Un pampapato ferrarese rivisitato per un Natale molto speciale e consapevole

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Quest’anno il Natale è arrivato in punta di piedi, silenzioso e inesorabile. Già a metà Novembre avevo iniziato a comprare i regali, cosa stranissima per me che sono solita prendermi sempre all’ultimo minuto e, invece, per i primi di Dicembre avevo già impacchettato tutto. Ero riuscita a meravigliarmi di me stessa, quest’anno mi sono organizzata bene, mi dicevo, vedrai che riuscirò a fare tutto in tempo e mentre mi crogiolavo in questa grandissima soddisfazione non mi sono accorta dello scorrere dei giorni e, in men che non si dica, è già praticamente Natale, come lo scorso anno, ho dimenticato di festeggiare il compleanno del blog (tre anni!!!! auguriauguriauguriii), non ho ancora preparato niente per la nostra cena di Natale in famiglia né fatto post natalizi come avrei voluto tanto fare, non ho ancora sfornato i biscotti né preparato il vinglögg. Insomma a parte  aver impacchettato per bene i regali  e fatto l’alberello sono un po’ indietro su tutta la linea, ma cosa importa?! Sorridi, canta, muoviti e liberati! Non creare ansie e problemi per le sciocchezze quotidiane, assicurati di risparmiare le energie  per i momenti nei quali i problemi saranno più importanti, reali, quando questi si presenteranno più forti e duri che mai, invalicabili, a quel punto allora tu sii più forte, più dura, affrontali con lo spirito giusto, con la forza ed il sorriso della sicurezza, della serenità interiore che non può portare altro che al successo più grande e importante: al successo dentro se stessi.

Quest’anno non è stato semplice, non mi sono sentita sempre bene, non mi sono sentita forte né all’altezza di fare niente di importante o di utile, ma ho imparato che tutto passa, le cose cambiano, noi stessi cambiamo in continuazione e ci innalziamo sempre più verso qualcosa di più grande, la consapevolezza e le esperienze ci accrescono e la sicurezza e la serenità ci pervadono. Siamo esseri speciali in grado di fare cose meravigliose per noi e per gli altri, utilizziamo questo nostro potere per rendere la nostra vita migliore e passo dopo passo, per rendere anche il mondo un posto più sicuro, un luogo empatico, un pianeta ricco di amore e povero di indifferenza.

Questo Panpepato (o Pampapato come direbbe lei) ferrarese in versione crudista senza glutine e zucchero è dedicato a mia nonna, anche lei di origine ferrarese, una donna stupenda, che ha vissuto una vita difficile e ha affrontato situazioni che per me sarebbero inimmaginabili con una forza e una tenacia incredibili; forse lei non so sa ma per me è veramente un onore essere sua nipote e sarò felice se riuscirò a diventare almeno la metà della donna che è lei. Questo vale anche per mia madre, mio padre ed il mio compagno che non hanno mai smesso di credere in me, di sostenermi quando ne avevo bisogno e di stringermi la mano quando avevo paura. Ora è il momento di rendervi tutto quello che mi avete donato, è il momento di mostrarvi che la vostra fiducia in me era ben riposta, è il momento di  dare una scossa alla routine e di aiutarvi a ottenere la serenità che meritate. Non posso poi non nominare i miei amici e le mie sorelle, sparsi per l’Italia ( e non solo!) che mi mancano ogni giorno ma che porto sempre con me dentro a bellissimi ricordi, anche se qualche volta i soli ricordi non riescono a bastarmi e la lontananza si fa sentire terribilmente. Un grandissimo pensiero va anche alla mia allenatrice che mi sta aiutando a raggiungere obiettivi che non mi sarei mai sognata, sono soltanto all’inizio ma sono determinata ad andare sempre avanti senza mollare mai (a parte dopo un minuto di sedia, ecco in quel caso mollo volentieri!), che mi ha fatto scoprire un mondo bellissimo ed è una trainer fantastica!

Least but not last c’è la mia piccolina, la dolcezza fatta a micia, la cucciola più dolce e migliore che potessi desiderare, matta, scalmanata, chiacchierona e splendida.

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Vi lascio ora a questo dolce speciale, una mia versione rivisitata di quello originale, senza zuccheri, crudista, e ricco di grassi buoni, che profuma di Natale, non appesantisce come i soliti dolci delle feste ed è perfetto per chiudere un pasto assieme ad un caffè o, per rimanere in tema natalizio, ad una tazza di vin brulè o vinglögg.

Buon Natale e buon compleanno caro blog :)

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Ingredienti:

80 g di farina di mandorle

100 g di concentrato di dattero

60 g di  cacao amaro

80 ml di olio di cocco

1 cucchiaio abbondante di cannella

pepe nero

noce moscata

chiodi di garofano macinati

nocciole

mandorle

noci

Per prima cosa setacciare il cacao amaro in polvere in una ciotola, aggiungere l’olio di cocco sciolto (stando attenti a non superare i 40° di temperatura) e mescolare bene. Aggiungere anche il concentrato di dattero, la farina di mandorle e mescolare fino a che non si ottiene una crema leggermente liquida.  Questo è il momento delle spezie: aggiungere la cannella, due o tre chiodi di garofano tritati, una macinata generosa di pepe e di noce moscata, una manciata di nocciole, mandorle e noci (intere); mescolare bene e disporre in una tortiera (foderata di carta forno) e lasciar compattare in frigo per almeno 45 minuti. Si può anche trasferire il composto o uno stampo di silicone oppure, perché no, fare delle mini porzioni, utilizzando stampini più piccoli, arrotolarlo come un salame o utilizzare una scatolina quadrata per ottenere un cubo di cioccolato da affettare tipo “cremino”.. beh le scelte sono molteplici, quindi via libera alla fantasia e buone e dolci feste :)

