Patate al curry con riduzione al vino e uno nuovo arrivato in famiglia

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Il 2017 si è aperto con una bellissima novità, la famiglia si è allargata e abbiamo una piccola palletta pelosa che si aggira per l’appartamento, ovviamente sotto l’attentissima supervisione della regina di casa che, con una serie indefinita di versi e soffiate,  ricorda continuamente al povero micetto dal carattere da bodhisattva chi è che comanda, anche se, tuttavia, quella che se la fa sotto è proprio lei. Inizialmente eravamo molto perplessi, il carattere di Therin è tremendamente schivo (con qualsiasi persona estranea e/o animale, anche se ne ha visti pochi essendo vissuta in appartamento) e timoroso, quindi eravamo incerti se fare o meno questo passo importante. Non volevamo in nessun modo turbarla o farla sentire trascurata ma la voglia di adottare un altro micio si faceva sentire sempre di più. Inoltre, a causa dei nostri orari a lavoro, eravamo costretti a lasciarla da sola per diverse ore il giorno e, per quanti giochini le avessimo preso, non ero mai tranquilla ad uscire per molto tempo temendo che potesse soffrire, anche se poco, la solitudine. Molti dicono che il gatto non è un animale sociale, che sta bene da solo, ma sinceramente, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, posso affermare che questa non è una verità assoluta; certo, ci sono sicuramente gatti che preferiscono starsene per conto proprio ma in definitiva il rapporto che un gatto ha con i suoi umani non potrà mai essere paragonato a quello che ha con i propri simili, per questo, secondo me, è necessario un confronto, è necessario il gioco tra gatti, la lotta e anche le soffiate, sono tutte cose che fanno parte del loro universo e, sinceramente, non ci sembrava giusto precludergliele. Così, in un’assolata giornata invernale è arrivato il maschietto di casa, Zephacleas, un cucciolo di cinque mesi che promette di diventare un bellissimo gattone (pesa già 3 kg a confronto con Therin che, a un anno e mezzo, ne pesa 4,1!!!!), armato di calzini bianchi sul davanti e calzettoni sulle zampette inferiori si è fatto spazio nel nostro cuore e in casa con una velocità impressionante. Appena ha posato i suoi gommini pezzati nel nostro appartamento abbiamo capito che era amore: è il tipico micio-peluche, morbido (quasi da sembrare liquido e privo di uno scheletro), coccolone e pronto a farsi fare di tutto, dai bacini sulla pancia allo stare in braccio a mo’ di bebè. Therin inizialmente, com’era logico aspettarsi, non l’ha presa molto bene, tendeva a soffiargli in continuazione e ad evitare qualsiasi contatto, con il passare dei giorni però il timore sembra affievolirsi per lasciar posto alla curiosità e alla voglia di stare insieme. I due ora iniziano a giocare, a farsi gli agguati e a rincorrersi. Con il tempo sono sicura che riusciranno ad apprezzarsi sempre di più, nel frattempo non posso certo lamentarmi, dopo solo una settimana le cose sono migliorate radicalmente!

Per l’occasione ho pensato di cucinare una cosa che ricordasse l’inizio dei rapporti, che siano di amicizia o amorosi, inizialmente caratterizzati dall’energia della passione e frammentati da qualche piccola asprezza, tipica delle cose appena nate, non ancora mature. In questo caso ho scelto come ingrediente primario le patate che rappresentano perfettamente il carattere del nuovo arrivato e che, cotte in questo modo, sprigionano un’energizzante aroma di curry mitigato dalla riduzione al vino dolce-aspra creando un connubio perfetto e completando un perfetto quadretto chiamato famiglia!

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Ingredienti:

patate di piccole dimensioni

vino rosso, possibilmente morbido e corposo

zucchero

1 cucchiaio di curry

sale e pepe

olio evo

Lavare bene le patate sotto l’acqua corrente (se necessario utilizzare anche una spugnina in modo da eliminare tutte le impurità e la terra in eccesso) senza sbucciarle, tagliarle in quattro e mettere in una ciotola capiente. A parte prepariamo la riduzione di vino rosso: mettiamo vino e zucchero in una padella (2 cucchiaini di zucchero ogni 100 ml di vino) e lasciamo cuocere a fiamma  bassa finché il composto non sarà abbastanza addensato. A questo punto condire le patate con sale, pepe, il cucchiaio di curry e una spruzzata d’olio, mescolare bene in modo da amalgamare tutti i sapori e versare le patate ben condite in una teglia antiaderente che cuoceremo a 180° per 35 minuti circa, finché le nostre patate non avranno fatto una bella crosticina esterna e saranno morbidissime all’interno. Innaffiare le patate con la riduzione al vino rosso e servire.

Buon appetito ;)

Ps. Le bellissime tovagliette nella foto sono un regalo di mia madre, amorosamente e meravigliosamente ricamate da lei ♥♥

