspetti positivi e negativi, senza farmi prendere troppo la mano nello spostare la bilancia da una parte o dall’altra soltanto sotto l’impeto di una qualche forte reazione emozionale troppo spesso negativa. Io amo la mia regione e le sue meraviglie ma c’è qualcosa che, ahimè mi spiace dirlo, qui proprio non si trova, qualcosa per cui ho una dipendenza spietata: la zucca. Ora direte voi: “ma certo che si trova, basta andare in un qualsiasi supermercato o fruttivendolo che trovi certe zuccone!”. Eh beh sì, certamente, ma sapete perché non posso comprare quelle belle zuccone?! Per lo stesso principio per cui non compro le zucchine, i peperoni o i pomodori a gennaio, perché sono essenzialmente surrogati pseudoplastici immangiabili e noi in Toscana, Signore e Signori, le zucche proprio non le sappiamo fare! Sarà il clima, la vicinanza del mare, il dialetto toscano che sdegna i semini di zucca che non si sentono stimolati a produrre un bel frutto dalla polpa morbida, saporita e polposa; sarà quel che sarà ma da quando son tornata sono solo riuscita a sognare e ricordare vagamente le deliziose zucche venete. Lì non c’era verso, qualsiasi zucca tu potessi comprare (violina, tonda, lunga, gialla, arancione, verde..) era sempre ottima, il che è veramente importantissimo per chi, come me, la mangia il più al naturale possibile (compresa la buccia). Qui invece neanche a parlarne, già quando le guardi lo senti, sì sì, lo senti proprio a pelle, ti trasmettono una sensazione di finto, di costruito, tanto che pure loro si vergognano di essere lì in esposizione e bollate come vere e proprie zucche. Fortunatamente, come tutte le belle favole della buonanotte, c’è stato un lieto fine; sì perché in un giorno qualsiasi mentre mi aggiravo nel mio negozio bio di fiducia vedo una zucchina, non tanto grande di colore verde scuro. La guardo, mi metto i guanti di plastica e la tocco, la studio e immediatamente provo un senso di calore e felicità: era lei l’avevo trovata (anche se a caro prezzo!)! Così scopro questa qualità di zucche, la “Delica” (che diosanto non è la Mantovana come tutti voi fruttivendoli vi ostinate a dirmi con faccina pseudo sorridente da chi ne sa di più), meravigliosa, arancionissima e che sa di zucca!

La zucca, come le mele ( e un miliardo di altre cose) la mangerei in tutte le salse, ma voglio proporvi il mio modo preferito di gustarla, mi raccomando però dev’essere una zucca veramente buona e di qualità, se no non è buona nemmeno per un passato di verdura.

Ingredienti:

Zucca delica

sale

cumino ( a piacere)

Tagliare la zucca a metà, privarla dei semi (conservateli se volete tostarli, sono buonissimi!) e sciacquarla bene sotto l’acqua corrente, soprattutto la buccia. Tagliarla a pezzi possibilmente simili e metterli in una pirofila. Cospargere la zucca con un pochino di sale e cumino a piacere. Cuocere in forno a 180°-200° per una ventina di minuti circa, finché la forchetta non affonderà bene nella polpa di zucca. Servire come contorno o, in abbondanza, come piatto unico accompagnato a una proteina, magari un delizioso hummus di ceci o uno speziato dahl di lenticchie ;)

Zuppa dei 22 spicchi d’aglio per il secondo compleanno del buco hobbit; anche se in ritardo

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Tra poco devo uscire per andare a lavoro, quindi ho decisamente poco tempo a disposizione. E allora che cosa posso fare per occupare questa mezz’oretta? Non posso mettermi a studiare, leggere o iniziare attività lunghe ed impegnative; non c’è allora momento migliore per dare una spolveratina veloce al blog,  sistemare qualche foto e… cosa?????? L’occhio mi cade su una notifica di wordpress che calorosamente mi ricorda che sono passati già due anni dall’apertura del buco hobbit: sì esattamente il 15 dicembre del 2013 scrivevo il mio primo post. Rimango di sasso: come accidenti ho fatto a dimenticarmelo?! Mi sento come una madre snaturata che ha dimenticato il compleanno del figlio o una di quelle persone che a un “ti voglio bene” risponde “grazie” (si ok, questo forse può essere capitato sul serio..); in sintesi mi sento davvero molto dispiaciuta, basti pensare che solo qualche mese fa avevo anche pensato al perfetto dolce di compleanno; non sapevo ancora se fare una crostata di noci oppure una crostata con pistacchi, cioccolato fondente e lamponi, che forse sarebbe diventata una bavarese o forse ancora una soffice torta a strati. Poi sono arrivate le feste e con loro un’immensa mole di lavoro (fortunatamente!) che non mi ha quasi dato tregua fino ad oggi (sì, ok c’è ancora befana da affrontare, ma posso assicurarvi che in confronto al resto è una passeggiata!). E allora eccomi qui, pronta a festeggiare con voi il secondo compleanno del buco hobbit anche se un po’ in ritardo. Lo scorso anno proposi la mia torta preferita, quella di mele, quest’anno invece non vi offrirò alcun dolce, bensì vi scalderò con una zuppa goduriosissima e profumatissima (per chi non ha inibizioni di alito con il/la proprio/a comoagno/a!), che si sposa perfettamente con questo tempo uggioso e freddo (finalmente!). La ricetta è di Sonia Piscicelli, autrice del bellissimo blog (e poi libro) ‘Il pasto nudo’, che vi consiglio caldamente di seguire. L’unica differenza che ho apportato è stato eliminare il latte, che rende il sapore dell’aglio meno penetrante, e i formaggi, per il resto vi rimando direttamente al suo post a questo link dove è già tutto spiegato in maniera adorabile!

