Patate al curry con riduzione al vino e uno nuovo arrivato in famiglia

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Il 2017 si è aperto con una bellissima novità, la famiglia si è allargata e abbiamo una piccola palletta pelosa che si aggira per l’appartamento, ovviamente sotto l’attentissima supervisione della regina di casa che, con una serie indefinita di versi e soffiate,  ricorda continuamente al povero micetto dal carattere da bodhisattva chi è che comanda, anche se, tuttavia, quella che se la fa sotto è proprio lei. Inizialmente eravamo molto perplessi, il carattere di Therin è tremendamente schivo (con qualsiasi persona estranea e/o animale, anche se ne ha visti pochi essendo vissuta in appartamento) e timoroso, quindi eravamo incerti se fare o meno questo passo importante. Non volevamo in nessun modo turbarla o farla sentire trascurata ma la voglia di adottare un altro micio si faceva sentire sempre di più. Inoltre, a causa dei nostri orari a lavoro, eravamo costretti a lasciarla da sola per diverse ore il giorno e, per quanti giochini le avessimo preso, non ero mai tranquilla ad uscire per molto tempo temendo che potesse soffrire, anche se poco, la solitudine. Molti dicono che il gatto non è un animale sociale, che sta bene da solo, ma sinceramente, almeno per quanto riguarda la mia esperienza, posso affermare che questa non è una verità assoluta; certo, ci sono sicuramente gatti che preferiscono starsene per conto proprio ma in definitiva il rapporto che un gatto ha con i suoi umani non potrà mai essere paragonato a quello che ha con i propri simili, per questo, secondo me, è necessario un confronto, è necessario il gioco tra gatti, la lotta e anche le soffiate, sono tutte cose che fanno parte del loro universo e, sinceramente, non ci sembrava giusto precludergliele. Così, in un’assolata giornata invernale è arrivato il maschietto di casa, Zephacleas, un cucciolo di cinque mesi che promette di diventare un bellissimo gattone (pesa già 3 kg a confronto con Therin che, a un anno e mezzo, ne pesa 4,1!!!!), armato di calzini bianchi sul davanti e calzettoni sulle zampette inferiori si è fatto spazio nel nostro cuore e in casa con una velocità impressionante. Appena ha posato i suoi gommini pezzati nel nostro appartamento abbiamo capito che era amore: è il tipico micio-peluche, morbido (quasi da sembrare liquido e privo di uno scheletro), coccolone e pronto a farsi fare di tutto, dai bacini sulla pancia allo stare in braccio a mo’ di bebè. Therin inizialmente, com’era logico aspettarsi, non l’ha presa molto bene, tendeva a soffiargli in continuazione e ad evitare qualsiasi contatto, con il passare dei giorni però il timore sembra affievolirsi per lasciar posto alla curiosità e alla voglia di stare insieme. I due ora iniziano a giocare, a farsi gli agguati e a rincorrersi. Con il tempo sono sicura che riusciranno ad apprezzarsi sempre di più, nel frattempo non posso certo lamentarmi, dopo solo una settimana le cose sono migliorate radicalmente!

Per l’occasione ho pensato di cucinare una cosa che ricordasse l’inizio dei rapporti, che siano di amicizia o amorosi, inizialmente caratterizzati dall’energia della passione e frammentati da qualche piccola asprezza, tipica delle cose appena nate, non ancora mature. In questo caso ho scelto come ingrediente primario le patate che rappresentano perfettamente il carattere del nuovo arrivato e che, cotte in questo modo, sprigionano un’energizzante aroma di curry mitigato dalla riduzione al vino dolce-aspra creando un connubio perfetto e completando un perfetto quadretto chiamato famiglia!

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Ingredienti:

patate di piccole dimensioni

vino rosso, possibilmente morbido e corposo

zucchero

1 cucchiaio di curry

sale e pepe

olio evo

Lavare bene le patate sotto l’acqua corrente (se necessario utilizzare anche una spugnina in modo da eliminare tutte le impurità e la terra in eccesso) senza sbucciarle, tagliarle in quattro e mettere in una ciotola capiente. A parte prepariamo la riduzione di vino rosso: mettiamo vino e zucchero in una padella (2 cucchiaini di zucchero ogni 100 ml di vino) e lasciamo cuocere a fiamma  bassa finché il composto non sarà abbastanza addensato. A questo punto condire le patate con sale, pepe, il cucchiaio di curry e una spruzzata d’olio, mescolare bene in modo da amalgamare tutti i sapori e versare le patate ben condite in una teglia antiaderente che cuoceremo a 180° per 35 minuti circa, finché le nostre patate non avranno fatto una bella crosticina esterna e saranno morbidissime all’interno. Innaffiare le patate con la riduzione al vino rosso e servire.