Brownies super cremosi alle banane, cocco e cacao

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Oggi è lunedì, il mio giorno di festa e, guardandomi indietro e riflettendo sulla settimana lavorativa appena passata non posso che essere felice, sentirmi soddisfatta e grintosa come non mi sentivo ormai da molto tempo. Gli ultimi due anni sono trascorsi molto veloci ma, tra gioie e dolori, tra le delusioni che alla fine erano sempre maggiori di quanto fossero le soddisfazioni, il lavoro è sempre rimasto il solito, niente di più, niente di meno ed io ero costretta a rimanere, ahimè, la solita, senza poter dare dimostrazione di alcun miglioramento e senza avere la possibilità di esprimere le mie idee o di proporre qualche novità. No, perché le persone di un certo tipo si spaventano, perché iniziano ad escluderti, perché la precaria e innaturale armonia che si venuta a creare è tenuta in piedi soltanto da basi irreali e prive di alcuna sincerità. Non vi era alcuno spazio che potessi riempire, alcuna porta alla quale potessi bussare o tantomeno aprire, per me rimaneva soltanto un angolo nel quale rannicchiarmi e solo la mia testa dove raccogliere i pensieri senza alcuna libertà di espressione. Pensavo che avrei finito con lo spezzarmi, ero spaventata da questo pensiero ed ero estremamente delusa da me stessa perché pensavo di essere una persona resistente, una persona forte, pensavo di essere qualcosa di diverso da ciò che in realtà stavo mostrando a me e agli altri. Poi, quando ormai ogni speranza di miglioramento era perduta, avviene un cambiamento repentino, una scossa e allora io ne approfitto. Contorcendomi e facendo forza nella fenditura la apro sempre di più, creo uno squarcio che poi diventa grande come una porta, come un portone, fino a che non mi ritrovo completamente a cielo aperto: l’aria è fresca, pulita, frizzante, si sente il profumo dei fiori di tiglio portati dal vento, ma anche delle foglie bagnate, il cielo è pieno di stelle tanto da illuminare a giorno tutta la zona ed io mi sento libera, leggera e felice. Il cambiamento è stato grande, mi sono ritrovata quasi tutta la gestione addosso ma finalmente posso dimostrare quanto valgo, posso esprimermi, posso non avere più paura di proporre le mie idee o di portare  qualche novità. Posso ridere, posso scherzare, posso vivere serenamente la mia vita e soprattutto posso di nuovo credere in me stessa.

Alla fine questa esperienza mi ha insegnato una cosa: io non sono debole, ora finalmente l’ho capito.

Per festeggiare questa rinascita propongo un bel pezzettino di brownies, naturalmente senza glutine e cremosissimo, dal sapore di cacao, banana e ricordo di cocco.

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Ingredienti:

70 g di farina di riso

40 g di farina di cocco

40 g di maizena

40 g di cacao amaro

70 g di zucchero

35 ml di olio di mais

2 banane mature

200 ml di acqua

1 cucchiaino di lievito biologico

Mescolare gli ingredienti secchi (farina di riso, maizena, farina di cocco, cacao amaro, zucchero e lievito) e aggiungere una banana schiacciata bene. Mescolare bene e versare l’olio nell’impasto e di seguito l’acqua, poco per volta, sempre mescolando, si deve ottenere una consistenza mediamente liquida. Trasferire in una tortiera da 24 cm di diametro (ahimè avevo solo quella tonda e non rettangolare ma niente paura, vi svelerò un segreto: i bordi possono essere mangiati dalla cuoca prima di servire i brownies)  decorare con la rimanente banana tagliata a rondelle e infornare a 180° a forno già caldo per 40/45 minuti.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di ricette “Un dolce Senza è buono per tutti” del blog Senza è Buono

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Necci toscani alla crema di pere, vaniglia e nocciole caramellate

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Bisogna fare attenzione a ciò che si desidera. Questa è una delle prime lezioni che ho imparato guardando ‘Labyrinth’, un vero gioiello della cinematografia. Quando da bambina mi trovavo a desiderare ardentemente che qualcosa cambiasse o che le situazioni si evolvessero in maniera diversa mi tornava sempre in mente la scena di quando Sarah esprime il desiderio di sbarazzarsi del fratellino piccolo in modo da riacquistare la felicità perduta e, inaspettatamente, questo viene esaudito.  A quel punto allora iniziavo a provare un po’ di paura ma soprattutto ero scossa dall’adrenalina e dalla curiosità: cosa sarebbe successo se il Re dei goblin mi avesse portato nel suo labirinto? Sarei rimasta con lui oppure sarei tornata a casa dalla mia famiglia? Tutte domande emblematiche ed esistenziali per una bambina che credeva nei propri desideri ma non voleva deludere la sua famiglia scappando con il Re dei goblin, che dilemma!