Tanti auguri buco hobbit e buon appetito ;)

Torta rustica natalizia al grano saraceno, sesamo e fichi secchi (gluten free)

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Certo che non puoi proprio distrarti un attimo che passi dal raccogliere castagne ad addobbare l’albero di Natale, fino ad arrivare all’estenuante peparazione del pranzo (a lavoro) e della cena (a casa, finalmente!). Fatto sta che vuoi per una cosa, vuoi per un’altra, non ho mai avuto il tempo necessario da dedicare al mio blogghino nonostante l’immensa mole di tempo che ho trascorso dietro ai fornelli (infatti ho davvero tanti esperimenti da condividere che non vedo l’ora passino le feste per investirvi con mille novità!). E allora, quello che doveva essere il mio ricco post natalizio al profumo di cannella è invece diventato un post scritto dopo lavoro, mentre me ne sto sotto le coperte e ascolto le fusa del micio che risuonano come un dolce mantra. Non mi dilungherò a parlare della magia di questo periodo, di quanto ami le città piene di luci e di addobbi, di quanto mi faccia emozionare preparare i piatti per la cena del 25 che ogni anno passo con la mia famiglia, ormai “rassegnata” ad un menù quasi completamente vegetale.. non mi dilungherò su niente, ahimè ( dite la verità, voi siete un po’ più contenti, vero?!), sarò invece concisa e andrò subito al punto: questo meraviglioso dolce 100% vegetale e gluten free, così buono da far perdere la testa e da inebriare i sensi, giuro! La ricetta originale è presa dal libro ‘Pasticceria Naturale’ di Pasquale Boscarello, un concentrato di ricette meravigliose e dal risultato eccellente; se non l’avete ancora comprato chiedete alla Befana di lasciarvelo nella calza al posto dei soliti dolcetti, così i biscottini ve li preparate da soli: più buoni e più sani! La ricetta originale prevedeva l’utilizzo di uvetta, ma non avendola a disposizione ho sostituito una volta con i fichi e un’altra volta con le bacche di goji, ed entrambi gli esperimenti sono riusciti alla grande; perciò via libera alla fantasia!
Bene, vi lascio allora con questa bellissima ricetta e me ne vado a nanna, pronta per la sfacchinata di domani ma ancor di più per i festeggiamenti serali a base di hummus, pinzimonio con crudités di verdure, zuppa d’aglio, polpettone di lenticchie con cipolle e radicchional forno, un super panettone (si anche io a Natale faccio uno strappetto alla dieta) e l’immancabile vin brulé! E voi invece?! Che menù servirete a Natale?! O semplicemente con cosa vi delizierete?!

Ingredienti:

190 g di farina di grano saraceno

80 g di concentrato di datteri

44 ml di olio di mais o evo

44 g di fichi secchi tritati

44 g di sesamo tostato

80 ml di acqua tiepida

1 bustina di lievito

1 pizzico di sale

1 cucchiaino di cannella

In un recipiente mescolare gli ingredienti asciutti: la farina di grano saraceno, il lievito, il sesamo tostato, i fichi secchi tritati, il sale e la cannella. Unire poi il malto, l’olio e l’acqua. Mescolare con le mani fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo. Inizialmente ero dubbiosa riguardo alla consistenza dell’impasto, diverso da quello delle torte tradizionali, ma fidatevi che il risultato è ottimo, anche se la pasta sembra quasi una frolla un po’ più scomposta. Stendere il composto nella tortiera, livellarlo e cuocere a 175/180° a forno già caldo per 20 minuti. Mi raccomando attenti alla cottura, importantissima per la buona riuscita del dolce che, se cotto troppo, diventa duro come un croccante al sesamo! Per la dose indicata 20 minuti dovrebbero essere sufficienti (almeno per me lo sono stati) per sfornare un dolce perfetto, leggermente brunito e morbidissimo, che sa di Natale e ottimo da gustare con una tazza di fumante vin brulé!

Buon Natale hobbit ;)