Buon appetito ;)

Ps. Le bellissime tovagliette nella foto sono un regalo di mia madre, amorosamente e meravigliosamente ricamate da lei ♥♥

Burgerini senza glutine di fagioli e zucca con salsa al radicchio, cipolla e mele

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Lo scorso ottobre decisi di cambiare endocrinologo per affidarmi ad un professionista nel campo della tiroide. Le analisi da fare furono molte e lunghissime ma, ancor prima di visitarmi mi disse che avrei dovuto eliminare completamente il glutine dalla mia dieta. Per me quello fu un vero e proprio shock. Adoro il pane, la focaccia e la pizza, rinfrescavo settimanalmente la pasta madre ed ero solita panificare a casa con molta frequenza e tutto questo era andato in frantumi nel giro di mezzo secondo. Certo, l’uomo non vive di solo pane, ma per una che preferisce un pezzo di focaccia a una fetta di torta abituarsi a un regime alimentare del genere può essere molto difficile. Non potevo pensare niente di più sbagliato, con il senno di poi posso ammettere che eliminare il glutine è stata letteralmente una benedizione, il mio corpo si è risvegliato dal torpore, le mie energie si sono fatte più presenti e la stanchezza è stata debellata. In generale, anche se all’inizio, come succede in tutte le disintossicazioni, è stata dura ora sto notando i macroscopici cambiamenti del mio corpo e i benefici apportati dal cambiamento di dieta priva di glutine e quasi priva di carboidrati (a parte quelli presi dalle verdure e dalla frutta). Tuttavia una volta ogni tanto, non essendo allergica, una birra me la concedo, o un pezzettino minuscolo di pane con l’olio novo (un vizio al quale ho ceduto giusto l’altra sera, quando un amico ci ha portato una bottiglina di olio novo che aveva spremuto al suo frantoio il pomeriggio stesso, squisito!!!). Il pane e la focaccia mi mancano ma posso farne a meno, il seitan idem, quando voglio straviziare con un dolce posso prepararlo senza glutine ma come fare per quanto riguarda i miei burger? Beh cos’altro se non armarsi di tanta pazienza e voglia di sperimentare per creare una nuova versione tutta gluten free?! Le prove sono state molteplici ma alla fine ne sono venuta a capo con questi burger dal sapore autunnale che si sposano perfettamente con questa salsina di radicchio e mele, dove l’amaro viene copensato dalla dolcezza della frutta.

Non facciamoci mai scoraggiare dai cambiamenti, per quanto possa sembrare che ci cambino la vita, che ci impediscano di vivere come abbiamo fatto fino ad ora quasi sempre si tratta di cambiamenti positivi che, alla lunga, daranno i suoi frutti ed è proprio in quei momenti che, guardandoci indietro, possiamo essere felici del cammino percorso e sentirci soddisfatti per non aver mollato!

“Con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Settembre da Senza è buono”.

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Ingredienti per 7 mini burger:

250 g di fagioli secchi già ammollati e cotti

250 g di zucca cotta al vapore o al forno

2 cucchiai abbondanti di farina di ceci

sale

1 cucchiaio di battuto di rosmarino e aglio

farina di mais per la panatura

Per la salsina:

1 cipolla bionda

1/2 mela

4 foglie di radicchio

Dopo aver cotto sia i fagioli che la zucca eliminare la buccia da quest’ultima (se non fosse stato fatto previa cottura) e frullate grossolanamente il composto. Aggiungere il pesto di rosmarino e aglio, il sale e lasciar raffreddare per bene. Quando il composto sarà ben freddo aggiungere la farina di ceci, mescolare bene ed iniziare a fare delle palline con le mani, che andranno successivamente schiacciate e impanate con la farina di mais. Nel frattempo tritare finemente la cipolla, la mela e metterle a cuocere in un padellino antiaderente senza aggiungere liquido, solo un pizzico di sale. Mescolare spesso e dopo circa 5 minuti aggiungere il radicchio tagliato a striscine fini, lasciar cuocere per almeno altri 5 minuti mescolando frequentemente. Quando le verdure saranno stufate per bene frullarle con il frullatore ad immersione aiutandosi con uno o due cucchiai di acqua. La nostra salsina ora è pronta. Scaldare un padellino antiaderente con un cucchiaino di olio e cuocere le polpettine due minuti per lato. Servire freddo o calde accompagnate alla salsina agrodolce :)