Un pampapato ferrarese rivisitato per un Natale molto speciale e consapevole

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Quest’anno il Natale è arrivato in punta di piedi, silenzioso e inesorabile. Già a metà Novembre avevo iniziato a comprare i regali, cosa stranissima per me che sono solita prendermi sempre all’ultimo minuto e, invece, per i primi di Dicembre avevo già impacchettato tutto. Ero riuscita a meravigliarmi di me stessa, quest’anno mi sono organizzata bene, mi dicevo, vedrai che riuscirò a fare tutto in tempo e mentre mi crogiolavo in questa grandissima soddisfazione non mi sono accorta dello scorrere dei giorni e, in men che non si dica, è già praticamente Natale, come lo scorso anno, ho dimenticato di festeggiare il compleanno del blog (tre anni!!!! auguriauguriauguriii), non ho ancora preparato niente per la nostra cena di Natale in famiglia né fatto post natalizi come avrei voluto tanto fare, non ho ancora sfornato i biscotti né preparato il vinglögg. Insomma a parte  aver impacchettato per bene i regali  e fatto l’alberello sono un po’ indietro su tutta la linea, ma cosa importa?! Sorridi, canta, muoviti e liberati! Non creare ansie e problemi per le sciocchezze quotidiane, assicurati di risparmiare le energie  per i momenti nei quali i problemi saranno più importanti, reali, quando questi si presenteranno più forti e duri che mai, invalicabili, a quel punto allora tu sii più forte, più dura, affrontali con lo spirito giusto, con la forza ed il sorriso della sicurezza, della serenità interiore che non può portare altro che al successo più grande e importante: al successo dentro se stessi.

Quest’anno non è stato semplice, non mi sono sentita sempre bene, non mi sono sentita forte né all’altezza di fare niente di importante o di utile, ma ho imparato che tutto passa, le cose cambiano, noi stessi cambiamo in continuazione e ci innalziamo sempre più verso qualcosa di più grande, la consapevolezza e le esperienze ci accrescono e la sicurezza e la serenità ci pervadono. Siamo esseri speciali in grado di fare cose meravigliose per noi e per gli altri, utilizziamo questo nostro potere per rendere la nostra vita migliore e passo dopo passo, per rendere anche il mondo un posto più sicuro, un luogo empatico, un pianeta ricco di amore e povero di indifferenza.

Questo Panpepato (o Pampapato come direbbe lei) ferrarese in versione crudista senza glutine e zucchero è dedicato a mia nonna, anche lei di origine ferrarese, una donna stupenda, che ha vissuto una vita difficile e ha affrontato situazioni che per me sarebbero inimmaginabili con una forza e una tenacia incredibili; forse lei non so sa ma per me è veramente un onore essere sua nipote e sarò felice se riuscirò a diventare almeno la metà della donna che è lei. Questo vale anche per mia madre, mio padre ed il mio compagno che non hanno mai smesso di credere in me, di sostenermi quando ne avevo bisogno e di stringermi la mano quando avevo paura. Ora è il momento di rendervi tutto quello che mi avete donato, è il momento di mostrarvi che la vostra fiducia in me era ben riposta, è il momento di  dare una scossa alla routine e di aiutarvi a ottenere la serenità che meritate. Non posso poi non nominare i miei amici e le mie sorelle, sparsi per l’Italia ( e non solo!) che mi mancano ogni giorno ma che porto sempre con me dentro a bellissimi ricordi, anche se qualche volta i soli ricordi non riescono a bastarmi e la lontananza si fa sentire terribilmente. Un grandissimo pensiero va anche alla mia allenatrice che mi sta aiutando a raggiungere obiettivi che non mi sarei mai sognata, sono soltanto all’inizio ma sono determinata ad andare sempre avanti senza mollare mai (a parte dopo un minuto di sedia, ecco in quel caso mollo volentieri!), che mi ha fatto scoprire un mondo bellissimo ed è una trainer fantastica!

Least but not last c’è la mia piccolina, la dolcezza fatta a micia, la cucciola più dolce e migliore che potessi desiderare, matta, scalmanata, chiacchierona e splendida.

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Vi lascio ora a questo dolce speciale, una mia versione rivisitata di quello originale, senza zuccheri, crudista, e ricco di grassi buoni, che profuma di Natale, non appesantisce come i soliti dolci delle feste ed è perfetto per chiudere un pasto assieme ad un caffè o, per rimanere in tema natalizio, ad una tazza di vin brulè o vinglögg.

Buon Natale e buon compleanno caro blog :)

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Ingredienti:

80 g di farina di mandorle

100 g di concentrato di dattero

60 g di  cacao amaro

80 ml di olio di cocco

1 cucchiaio abbondante di cannella

pepe nero

noce moscata

chiodi di garofano macinati

nocciole

mandorle

noci

Per prima cosa setacciare il cacao amaro in polvere in una ciotola, aggiungere l’olio di cocco sciolto (stando attenti a non superare i 40° di temperatura) e mescolare bene. Aggiungere anche il concentrato di dattero, la farina di mandorle e mescolare fino a che non si ottiene una crema leggermente liquida.  Questo è il momento delle spezie: aggiungere la cannella, due o tre chiodi di garofano tritati, una macinata generosa di pepe e di noce moscata, una manciata di nocciole, mandorle e noci (intere); mescolare bene e disporre in una tortiera (foderata di carta forno) e lasciar compattare in frigo per almeno 45 minuti. Si può anche trasferire il composto o uno stampo di silicone oppure, perché no, fare delle mini porzioni, utilizzando stampini più piccoli, arrotolarlo come un salame o utilizzare una scatolina quadrata per ottenere un cubo di cioccolato da affettare tipo “cremino”.. beh le scelte sono molteplici, quindi via libera alla fantasia e buone e dolci feste :)