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Gli anni sono passati e a poco alla volta ho dimenticato questa importante lezione tanto da ritrovarmi alle porte del labirinto o, meglio, davanti alle due porte sorvegliate dai guardiani che mi accolgono con quel terribile indovinello e io, per la cronaca, non sono mai stata brava con gli indovinelli. Quindi che fare?! Beh nient’altro se non rimboccarsi le maniche e cercare di uscire dal labirinto e, come Sarah prima di me, fortunatamente posso contare sull’aiuto di molti compagni che passo dopo passo, svolta dopo svolta, stanno uscendo insieme a me da questo enorme rompicapo. Durante il mio viaggio ho comunque fatto delle conoscenze interessanti, come quella di un carinissimo e ospitale Vermetto che, tra una chiacchiera e l’altra, allietandomi con i più disparati aneddoti mi ha svelato la ricetta per una crema alle pere strepitosa che ho subito pensato di riproporre accompagnata ai necci, una sorta di crepes preparate con farina di castagne, tipiche toscane. Solitamente sono accompagnate con la ricotta o con i miele ma ho preferito stravolgere le tradizioni e proporre un ripieno più leggero, naturalmente dolce, aromatizzata alla vaniglia e con una componente croccante data dalle nocciole caramellate. Sicuramente il viaggio dentro al labirinto ha portato i suoi frutti ;)

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Ingredienti per 4 necci:

100 g di farina di castagne (per me dell’Azienda Agricola Cerasa della Garfagnana)

170 ml di acqua

Ingredienti per la crema:

200 g di pere mature

2 cucchiai di malto di riso

30 g di nocciole tritate

200 ml di acqua

30 g di farina di riso

mezza stecca di vaniglia

Per prima cosa si prepara l’impasto dei necci: basta setacciare la farina di castagne in una ciotolina e aggiungere acqua poco alla volta mescolando con una frusta per non creare grumi. Scaldare una padella antiaderente a fuoco medio e, quando sarà bella calda, adagiare mezza mestolata di composto inclinando la padella come si fa con le crepes (il composto è più viscoso di quello delle crepes quindi non c’è da preoccuparsi se i nostri necci assomiglieranno di più a dei grandi pancake schiacciati :b è tutto regolare) cuocendole una trentina di secondi per lato. Procedere in questo modo fino ad esaurimento dell’impasto. Nel frattempo prepariamo la crema: tagliamo la pera a pezzettini, uniamo un cucchiaio di malto di riso, i semini di mezza stecca di vaniglia  e frulliamo con il frullatore ad immersione. Trasferiamo la purea di pere in un pentolino a iniziamo a scaldarla a fuoco basso. Sciogliamo 30 g di farina di riso con 200 ml di acqua e aggiungiamoli poco alla volta alla purea di pere che sarà ormai bella calda. Mescoliamo la crema energicamente con una frusta finché non sarà mediamente densa e mettiamola da parte. Sciogliamo in un padellino antiaderente il restante cucchiaio di malto e ricopriamolo con le nocciole tritate. Facciamo andare a fuoco medio mescolando spesso fino a che le nocciole non avranno acquisito un colore brunito e saranno caramellate. Aggiungerle alla crema di pere e vaniglia e mescolare bene per far amalgamare il tutto. A questo punto si può procedere con il montaggio: spalmiamo i necci con la crema di pere, vaniglia e nocciole e ripieghiamoli come più ci piace, che sia a cannellone, a crespella o direttamente a metà. Servire caldi accompagnati da un buon tè, per una colazione energica o una golosa merenda!

“con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Ottobre da In cucina con Fischio“.

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Join the dark side, we have extra dark chocolate chip cookies 

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Sono i primi di Ottobre, le temperature sono più basse e la micia passa gran parte del tempo accoccolata sulle coperte di pile come se fosse già arrivato l’inverno. D’altro canto anch’io mi sto già bachizzando, avvolta nel mio pseudo poncho a forma di Totoro con tanto di calzini lunghi e una tazza di tè fumante sulla scrivania. Le mie ferie sono appena iniziate e con esse anche la mia pace. Dovevo aspettarmelo, dovevo immaginare che tutta l’oscurità si sarebbe ben presto diradata, è bastata la vicinanza delle persone che amo e un po’ più di tempo da dedicare a me stessa per fare yoga, allenarmi o semplicemente fermarmi a pensare e a riflettere per trasformare le mie paure, incertezze e timori in solidissime basi sulle quali costruire veramente qualcosa. È bastato avere un po’ più di tempo. Semplice e puro tempo, la cosa più preziosa che possiamo dedicare alle persone, dedicare a noi stessi e a quello che amiamo fare. Quindi basta sprecarlo, basta guardare l’orologio con ansia o preoccupazione, la lancetta continuerà a scorrere in ogni caso, che noi si viva in maniera ansiosa oppure no il tempo non fermerà la sua corsa. Impariamo a volerci bene e a godercelo questo tempo, non ce ne viene concesso molto, quindi facciamone buon uso.

E quale miglior uso se non quello di mettersi ai fornelli? Si pesano gli ingredienti, si mescolano, se ne odora il profumo e poi si inizia a impastare. Sono gesti terapeutici, rilassanti, che fanno bene a noi stessi e sicuramente anche ai nostri cari, mai a corto di biscotti! Questi maxi cookies extra fondenti sono nati così, dalla mia voglia di rilassarmi e di preparare una golosa e sana colazione per la mia dolce metà, golosissimo di cookies. Ovviamente non sono nemmeno lontani parenti della ben più pesante versione americana, ma sanno comunque difendersi molto bene, sono croccanti all’esterno ma con una consistenza frollosa accompagnata dalle scioglievoli gocce di cioccolato. Poi, si sa, sono i biscotti da colazione preferiti di Dart Fener; perché mai credete che Palpatine sia riuscito a convertire Anakin, per salvare Padme? La madre? Per l’illimitato potere o per abbordare le ragazze perché i più cattivi solitamente son sempre i più fighi? No miei cari, Anakin ha abbracciato il lato oscuro per far colazione con questi biscotti, d’altronde era stanco della cucina macrobiotico-crudista di Obi-wan Kenobi  e dei vari digiuni proposti da Yoda . Suvvia, lo possiamo anche capire, no?!