Brownies super cremosi alle banane, cocco e cacao

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Oggi è lunedì, il mio giorno di festa e, guardandomi indietro e riflettendo sulla settimana lavorativa appena passata non posso che essere felice, sentirmi soddisfatta e grintosa come non mi sentivo ormai da molto tempo. Gli ultimi due anni sono trascorsi molto veloci ma, tra gioie e dolori, tra le delusioni che alla fine erano sempre maggiori di quanto fossero le soddisfazioni, il lavoro è sempre rimasto il solito, niente di più, niente di meno ed io ero costretta a rimanere, ahimè, la solita, senza poter dare dimostrazione di alcun miglioramento e senza avere la possibilità di esprimere le mie idee o di proporre qualche novità. No, perché le persone di un certo tipo si spaventano, perché iniziano ad escluderti, perché la precaria e innaturale armonia che si venuta a creare è tenuta in piedi soltanto da basi irreali e prive di alcuna sincerità. Non vi era alcuno spazio che potessi riempire, alcuna porta alla quale potessi bussare o tantomeno aprire, per me rimaneva soltanto un angolo nel quale rannicchiarmi e solo la mia testa dove raccogliere i pensieri senza alcuna libertà di espressione. Pensavo che avrei finito con lo spezzarmi, ero spaventata da questo pensiero ed ero estremamente delusa da me stessa perché pensavo di essere una persona resistente, una persona forte, pensavo di essere qualcosa di diverso da ciò che in realtà stavo mostrando a me e agli altri. Poi, quando ormai ogni speranza di miglioramento era perduta, avviene un cambiamento repentino, una scossa e allora io ne approfitto. Contorcendomi e facendo forza nella fenditura la apro sempre di più, creo uno squarcio che poi diventa grande come una porta, come un portone, fino a che non mi ritrovo completamente a cielo aperto: l’aria è fresca, pulita, frizzante, si sente il profumo dei fiori di tiglio portati dal vento, ma anche delle foglie bagnate, il cielo è pieno di stelle tanto da illuminare a giorno tutta la zona ed io mi sento libera, leggera e felice. Il cambiamento è stato grande, mi sono ritrovata quasi tutta la gestione addosso ma finalmente posso dimostrare quanto valgo, posso esprimermi, posso non avere più paura di proporre le mie idee o di portare  qualche novità. Posso ridere, posso scherzare, posso vivere serenamente la mia vita e soprattutto posso di nuovo credere in me stessa.

Alla fine questa esperienza mi ha insegnato una cosa: io non sono debole, ora finalmente l’ho capito.

Per festeggiare questa rinascita propongo un bel pezzettino di brownies, naturalmente senza glutine e cremosissimo, dal sapore di cacao, banana e ricordo di cocco.

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Ingredienti:

70 g di farina di riso

40 g di farina di cocco

40 g di maizena

40 g di cacao amaro

70 g di zucchero

35 ml di olio di mais

2 banane mature

200 ml di acqua

1 cucchiaino di lievito biologico

Mescolare gli ingredienti secchi (farina di riso, maizena, farina di cocco, cacao amaro, zucchero e lievito) e aggiungere una banana schiacciata bene. Mescolare bene e versare l’olio nell’impasto e di seguito l’acqua, poco per volta, sempre mescolando, si deve ottenere una consistenza mediamente liquida. Trasferire in una tortiera da 24 cm di diametro (ahimè avevo solo quella tonda e non rettangolare ma niente paura, vi svelerò un segreto: i bordi possono essere mangiati dalla cuoca prima di servire i brownies)  decorare con la rimanente banana tagliata a rondelle e infornare a 180° a forno già caldo per 40/45 minuti.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di ricette “Un dolce Senza è buono per tutti” del blog Senza è Buono

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Necci toscani alla crema di pere, vaniglia e nocciole caramellate

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Bisogna fare attenzione a ciò che si desidera. Questa è una delle prime lezioni che ho imparato guardando ‘Labyrinth’, un vero gioiello della cinematografia. Quando da bambina mi trovavo a desiderare ardentemente che qualcosa cambiasse o che le situazioni si evolvessero in maniera diversa mi tornava sempre in mente la scena di quando Sarah esprime il desiderio di sbarazzarsi del fratellino piccolo in modo da riacquistare la felicità perduta e, inaspettatamente, questo viene esaudito.  A quel punto allora iniziavo a provare un po’ di paura ma soprattutto ero scossa dall’adrenalina e dalla curiosità: cosa sarebbe successo se il Re dei goblin mi avesse portato nel suo labirinto? Sarei rimasta con lui oppure sarei tornata a casa dalla mia famiglia? Tutte domande emblematiche ed esistenziali per una bambina che credeva nei propri desideri ma non voleva deludere la sua famiglia scappando con il Re dei goblin, che dilemma!

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Gli anni sono passati e a poco alla volta ho dimenticato questa importante lezione tanto da ritrovarmi alle porte del labirinto o, meglio, davanti alle due porte sorvegliate dai guardiani che mi accolgono con quel terribile indovinello e io, per la cronaca, non sono mai stata brava con gli indovinelli. Quindi che fare?! Beh nient’altro se non rimboccarsi le maniche e cercare di uscire dal labirinto e, come Sarah prima di me, fortunatamente posso contare sull’aiuto di molti compagni che passo dopo passo, svolta dopo svolta, stanno uscendo insieme a me da questo enorme rompicapo. Durante il mio viaggio ho comunque fatto delle conoscenze interessanti, come quella di un carinissimo e ospitale Vermetto che, tra una chiacchiera e l’altra, allietandomi con i più disparati aneddoti mi ha svelato la ricetta per una crema alle pere strepitosa che ho subito pensato di riproporre accompagnata ai necci, una sorta di crepes preparate con farina di castagne, tipiche toscane. Solitamente sono accompagnate con la ricotta o con i miele ma ho preferito stravolgere le tradizioni e proporre un ripieno più leggero, naturalmente dolce, aromatizzata alla vaniglia e con una componente croccante data dalle nocciole caramellate. Sicuramente il viaggio dentro al labirinto ha portato i suoi frutti ;)

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Ingredienti per 4 necci:

100 g di farina di castagne (per me dell’Azienda Agricola Cerasa della Garfagnana)

170 ml di acqua

Ingredienti per la crema:

200 g di pere mature

2 cucchiai di malto di riso

30 g di nocciole tritate

200 ml di acqua

30 g di farina di riso

mezza stecca di vaniglia

Per prima cosa si prepara l’impasto dei necci: basta setacciare la farina di castagne in una ciotolina e aggiungere acqua poco alla volta mescolando con una frusta per non creare grumi. Scaldare una padella antiaderente a fuoco medio e, quando sarà bella calda, adagiare mezza mestolata di composto inclinando la padella come si fa con le crepes (il composto è più viscoso di quello delle crepes quindi non c’è da preoccuparsi se i nostri necci assomiglieranno di più a dei grandi pancake schiacciati :b è tutto regolare) cuocendole una trentina di secondi per lato. Procedere in questo modo fino ad esaurimento dell’impasto. Nel frattempo prepariamo la crema: tagliamo la pera a pezzettini, uniamo un cucchiaio di malto di riso, i semini di mezza stecca di vaniglia  e frulliamo con il frullatore ad immersione. Trasferiamo la purea di pere in un pentolino a iniziamo a scaldarla a fuoco basso. Sciogliamo 30 g di farina di riso con 200 ml di acqua e aggiungiamoli poco alla volta alla purea di pere che sarà ormai bella calda. Mescoliamo la crema energicamente con una frusta finché non sarà mediamente densa e mettiamola da parte. Sciogliamo in un padellino antiaderente il restante cucchiaio di malto e ricopriamolo con le nocciole tritate. Facciamo andare a fuoco medio mescolando spesso fino a che le nocciole non avranno acquisito un colore brunito e saranno caramellate. Aggiungerle alla crema di pere e vaniglia e mescolare bene per far amalgamare il tutto. A questo punto si può procedere con il montaggio: spalmiamo i necci con la crema di pere, vaniglia e nocciole e ripieghiamoli come più ci piace, che sia a cannellone, a crespella o direttamente a metà. Servire caldi accompagnati da un buon tè, per una colazione energica o una golosa merenda!

“con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Ottobre da In cucina con Fischio“.

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Burgerini senza glutine di fagioli e zucca con salsa al radicchio, cipolla e mele

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Lo scorso ottobre decisi di cambiare endocrinologo per affidarmi ad un professionista nel campo della tiroide. Le analisi da fare furono molte e lunghissime ma, ancor prima di visitarmi mi disse che avrei dovuto eliminare completamente il glutine dalla mia dieta. Per me quello fu un vero e proprio shock. Adoro il pane, la focaccia e la pizza, rinfrescavo settimanalmente la pasta madre ed ero solita panificare a casa con molta frequenza e tutto questo era andato in frantumi nel giro di mezzo secondo. Certo, l’uomo non vive di solo pane, ma per una che preferisce un pezzo di focaccia a una fetta di torta abituarsi a un regime alimentare del genere può essere molto difficile. Non potevo pensare niente di più sbagliato, con il senno di poi posso ammettere che eliminare il glutine è stata letteralmente una benedizione, il mio corpo si è risvegliato dal torpore, le mie energie si sono fatte più presenti e la stanchezza è stata debellata. In generale, anche se all’inizio, come succede in tutte le disintossicazioni, è stata dura ora sto notando i macroscopici cambiamenti del mio corpo e i benefici apportati dal cambiamento di dieta priva di glutine e quasi priva di carboidrati (a parte quelli presi dalle verdure e dalla frutta). Tuttavia una volta ogni tanto, non essendo allergica, una birra me la concedo, o un pezzettino minuscolo di pane con l’olio novo (un vizio al quale ho ceduto giusto l’altra sera, quando un amico ci ha portato una bottiglina di olio novo che aveva spremuto al suo frantoio il pomeriggio stesso, squisito!!!). Il pane e la focaccia mi mancano ma posso farne a meno, il seitan idem, quando voglio straviziare con un dolce posso prepararlo senza glutine ma come fare per quanto riguarda i miei burger? Beh cos’altro se non armarsi di tanta pazienza e voglia di sperimentare per creare una nuova versione tutta gluten free?! Le prove sono state molteplici ma alla fine ne sono venuta a capo con questi burger dal sapore autunnale che si sposano perfettamente con questa salsina di radicchio e mele, dove l’amaro viene copensato dalla dolcezza della frutta.

Non facciamoci mai scoraggiare dai cambiamenti, per quanto possa sembrare che ci cambino la vita, che ci impediscano di vivere come abbiamo fatto fino ad ora quasi sempre si tratta di cambiamenti positivi che, alla lunga, daranno i suoi frutti ed è proprio in quei momenti che, guardandoci indietro, possiamo essere felici del cammino percorso e sentirci soddisfatti per non aver mollato!

“Con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Settembre da Senza è buono”.