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Ingedienti per 6 maxi biscotti:

40 g di nocciole tritate in farina

90 g di farina di riso integrale

30 g di cacao amaro

50 g di zucchero di canna mascobado

40 ml di olio di semi

50 ml di acqua tiepida

5 g di lievito per dolci

Scaglie di cioccolato fondente

un pizzico di sale

Mescolare tra loro gli ingredienti secchi (farina, cacao amaro, zucchero mascobado e lievito). Aggiungere le scaglie di cioccolato e l’olio. Mescolare e aggiungere acqua poco alla volta mentre si inizia ad impastare con le mani. Si deve ottenere una consistenza simile alla frolla, molto morbida ma non appiccicosa. Fare delle polpettine con le mani e schiacciarle con le dita in modo da conferire il classico aspetto del cookie. Sistemare i maxi biscotti nella teglia coperta di carta forno e infornare a forno già caldo a 180° per 18 min circa (o anche 20, ma nel mio caso sono bastati due minuti in più per bruciacchiarli ai lati :/). Lasciar raffreddare e conservare in un barattolo con chiusura ermetica. Sono perfetti anche dopo diversi giorni, ottimi per una colazione sulla Morte Nera ;)

Con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Settembre da Senza è buono”., come sempre un favoloso contest al quale è impossibile non partecipare <3

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Pandolcini autunnali all’uva e tanta voglia di cambiare

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Succede che, ogni tanto, c’è bisogno di cambiare, di stravolgere le proprie abitudini e in alcuni casi anche la propria vita. Prima abbiamo iniziato con il trasloco in un nuovo appartamento, il mese scorso ho cambiato colore di capelli, due settimane fa ho fatto un nuovo tatuaggio e infine ho intenzione di cambiare lavoro. Ho più volte espresso la volontà di fare nuove esperienze, mettermi alla prova e, se possibile, cambiare stile di vita ma tutte le volte sono sempre rimasta lì, tra il fare e non fare, nel mezzo del niente massacrandomi la testa con dubbi, incertezze e paure che non mi hanno permesso di prendere alcuna decisione. Così sono rimasta dov’ero, statica, senza apportare i cambiamenti necessari per essere veramente felice, senza riuscire ad accettare al centro per cento la mia situazione ma senza la forza di riuscire a cambiarla. Vista da un punto di osservazione esterno è una situazione al quanto stupida con una soluzione altrettanto elementare: se vuoi, automaticamente puoi raggiungere gli obiettivi che desideri, è semplice. Ma se io non sapessi veramente cosa voglio? Se avessi un muro di sensi di colpa e incertezze che non mi permette di andare al di là per vedere le cose con chiarezza? Se poi questa cosa la tieni dentro finisce che ne sei consumato e inizi a ragionare secondo una sorta di loop senza via d’uscita.

Dopo settimane e settimane di dubbi sto a poco a poco riuscendo a dirigermi verso l’uscita di questo tunnel troppo buio, sto trovando il capo di quel filo tanto aggrovigliato introno al mio cervello e sto cercando di dargli un senso. Sarà perché si avvicinano le ferie, perché finalmente sono riuscita ad aprirmi con le mie persone, a comunicare loro in mio disagio, ricevendo tutto l’amore possibile e una mano tesa pronta a darmi l’aiuto necessario per rialzarmi, sarà perché sono tornata, anche solo per un giorno, nella mia vecchia palestra ad allenarmi con le mie favolose trainer, sarà perché è più fresco, sarà per l’uva fragola o sarà perché non lo so ma sto prendendo in mano la situazione cercando di imboccare una strada diversa, chissà che non basti questo a chiarirmi le idee. Sinceramente lo spero, ma in alcuni casi la speranza non basta, bisogna indirizzare il proprio destino e le proprie energie con la volontà di raggiungere l’obiettivo prefissato. Come quando vai a correre o fai gli squat, non ti fermi certo a metà ma vai fino in fondo, no pain no gain, sempre e comunque!

Parlando di cose sicuramente più golose oggi condivido questi pandolcini/biscottoni all’uva nera, che tanto mi ricordano gli autunni quando ero bambina e mio padre mi portava a casa la schiacciata con l’uva, dolce autunnale tipico toscano. Non volevo preparare una vera schiacciata  né una pasta di pane, bensì cercare di riprodurre l’effetto panoso della pasta in concerto con la morbidezza e la dolcezza dell’uva nera  Così dopo qualche prova sono nati questi pandolcini ripieni che sono una via di mezzo tra dei biscottoni e dei panini,  sempre senza glutine, latticini e, questa volta, senza zucchero, 100% vegetali.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di ricette “Un dolce Senza è buono per tutti” del blog Senza è Buono

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Ingredienti per 6 pandolcini:

130 g di farina di riso

90 g di farina di mais fioretto

130 g di farina di ceci

70 ml di succo d’uva concentrato

uva nera (prendetene tanta perché in ogni caso finisce sempre troppo presto!)

50 ml di olio di mais

45 g di mandorle tritate finemente

50 ml di acqua tiepida

16 g di cremor tartaro

un pizzico di sale

un pizzico di bicarbonato

Mescolare insieme farina di riso, mandorle tritate finemente, farina di mais e cremor tartaro. Aggiungere un pizzico di sale, di bicarbonato e il succo concentrato d’uva. Iniziare a mescolare e aggiungere anche l’olio a filo e di seguito l’acqua, poco alla volta (potrebbe anche non servire tutta) fino a che non si ottiene un impasto morbido. Aggiungere ora la farina di ceci cercando di farla assorbire dal composto impastandolo con vigore ed energia! Quando la farina di ceci sarà stata completamente mangiata dal panetto dividerlo in 12 palline. Prenderne una, schiacciarla e rialzare un pochino i lati, creando una sorta di ciotolina. Adagiare una manciata di uva nera dentro la ciotolina di pasta e coprirla con un’altra pallina già schiacciata, premere bene sui lati in modo da sigillarla a dovere, appiattire leggermente la parte superiore del coperchio e coprire con altra uva (questa leggermente incisa in modo che rilasci il succo sulla superficie). Procedere allo stesso modo fino a esaurimento delle palline. Infornare a 180° per 30/35 minuti. Lasciar raffreddare e gustare, il Troll li consiglia vivamente!

Buon autunno dal sapore toscano  ♥

Nuovo appartamento, vecchie abitudini

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Appena l’agente immobiliare ci fece entrare nell’appartamento alzammo subito lo sguardo per contemplare le bellissime travi a vista, ci innamorammo della stanzina in più, che nelle nostre menti era già diventata la nostra sala hobbistica per pc, libri e miniature, rimasi colpita dalla bellissima cucina, dallo spazio e dall’aria fresca che entrava dalle finestre grazie alla presenza di una vicina riserva naturale ricca di alberi. Così decidemmo che la nostra nuova tana doveva essere proprio quella e, dopo settimane di impacchettamenti, smontaggi e rimontaggi di vecchi e nuovi mobili, eccoci qui, finalmente con quasi tutte le nostre cose in ordine pronti per iniziare una nuova avventura. Ammetto di essere entusiasta, il posto mi piace molto, sono nel centro di un paese ma a pochissimi minuti dalle bellissime colline toscane che, nonostante l’abitudine, mi lasciano sempre senza fiato, ho una bellissima cucina e finalmente un forno (quanto ho aspettato questo momento!), sono vicino a bellissime cittadine come Vinci, più vicino a Firenze (che adoro), immersa in posti importanti per la produzione vitivinicola, anche se, tuttavia, nonostante l’emozione non posso ignorare l’altra faccia della medaglia, nonché  la tristezza che inevitabilmente si prova nel trasferirsi e nel lasciare le persone,  le abitudini e i luoghi così familiari che ti hanno accompagnato per abbastanza tempo da farti stringere il cuore al solo pensiero. Penso che ricorderò sempre con affetto i due anni e mezzo passati a Camaiore, come i quasi quattro anni passati a Padova, ma adoro le avventure e non ho intenzione di voltarmi indietro, bensì di correre in avanti portando con me tutti queste belle esperienze strette strette nel mio cuore.

Poteva quindi mancare un collaudo del forno giusto il primo giorno di fine montaggio mobili?! Certo che no! Ed è così che nascono questi biscotti, ispirati alla mia dolce metà, che adora l’accoppiata cocco-cacao, per  coccolarlo durante le sue colazioni e addolcire la sua giornata!

Ingredienti:

200 g di farina tipo 1

30 g di farina di cocco

20 g di cacao amaro

70 g di zucchero di canna integrale

50 ml di olio di semi

90 ml di acqua tiepida

8-9 g di lievito per dolci

Mescolare tra loro gli ingredienti secchi (farina, farina di cocco, cacao amaro, zucchero di canna integrale e il lievito per dolci). Aggiungere l’olio di semi e poco alla volta l’acqua tiepida, sempre mescolando. Iniziare ad impastare il panetto per qualche minuto, farne una pallina e lasciarla riposare in frigo per dieci minuti circa. Dopodiché spolverare la spianatoia con farina di cocco e stenderci sopra la pasta (che andrà lasciata alta circa mezzo centimetro). Ritagliare i biscotti, ri-spolverarli con altra farina di cocco e infornare a 180° a forno già caldo per 15 minuti circa, quando in casa si sarà già diffuso un delizioso aroma di cocco e cacao!

Buon fine settimana ;)

Crostata con frolla al cacao, crema di mandorle, pere e noci caramellate al dattero