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Ingredienti per 7 mini burger:

250 g di fagioli secchi già ammollati e cotti

250 g di zucca cotta al vapore o al forno

2 cucchiai abbondanti di farina di ceci

sale

1 cucchiaio di battuto di rosmarino e aglio

farina di mais per la panatura

Per la salsina:

1 cipolla bionda

1/2 mela

4 foglie di radicchio

Dopo aver cotto sia i fagioli che la zucca eliminare la buccia da quest’ultima (se non fosse stato fatto previa cottura) e frullate grossolanamente il composto. Aggiungere il pesto di rosmarino e aglio, il sale e lasciar raffreddare per bene. Quando il composto sarà ben freddo aggiungere la farina di ceci, mescolare bene ed iniziare a fare delle palline con le mani, che andranno successivamente schiacciate e impanate con la farina di mais. Nel frattempo tritare finemente la cipolla, la mela e metterle a cuocere in un padellino antiaderente senza aggiungere liquido, solo un pizzico di sale. Mescolare spesso e dopo circa 5 minuti aggiungere il radicchio tagliato a striscine fini, lasciar cuocere per almeno altri 5 minuti mescolando frequentemente. Quando le verdure saranno stufate per bene frullarle con il frullatore ad immersione aiutandosi con uno o due cucchiai di acqua. La nostra salsina ora è pronta. Scaldare un padellino antiaderente con un cucchiaino di olio e cuocere le polpettine due minuti per lato. Servire freddo o calde accompagnate alla salsina agrodolce :)

Join the dark side, we have extra dark chocolate chip cookies 

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Sono i primi di Ottobre, le temperature sono più basse e la micia passa gran parte del tempo accoccolata sulle coperte di pile come se fosse già arrivato l’inverno. D’altro canto anch’io mi sto già bachizzando, avvolta nel mio pseudo poncho a forma di Totoro con tanto di calzini lunghi e una tazza di tè fumante sulla scrivania. Le mie ferie sono appena iniziate e con esse anche la mia pace. Dovevo aspettarmelo, dovevo immaginare che tutta l’oscurità si sarebbe ben presto diradata, è bastata la vicinanza delle persone che amo e un po’ più di tempo da dedicare a me stessa per fare yoga, allenarmi o semplicemente fermarmi a pensare e a riflettere per trasformare le mie paure, incertezze e timori in solidissime basi sulle quali costruire veramente qualcosa. È bastato avere un po’ più di tempo. Semplice e puro tempo, la cosa più preziosa che possiamo dedicare alle persone, dedicare a noi stessi e a quello che amiamo fare. Quindi basta sprecarlo, basta guardare l’orologio con ansia o preoccupazione, la lancetta continuerà a scorrere in ogni caso, che noi si viva in maniera ansiosa oppure no il tempo non fermerà la sua corsa. Impariamo a volerci bene e a godercelo questo tempo, non ce ne viene concesso molto, quindi facciamone buon uso.

E quale miglior uso se non quello di mettersi ai fornelli? Si pesano gli ingredienti, si mescolano, se ne odora il profumo e poi si inizia a impastare. Sono gesti terapeutici, rilassanti, che fanno bene a noi stessi e sicuramente anche ai nostri cari, mai a corto di biscotti! Questi maxi cookies extra fondenti sono nati così, dalla mia voglia di rilassarmi e di preparare una golosa e sana colazione per la mia dolce metà, golosissimo di cookies. Ovviamente non sono nemmeno lontani parenti della ben più pesante versione americana, ma sanno comunque difendersi molto bene, sono croccanti all’esterno ma con una consistenza frollosa accompagnata dalle scioglievoli gocce di cioccolato. Poi, si sa, sono i biscotti da colazione preferiti di Dart Fener; perché mai credete che Palpatine sia riuscito a convertire Anakin, per salvare Padme? La madre? Per l’illimitato potere o per abbordare le ragazze perché i più cattivi solitamente son sempre i più fighi? No miei cari, Anakin ha abbracciato il lato oscuro per far colazione con questi biscotti, d’altronde era stanco della cucina macrobiotico-crudista di Obi-wan Kenobi  e dei vari digiuni proposti da Yoda . Suvvia, lo possiamo anche capire, no?!

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Ingedienti per 6 maxi biscotti:

40 g di nocciole tritate in farina

90 g di farina di riso integrale

30 g di cacao amaro

50 g di zucchero di canna mascobado

40 ml di olio di semi

50 ml di acqua tiepida

5 g di lievito per dolci

Scaglie di cioccolato fondente

un pizzico di sale

Mescolare tra loro gli ingredienti secchi (farina, cacao amaro, zucchero mascobado e lievito). Aggiungere le scaglie di cioccolato e l’olio. Mescolare e aggiungere acqua poco alla volta mentre si inizia ad impastare con le mani. Si deve ottenere una consistenza simile alla frolla, molto morbida ma non appiccicosa. Fare delle polpettine con le mani e schiacciarle con le dita in modo da conferire il classico aspetto del cookie. Sistemare i maxi biscotti nella teglia coperta di carta forno e infornare a forno già caldo a 180° per 18 min circa (o anche 20, ma nel mio caso sono bastati due minuti in più per bruciacchiarli ai lati :/). Lasciar raffreddare e conservare in un barattolo con chiusura ermetica. Sono perfetti anche dopo diversi giorni, ottimi per una colazione sulla Morte Nera ;)

Con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Settembre da Senza è buono”., come sempre un favoloso contest al quale è impossibile non partecipare <3

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Pandolcini autunnali all’uva e tanta voglia di cambiare