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La primavera, così come l’inverno e l’autunno, mi mette sempre di buon umore. I prati si ricoprono di erbetta fresca, le gemme degli alberi iniziano a comparire e le prime foglioline, verdissime, iniziano a cercare i raggi del sole, ora più intensi. In più, da qualche anno a questa parte, la primavera è sempre un periodo di novità. Soltanto due anni fa scrivevo un post simile sui cambiamenti che avrei affrontato di lì a poco: una nuova casa, un lavoro al ristorante, il ritornare in patria lasciando il Veneto; tutte cose che all’inizio mi hanno abbastanza destabilizzato, nonostante, generalmente, affronti con positività i cambiamenti. Quest’anno, invece, i cambiamenti saranno meno radicali, ci sposteremo nel centro Toscana, più vicini al lavoro, dove, tuttavia, ci troveremo davanti situazioni nuove da dover affrontare e nelle quali dovremo cercare di ricreare nuovamente il nostro equilibrio. Sono fermamente convinta che non avremo problemi; ho già trovato una bellissima palestra dove andare (anche se i corsi che mi interessano non seguono i miei orari abituali di allenamento), dove fare la spesa e comprare frutta e verdura, l’erboristeria e anche il negozio bio dove prendere gli ingredienti più strani. L’appartamento, a parte la mancanza di giardino e terrazzo, è adorabile: ci sono le travi di legno a vista, la cucina è strepitosa e provvista di forno (finalmente!!!) e abbiamo una stanza in più dove storare tutto lo stuff geek/nerd, questa stanza in particolare è già stata minuziosamente organizzata, sarà infatti provvista di due scrivanie con i nostri pc, le librerie strabordanti di libri e vetrine con miniature di Wharhammer con tanto di mini studio di pittura. Che dire, si percepisce la mia emozione?! Nonostante mi dispiaccia moltissimo lasciare questo appartamento al quale ero tanto affezionata, le mie favolose allenatrici, i vecchissimi amici ai quali ero finalmente riuscita ad avvicinarmi, i miei negozietti.. beh nonostante  questo sono comunque felice, è una nuova avventura ed io sono innamorata delle avventure! E poi mica vado in capo al mondo, anche se un giorno forse potrei farlo :b

Oggi, per festeggiare l’arrivo della primavera e i cambiamenti che ci aspettano ho pensato di fare una golosa crostatina primaverile con frolla la cacao senza glutine, una vellutata cremina di mandorle e malto e pere e noci caramellate al concentrato di datteri; una vera golosità 100% senza glutine, zucchero e derivati, con la quale partecipo al bellissimo contest di Senza è buono, perché a noi piacciono le sfide e perché senza è più che buono ;)

Con questa ricetta partecipo alla raccolta L’orto del bimbo intollerante di Senza è buono e Una favola in tavola – Il Mondo di Ortolandia”

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Ingredienti (per una tortiera da 18cm):

40 g di nocciole tritate finemente

100-110 g di farina di riso

1 cucchiaio abbondante di cacao amaro

2 cucchiai di malto di riso

30 ml di olio di girasole

30-40 ml circa di acqua

1/2 cucchiaio di lievito

Per il ripieno:

4 perine abate (o 2 grandi)

2 manciate generose di noci

2 cucchiai di concentrato di dattero

200 g di malto di riso

100 g di mandorle pelate

50 g di amido di mais o mix senza glutine

270-300 ml di acqua

Per prima cosa preparare il ripieno. Tagliare a cubettini le pere dopo averle lavate e mondate (io ho comunque lasciato la buccia perché rimanessero più compatte) e metterle in una padella antiaderente con le noci e il concentrato di dattero. Cuocere a fuoco medio e mescolare spesso finché, dopo una ventina di minuti circa, le pere e le noci saranno ben caramellate; lasciar raffreddare e dedicarsi alla crema. Per creare il latte di mandorle macinare finemente le mandorle e frullarle con l’acqua, che andrà aggiunta poco per volta. In un pentolino versare circa 250 ml di latte di mandorle, unire il malto e mescolare a fuoco basso in modo che si sciolga per bene. Nel frattempo mescolare l’amido di mais con il restante latte di mandorle e, quando il composto di latte e malto avrà raggiunto l’ebollizione, aggiungerlo poco alla volta mescolando bene con una frusta per non creare grumi. Mescolare energicamente finché la crema non diventerà abbastanza soda ed inizierà a ‘fare le bolle’; lasciar raffreddare e iniziare a preparare la frolla.  Tritare le nocciole fino a renderle quasi burrose, aggiungere la farina di riso, il malto, il cacao amaro ed il lievito. Di seguito aggiungere l’olio a filo, mescolare bene e versare l’acqua poco alla volta, regolandosi sulla quantità necessaria. Impastare bene e lasciar riposare il panetto una ventina di minuti (fuori frigo). Oliare leggermente la tortiera e rivestirla con la frolla al cacao, lasciandola alta circa 3-4 mm. Riempire con le pere e noci caramellate e infornare a forno già caldo a 175° per 25 minuti circa. Lasciar raffreddare completamente (anche se nessuno vieta di rischiare di scottarsi per assaggiare qualche noce caramellata che ‘sicuramente’ è di troppo e rischia di stonare con l’equilibrio cosmico del dolce, anzi è un nostro dovere!!) e servire accompagnata da tè nero alla pera o da un english breakfast ;)

Buona settimana ;)