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Succede che, ogni tanto, c’è bisogno di cambiare, di stravolgere le proprie abitudini e in alcuni casi anche la propria vita. Prima abbiamo iniziato con il trasloco in un nuovo appartamento, il mese scorso ho cambiato colore di capelli, due settimane fa ho fatto un nuovo tatuaggio e infine ho intenzione di cambiare lavoro. Ho più volte espresso la volontà di fare nuove esperienze, mettermi alla prova e, se possibile, cambiare stile di vita ma tutte le volte sono sempre rimasta lì, tra il fare e non fare, nel mezzo del niente massacrandomi la testa con dubbi, incertezze e paure che non mi hanno permesso di prendere alcuna decisione. Così sono rimasta dov’ero, statica, senza apportare i cambiamenti necessari per essere veramente felice, senza riuscire ad accettare al centro per cento la mia situazione ma senza la forza di riuscire a cambiarla. Vista da un punto di osservazione esterno è una situazione al quanto stupida con una soluzione altrettanto elementare: se vuoi, automaticamente puoi raggiungere gli obiettivi che desideri, è semplice. Ma se io non sapessi veramente cosa voglio? Se avessi un muro di sensi di colpa e incertezze che non mi permette di andare al di là per vedere le cose con chiarezza? Se poi questa cosa la tieni dentro finisce che ne sei consumato e inizi a ragionare secondo una sorta di loop senza via d’uscita.

Dopo settimane e settimane di dubbi sto a poco a poco riuscendo a dirigermi verso l’uscita di questo tunnel troppo buio, sto trovando il capo di quel filo tanto aggrovigliato introno al mio cervello e sto cercando di dargli un senso. Sarà perché si avvicinano le ferie, perché finalmente sono riuscita ad aprirmi con le mie persone, a comunicare loro in mio disagio, ricevendo tutto l’amore possibile e una mano tesa pronta a darmi l’aiuto necessario per rialzarmi, sarà perché sono tornata, anche solo per un giorno, nella mia vecchia palestra ad allenarmi con le mie favolose trainer, sarà perché è più fresco, sarà per l’uva fragola o sarà perché non lo so ma sto prendendo in mano la situazione cercando di imboccare una strada diversa, chissà che non basti questo a chiarirmi le idee. Sinceramente lo spero, ma in alcuni casi la speranza non basta, bisogna indirizzare il proprio destino e le proprie energie con la volontà di raggiungere l’obiettivo prefissato. Come quando vai a correre o fai gli squat, non ti fermi certo a metà ma vai fino in fondo, no pain no gain, sempre e comunque!

Parlando di cose sicuramente più golose oggi condivido questi pandolcini/biscottoni all’uva nera, che tanto mi ricordano gli autunni quando ero bambina e mio padre mi portava a casa la schiacciata con l’uva, dolce autunnale tipico toscano. Non volevo preparare una vera schiacciata  né una pasta di pane, bensì cercare di riprodurre l’effetto panoso della pasta in concerto con la morbidezza e la dolcezza dell’uva nera  Così dopo qualche prova sono nati questi pandolcini ripieni che sono una via di mezzo tra dei biscottoni e dei panini,  sempre senza glutine, latticini e, questa volta, senza zucchero, 100% vegetali.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di ricette “Un dolce Senza è buono per tutti” del blog Senza è Buono

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Ingredienti per 6 pandolcini:

130 g di farina di riso

90 g di farina di mais fioretto

130 g di farina di ceci

70 ml di succo d’uva concentrato

uva nera (prendetene tanta perché in ogni caso finisce sempre troppo presto!)

50 ml di olio di mais

45 g di mandorle tritate finemente

50 ml di acqua tiepida

16 g di cremor tartaro

un pizzico di sale

un pizzico di bicarbonato

Mescolare insieme farina di riso, mandorle tritate finemente, farina di mais e cremor tartaro. Aggiungere un pizzico di sale, di bicarbonato e il succo concentrato d’uva. Iniziare a mescolare e aggiungere anche l’olio a filo e di seguito l’acqua, poco alla volta (potrebbe anche non servire tutta) fino a che non si ottiene un impasto morbido. Aggiungere ora la farina di ceci cercando di farla assorbire dal composto impastandolo con vigore ed energia! Quando la farina di ceci sarà stata completamente mangiata dal panetto dividerlo in 12 palline. Prenderne una, schiacciarla e rialzare un pochino i lati, creando una sorta di ciotolina. Adagiare una manciata di uva nera dentro la ciotolina di pasta e coprirla con un’altra pallina già schiacciata, premere bene sui lati in modo da sigillarla a dovere, appiattire leggermente la parte superiore del coperchio e coprire con altra uva (questa leggermente incisa in modo che rilasci il succo sulla superficie). Procedere allo stesso modo fino a esaurimento delle palline. Infornare a 180° per 30/35 minuti. Lasciar raffreddare e gustare, il Troll li consiglia vivamente!

Buon autunno dal sapore toscano  ♥

Insalata di patate alla tedesca

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Quando andavo alle elementari ero perseguitata da una sorta di maledizione: ovunque andassi un sacco di bambine si chiamava con il mio stesso nome ed io venivo chiamata per cognome o soprannome. Una cosa da niente, certo, per un adulto non ha molta importanza ma per una bambina e in particolar modo per me ce l’aveva. Ho sempre sognato infatti di chiamarmi in modo strano, con un nome esotico, che nessuno avrebbe storpiato, abbreviato o sostituito con il cognome. Caso vuole però che proprio una di queste mie omonime fosse la mia migliore amica, una bambina dolcissima con la quale passavo intere giornate a giocare e che riusciva a capire il mio disagio legato al nome, essendo anch’essa “vittima” di storpiature varie. Una cosa che ricordo benissimo, oltre alle stupende giornate spensierate che passavamo assieme, sono i manicaretti di sua mamma, di origine tedesca, che mi mettevano di fronte a sapori nuovi, particolari e gustosi. Il piatto al quale sono rimasta più affezionata è sicuramente l’insalata di patate fatta come la faceva sua mamma (che fortunatamente poi l’ha insegnato alla mia!), perfetta sia d’inverno che d’estate, per me è una sorta di comfort food salato, godurioso ma da mangiare con moderazione :b

Ingedienti:

4 patate medio/piccole

150/200 ml circa di brodo vegetale

1 cipolla rossa di tropea (fresca)

Salsa di soia

Aceto di vino bianco

3/4 cucchiai di olio evo

Mettere le patate a bollire con  abbondante acqua e nel frattempo preparare il brodo e tritare finemente la cipolla (io ne ho usata una molto grande). Quando le patate saranno lesse sbucciarle ancora calde e riporle dentro una ciotola. Spezzarle grossolanamente, aggiungere la cipolla, un giro di salsa di soia bello generoso, una spruzzata di aceto di vino bianco, l’olio  e il brodo vegetale. Scalzare le patate e far sì che il brodo penetri per bene al di sotto (versarlo poco alla volta, l’effetto finale non deve assolutamente essere liquido, quindi ne potrebbe bastare anche meno), assaggiare e, in caso aggiustare di sale. Lasciar riposare l’insalata di patate per almeno un’ora e servirla accompagnata con le  verdure che più vi piacciono. Unico consiglio: se pensate di prepararla in inverno è imbattibile servita assieme ai crauti :)

Cashew cake di compleanno con ciliegie, crema alla vaniglia e cacao

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Non so perché ma quasi tutti i sapori e profumi dei piatti che mi viene in mente di cucinare mi riportano alla mente esperienze legate all’infanzia o a quando ero piccola; dai più tradizionali e regionali a quelli dal gusto internazionale. Mia madre era solita preparare quasi tutto da sola in casa, qualche volta anche con il mio ‘aiuto’, rendendomi partecipe dei diversi esperimenti culinari. Una volta però, così per gioco, ci venne voglia di provare uno di quei preparati per torta della Cameo, così chimici da far paura, uno di quelli per la torta fredda allo yogurt. Il sapore era totalmente diverso rispetto a quelli ai quali eravamo abituate, era sicuramente un gusto artificiale ma la cosa che mi colpì di più fu la consistenza della crema, così soffice e allo stesso tempo leggera. Non comprammo più un preparato per dolci ma quella crema rimase per me una piccola sfida personale: dovevo provare a riprodurla ad ogni costo. Contando che adoro il cheesecake a freddo ho provato molte volte a cambiare gli ingredienti della crema utilizzando come unica costante l’agar agar come addensante. Buonissima con lo yogurt greco, con il formaggio fresco, il tofu, lo yogurt magro.. ma non riuscivo ad essere ancora soddisfatta dalla consistenza e anche dalla digeribilità (le trovavo estremamente pesanti). Così girando per il web mi sono imbattuta nella cashew cake ed è stato subito amore! Adoro gli anacardi e la consistenza cremosa che si ha in questa torta è qualcosa di paradisiaco, rimane perfettamente digeribile, non appesantisce e soprattutto non fa male. ‘Ma è ricca di grassi!’ Beh effettivamente di grassi ce ne sono ma si tratta di grassi buoni, che si trasformano in energia e ci aiutano a sostenerci durante la giornata. Si tratta anche di un dolce molto fresco, perfetto per l’estate, tanto buono da essere stato scelto come dolcino per il mio compleanno (dopo una tradizione ventennale di crostate alla frutta!), personalizzabile con ogni tipo di frutta, aroma o essenza. Io ho scelto di fare una base di grano saraceno leggermente aromatizzata al cacao coperta da strati di crema di ciliegie alternata a crema alla vaniglia, coperte da una glassa di cacao amaro e ciliegie. Cosa si può desiderare di più da un dolcino?! Beh sicuramente di mangiarne una bella fetta ;)

Buona settimana e buon (ormai) non-compleanno a me :)

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Ingredienti:

Per la base:

100 g farina di grano saraceno

1 cucchiaio scarso di cacao amaro

70 ml di sciroppo di riso*

40 g di frutta secca mista ridotta in farina

1/2 cucchiaio di lievito

35 g di olio di arachide

1 cucchiaio di acqua

Per la crema:

400 g di anacardi

Un baccello di vaniglia

2 cucchiai di olio di cocco

4 cucchiai di sciroppo di riso

2 cucchiai di succo di limone

Una cassettina piccola di ciliegie

Per la glassa:

20 g di olio di cocco

1 cucchiaio di cacao amaro

1 cucchiaio di sciroppo di riso

*per chi la gradisse più dolce utilizzare 30 g di zucchero mascobado e 30 g di sciroppo di riso

Mescolare gli ingredienti secchi (la farina di grano saraceno, il cacao amaro, la frutta secca ridotta in farina ed il lievito). Aggiungere lo sciroppo di riso e l’olio e iniziare ad impastare. Aggiungere il cucchiaio di acqua e impastare finché non si raggiunge la consistenza e l’elasticità tipiche della frolla (aggiungere altra acqua se occorre,a me comunque è bastato un solo cucchiaio). Ricoprire la base di una tortiera da 18 cm di diametro (precedentemente rivestita di carta forno), bucherellare con i rebbi di una forchetta e coprire con altra carta forno riempita di riso o fagioli per non far alzare troppo la base in cottura. Infornare a forno già caldo a 180° per una decina di minuti. Estrarre la base, eliminare i fagioli o i cereali e proseguire la cottura per altri 5 minuti,  in modo che cuocia in maniera uniforme. Trascorso il tempo di cottura lasciar raffreddare e dedicarsi alla crema.