Non è mai troppo tardi per la torta di San Giuseppe

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‘Vivo la vita un quarto di miglio alla volta’, disse una volta un tamarrissimo Vin Diesel (sinceramente non ho mai visto il film da cui è presa la citazione, ma ormai l’ho sentita così tante volte da farla mia e annoverarla tra quelle di ‘cultura generale’), sulla falsa riga di questo il Capitano Picard (anche se io sono della fazione Kirk o Janeway) o Han Solo potrebbero dire ‘Vivo la  vita un quarto di parsec alla volta’, la sottoscritta invece vive la sua vita un quarto d’ora di ritardo ogni volta. Giuro che ci provo a essere puntuale, ma succede sempre qualcosa che mi fa perdere tempo o, magicamente grazie alla mia ‘memoria di ferro’, mi torna in mente qualcosa che devo assolutamente fare prima di uscire quando, ormai, sto già mettendo un piede fuori dalla porta. Questa volta, ad esempio, non ho scordato dove ho messo occhiali/chiave/cellulare, non ho blandamente cancellato dalla memoria un appuntamento o ricordato, giusto cinque minuti prima di uscire, di stendere una lavatrice infinita di panni bagnati, questa volta invece ho dimenticato di postare un dolce che, insieme alla torta di mele, alla frolla e a molti altri dolci che non mancherò di riproporre in versione 100% vegetale, fa parte della mia infanzia e mi ricorda dei momenti passati a pasticciare con mia madre dietro ai fornelli. Si tratta di una crostata golosissima, che nella cittadina dove sono cresciuta, viene tradizionalmente preparata il giorno di San Giuseppe. La base è una crostata di frolla farcita con riso, cioccolata, uvetta e pinoli. Inutile dire che è qualcosa di buonissimo, per chi come me è affezionato ai sapori dei dolci ripieni di riso, ma anche di abbastanza consistente. Soluzione?! Beh come al solito provare a riproporla in versione più leggera e vegetale, ma senza penalizzare il gusto. Mi sarebbe piaciuto proporla nel giorno della sua festività, ma ero a lavoro e sinceramente me ne ero completamente dimenticata., tuttavia non è mai troppo tardi per una bella crostata di San Giuseppe, al massimo ne gustiamo una fettina per festeggiare l’inizio della primavera ;)

Per la frolla senza glutine ho preso spunto da questa bellissima ricetta di cui mi sono seriamente innamorata. La frolla non ha niente da invidiare a quella classica all’olio, rimane fragrante ma non dura e si mantiene per giorni, in poche parole è perfetta!!! Ho soltanto modificato un pochino gli ingredienti in base alle cose che avevo a disposizione.

Ingedienti per tre crostatine o una crostata piccola:

35 g di mandorle tritate quasi ridotte in farina

75 g di farina di grano saraceno

50 g di farina di riso

35 ml di olio di mais

50 g di zucchero di cocco

50 ml di acqua (a me sono bastati, ma se serve aggiungere)

1/2 cucchiaio di lievito

Per il ripieno:

70 g circa di riso

2-3 cucchiai di zucchero di cocco

2 manciate di uvetta

2 manciate di pinoli

2 cucchiai di cacao amaro

Mettere il riso a cuocere con abbondante acqua insieme a due cucchiai di zucchero e l’uvetta. Nel frattempo preparare la frolla: mescolare le farine con le mandorle tritate, il lievito e lo zucchero. Aggiungere olio e acqua poco per volta fino a raggiungere la consistenza di una frolla, impastare bene e lasciar riposare qualche minuto. Adesso il riso dovrebbe essere a metà cottura e pronto per aggiungere i pinoli ed il cacao amaro. Mescolare bene, aggiustare di zucchero e lasciar stracuocere il riso fino a che non diventerà una crema, aggiungendo acqua all’occorrenza. Quando sarà pronto aggiustare di cacao o zucchero e lasciar raffeddare. A questo punto riprendere la frolla e foderare gli stampini da crostatina (precedentemente oliati), riempirli di crema di riso e infornare a 180° per 12 minuti circa, quando in casa si diffonderà l’inconfondibile profumo di cacao. Servire possibilmente fredde, se riuscite a resistere ;)

Buona settimana e buona primavera!!!

Funghetti di frolla definitivi

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“Questo fu quanto Beorn promise di fare: per il loro viaggio verso la foresta avrebbe dato un pony a ciascuno, e un cavallo per Gandalf, e li avrebbe caricati tutti di cibo sufficiente per molte settimane, se amministrato con cura, e imballato così da poter essere trasportato il più facilmente possibile- noci, farina, vasi di frutta secca, pentole rosse di coccio piene di miele, e gallette che sarebbero durate a lungo, piccole quantità delle quali sarebbero bastate a sostenerli per lunghi tratti di strada. La ricetta di queste gallette era uno dei suoi segreti; ma c’era dentro del miele- come la maggior parte del suo cibo- ed erano buone da mangiare, anche se facevano venire sete.”

[Lo Hobbit]

Quando andavo alle elementari ero una di quelle bambine fortunate che poteva avere la mamma tutta per sè diversi giorni della settimana. E lei, con un passato da maestra, era sempre pronta ad inventarsi mille modi creativi per farmi giocare e divertire; tuttavia quelli che in assoluto preferivo erano quelli dove ci si doveva sporcare, impastare o dipingere. Qualche volta con la pasta di sale, altre volte con il diversi materiali malleabili da poter modellare o, altre ancora, con la magica pastafrolla  (per la mia felicità questa volta qualcosa di commestibile!). La ricetta, frutto di prove, consigli e basi tramandate da sua nonna, era gelosamente custodita nel libro di ricette di Nonna Papera e, non appena vedevo uscire quel fogliettino ormai invecchiato e stropicciato che riportava passo passo tutti i procedimenti rituali per la creazione dei deliziosi biscottini, l’emozione era unica.

Con il passere degli anni poi ho cambiato alimentazione, diventando più consapevole delle cose che ingerivo, del loro apporto energetico e ho sviluppato una grande attenzione per le materie prime che compongono un qualsiasi piatto, cercando di scegliere sempre quelle meno industriali e raffinate. Tuttavia, nonostante i tentativi, le diverse combinazioni di più ricette e gli esperimenti che “mmh si dai è buona per essere vegana”, non sono più riuscita a trovare una frolla come quella che facevo con mia madre da piccola. Una pasta che sia croccante, friabile ma scioglievole allo stesso tempo; non sono mai stata soddisfatta delle mie frolle fino a poco tempo fa, quando è ri entrato in gioco il libro di “Pasticceria Naturale” di Pasquale Boscarello, che con la sua frolla al naturale mi ha riportato indietro di così tanti anni da farmi emozionare come quando ero bimba! E allora non potevo non condividerla con voi, la frolla al naturale definitiva ed emozionante ;)

Ingredienti:

250 farina di tipo 1

60 g di zucchero di canna o malto

60 ml di olio (per me evo)

70 ml di acqua tiepida

10 g di cremor tartaro

un pizzico di bicarbonato

1-2 cucchiaini di cannella (io abbondo sempre)

un pizzico di sale

una spolverata di noce moscata

Mescolare gli ingredienti secchi tra di loro (farina, zucchero, cremor tartaro, bicarbonato, sale, cannella e noce moscata). Aggiungere l’olio e di seguito l’acqua tiepida, poco per volta, in maniera da amalgamare bene il composto. Lavorarlo bene sulla spianatoia e creare la classica pallina, che andrà fatta riposare per una mezz’oretta coperta da un panno, ma se siete come me e solitamente (quando possibile!) prediligete saltare questi passaggi, niente paura, posso assicurarvi che il risultato è comunque identico. Dopodiché stendere la pasta alta circa mezzo centimetro, ritagliare i biscottini e infornare a 180° a forno già caldo per 15 minuti circa, a seconda della potenza del vostro forno. Lasciar raffreddare il più possibile ed eccoli qua, i biscottini supersonici!

Torta rustica natalizia al grano saraceno, sesamo e fichi secchi (gluten free)

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Certo che non puoi proprio distrarti un attimo che passi dal raccogliere castagne ad addobbare l’albero di Natale, fino ad arrivare all’estenuante peparazione del pranzo (a lavoro) e della cena (a casa, finalmente!). Fatto sta che vuoi per una cosa, vuoi per un’altra, non ho mai avuto il tempo necessario da dedicare al mio blogghino nonostante l’immensa mole di tempo che ho trascorso dietro ai fornelli (infatti ho davvero tanti esperimenti da condividere che non vedo l’ora passino le feste per investirvi con mille novità!). E allora, quello che doveva essere il mio ricco post natalizio al profumo di cannella è invece diventato un post scritto dopo lavoro, mentre me ne sto sotto le coperte e ascolto le fusa del micio che risuonano come un dolce mantra. Non mi dilungherò a parlare della magia di questo periodo, di quanto ami le città piene di luci e di addobbi, di quanto mi faccia emozionare preparare i piatti per la cena del 25 che ogni anno passo con la mia famiglia, ormai “rassegnata” ad un menù quasi completamente vegetale.. non mi dilungherò su niente, ahimè ( dite la verità, voi siete un po’ più contenti, vero?!), sarò invece concisa e andrò subito al punto: questo meraviglioso dolce 100% vegetale e gluten free, così buono da far perdere la testa e da inebriare i sensi, giuro! La ricetta originale è presa dal libro ‘Pasticceria Naturale’ di Pasquale Boscarello, un concentrato di ricette meravigliose e dal risultato eccellente; se non l’avete ancora comprato chiedete alla Befana di lasciarvelo nella calza al posto dei soliti dolcetti, così i biscottini ve li preparate da soli: più buoni e più sani! La ricetta originale prevedeva l’utilizzo di uvetta, ma non avendola a disposizione ho sostituito una volta con i fichi e un’altra volta con le bacche di goji, ed entrambi gli esperimenti sono riusciti alla grande; perciò via libera alla fantasia!
Bene, vi lascio allora con questa bellissima ricetta e me ne vado a nanna, pronta per la sfacchinata di domani ma ancor di più per i festeggiamenti serali a base di hummus, pinzimonio con crudités di verdure, zuppa d’aglio, polpettone di lenticchie con cipolle e radicchional forno, un super panettone (si anche io a Natale faccio uno strappetto alla dieta) e l’immancabile vin brulé! E voi invece?! Che menù servirete a Natale?! O semplicemente con cosa vi delizierete?!

Ingredienti:

190 g di farina di grano saraceno

80 g di concentrato di datteri

44 ml di olio di mais o evo

44 g di fichi secchi tritati

44 g di sesamo tostato

80 ml di acqua tiepida

1 bustina di lievito

1 pizzico di sale

1 cucchiaino di cannella

In un recipiente mescolare gli ingredienti asciutti: la farina di grano saraceno, il lievito, il sesamo tostato, i fichi secchi tritati, il sale e la cannella. Unire poi il malto, l’olio e l’acqua. Mescolare con le mani fino a ottenere un impasto morbido e omogeneo. Inizialmente ero dubbiosa riguardo alla consistenza dell’impasto, diverso da quello delle torte tradizionali, ma fidatevi che il risultato è ottimo, anche se la pasta sembra quasi una frolla un po’ più scomposta. Stendere il composto nella tortiera, livellarlo e cuocere a 175/180° a forno già caldo per 20 minuti. Mi raccomando attenti alla cottura, importantissima per la buona riuscita del dolce che, se cotto troppo, diventa duro come un croccante al sesamo! Per la dose indicata 20 minuti dovrebbero essere sufficienti (almeno per me lo sono stati) per sfornare un dolce perfetto, leggermente brunito e morbidissimo, che sa di Natale e ottimo da gustare con una tazza di fumante vin brulé!

Buon Natale hobbit ;)