Tenere gli anacardi in ammollo per almeno otto ore o, ancora meglio, tutta la notte. Dopodiché scolarli dall’acqua e dividerli in due parti uguali. Denocciolare pazientemente le ciliegie, lasciandone qualcuna intera per decorazione, e metterle a cuocere in una in una casseruola a fuoco basso basso finché saranno morbide. Frullarle con il frullatore a immersione e continuare a cuocere qualche altro minuto fino a raggiungere il bollore, spegnere il fuoco e lasciar raffreddare. Nel frattempo mettere a scaldare l’olio di cocco e lo sciroppo di riso in un padellino, bastano solo pochissimi secondi. Prendere il mixer più potente che si ha a disposizione e frullare metà degli anacardi, aggiungere metà del composto di sciroppo di riso e olio di cocco, un cucchiaio di succo di limone e la “marmellatina” di ciliegie. Frullare a più non posso fino a che gli anacardi non saranno diventati belli cremosi. Ora si mette da parte la crema alle ciliegie e ci dedichiamo alla crema di vaniglia: prendere l’altra metà degli anacardi e frullarli con il restante olio di cocco e sciroppo di riso sciolti, un cucchiaio di succo di limone, l’interno del baccello di vaniglia grattato e procedere come per la crema alle ciliegie. Riprendere la base della torta (ancora nella tortiera a cerniera) e iniziare l’assemblaggio: distribuire metà della crema di ciliegie sopra alla base, procedere con la crema di anacardi e nuovamente con quella di ciliegie (se avete più tempo della sottoscritta lasciate in freezer il dolce tra uno strato e l’altro per creare lo stacco di colore ben definito). Mettere la torta in freezer per almeno un’ora. Preparare la glassa mettendo sul fuoco 20 g di olio di cocco, cacao amaro e sciroppo di riso, far scaldare per pochi secondi e rovesciare sopra il dolce ghiacciato. La glassa tenderà a raffreddarsi subito. Decorare con le ciliegie rimaste e conservare in freezer. Prima di servire il dolce lasciarlo almeno una mezz’oretta fuori frigo per avere un risultato più cremoso.

Vi assicuro che questa cake vi stregherà ;)

Nuovo appartamento, vecchie abitudini

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Appena l’agente immobiliare ci fece entrare nell’appartamento alzammo subito lo sguardo per contemplare le bellissime travi a vista, ci innamorammo della stanzina in più, che nelle nostre menti era già diventata la nostra sala hobbistica per pc, libri e miniature, rimasi colpita dalla bellissima cucina, dallo spazio e dall’aria fresca che entrava dalle finestre grazie alla presenza di una vicina riserva naturale ricca di alberi. Così decidemmo che la nostra nuova tana doveva essere proprio quella e, dopo settimane di impacchettamenti, smontaggi e rimontaggi di vecchi e nuovi mobili, eccoci qui, finalmente con quasi tutte le nostre cose in ordine pronti per iniziare una nuova avventura. Ammetto di essere entusiasta, il posto mi piace molto, sono nel centro di un paese ma a pochissimi minuti dalle bellissime colline toscane che, nonostante l’abitudine, mi lasciano sempre senza fiato, ho una bellissima cucina e finalmente un forno (quanto ho aspettato questo momento!), sono vicino a bellissime cittadine come Vinci, più vicino a Firenze (che adoro), immersa in posti importanti per la produzione vitivinicola, anche se, tuttavia, nonostante l’emozione non posso ignorare l’altra faccia della medaglia, nonché  la tristezza che inevitabilmente si prova nel trasferirsi e nel lasciare le persone,  le abitudini e i luoghi così familiari che ti hanno accompagnato per abbastanza tempo da farti stringere il cuore al solo pensiero. Penso che ricorderò sempre con affetto i due anni e mezzo passati a Camaiore, come i quasi quattro anni passati a Padova, ma adoro le avventure e non ho intenzione di voltarmi indietro, bensì di correre in avanti portando con me tutti queste belle esperienze strette strette nel mio cuore.

Poteva quindi mancare un collaudo del forno giusto il primo giorno di fine montaggio mobili?! Certo che no! Ed è così che nascono questi biscotti, ispirati alla mia dolce metà, che adora l’accoppiata cocco-cacao, per  coccolarlo durante le sue colazioni e addolcire la sua giornata!

Ingredienti:

200 g di farina tipo 1

30 g di farina di cocco

20 g di cacao amaro

70 g di zucchero di canna integrale

50 ml di olio di semi

90 ml di acqua tiepida

8-9 g di lievito per dolci

Mescolare tra loro gli ingredienti secchi (farina, farina di cocco, cacao amaro, zucchero di canna integrale e il lievito per dolci). Aggiungere l’olio di semi e poco alla volta l’acqua tiepida, sempre mescolando. Iniziare ad impastare il panetto per qualche minuto, farne una pallina e lasciarla riposare in frigo per dieci minuti circa. Dopodiché spolverare la spianatoia con farina di cocco e stenderci sopra la pasta (che andrà lasciata alta circa mezzo centimetro). Ritagliare i biscotti, ri-spolverarli con altra farina di cocco e infornare a 180° a forno già caldo per 15 minuti circa, quando in casa si sarà già diffuso un delizioso aroma di cocco e cacao!

Buon fine settimana ;)