Insalata di patate alla tedesca

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Quando andavo alle elementari ero perseguitata da una sorta di maledizione: ovunque andassi un sacco di bambine si chiamava con il mio stesso nome ed io venivo chiamata per cognome o soprannome. Una cosa da niente, certo, per un adulto non ha molta importanza ma per una bambina e in particolar modo per me ce l’aveva. Ho sempre sognato infatti di chiamarmi in modo strano, con un nome esotico, che nessuno avrebbe storpiato, abbreviato o sostituito con il cognome. Caso vuole però che proprio una di queste mie omonime fosse la mia migliore amica, una bambina dolcissima con la quale passavo intere giornate a giocare e che riusciva a capire il mio disagio legato al nome, essendo anch’essa “vittima” di storpiature varie. Una cosa che ricordo benissimo, oltre alle stupende giornate spensierate che passavamo assieme, sono i manicaretti di sua mamma, di origine tedesca, che mi mettevano di fronte a sapori nuovi, particolari e gustosi. Il piatto al quale sono rimasta più affezionata è sicuramente l’insalata di patate fatta come la faceva sua mamma (che fortunatamente poi l’ha insegnato alla mia!), perfetta sia d’inverno che d’estate, per me è una sorta di comfort food salato, godurioso ma da mangiare con moderazione :b

Ingedienti:

4 patate medio/piccole

150/200 ml circa di brodo vegetale

1 cipolla rossa di tropea (fresca)

Salsa di soia

Aceto di vino bianco

3/4 cucchiai di olio evo

Mettere le patate a bollire con  abbondante acqua e nel frattempo preparare il brodo e tritare finemente la cipolla (io ne ho usata una molto grande). Quando le patate saranno lesse sbucciarle ancora calde e riporle dentro una ciotola. Spezzarle grossolanamente, aggiungere la cipolla, un giro di salsa di soia bello generoso, una spruzzata di aceto di vino bianco, l’olio  e il brodo vegetale. Scalzare le patate e far sì che il brodo penetri per bene al di sotto (versarlo poco alla volta, l’effetto finale non deve assolutamente essere liquido, quindi ne potrebbe bastare anche meno), assaggiare e, in caso aggiustare di sale. Lasciar riposare l’insalata di patate per almeno un’ora e servirla accompagnata con le  verdure che più vi piacciono. Unico consiglio: se pensate di prepararla in inverno è imbattibile servita assieme ai crauti :)

Everyday burger

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‘Ma allora quando ci vediamo?’. Beh questo è veramente un domandone al quale, in queste settimane, faccio fatica a rispondere. Prima ci sono state le degustazioni, tutte stupende, con ricorrenza settimanale e seguite dal rituale duro allenamento per smaltire le calorie vinose, le lezioni del corso AIS (secondo livello!) anch’esse settimanali, il lavoro, la miriade di visite mediche concentrate in soli dieci giorni (che tra vaccini, analisi, nutrizionista ed endocrinologo non ne posso più!), gli allenamenti (fortuna che ci siete voi <3) e la micia, perchè sì, quando lei ha deciso che non devo studiare io veramente non posso studiare. Riesce, infatti, con una sola e graziosa mossa a coprire la pagina che stavo leggendo, a colpire la penna, il lapis e l’evidenziatore (che matematicamente finiscono tutti sotto il frigo, luogo degli oggetti ormai imprendibili e dimenticati) mentre con languida nonchalanche mi prende a testate naso e guance per essere coccolata e baciata; come puoi solo pensare di dirle di no?!  Sappi che lei, in ogni caso, avrà le sue coccole.

Come dimenticare poi lo studio?! Vino, vigna, uva, fermentazione, mosto, distillati, liquori, vino di uva, uva di liquore, liquore di distillato fermentato ammostato maltato edulcorato filtrato brillantato e sfavato; anche se ovviamente questo non è niente rispetto a quello che mi attende al secondo livello: il vino e le regioni, ergo quel mostro chiamato geografia. E il brutto tempo?! Dove lo mettiamo il brutto tempo?! Ci tengo a precisare che adoro la pioggia, il freddo e l’inverno ma a patto che non decida di lavare le lenzuola, il copri materasso e di stendere una giga lavatrice; allora a velocità record mi precipito sul terrazzo, mi chiudo la porta alle spalle (non si sa mai che la micia voglia riprovare a volare dal secondo piano) e, passando tra una goccia e l’altra, tiro su tutti i panni enormi e ancora bagnatissimi e me li avvolgo addosso incurante dell’umidità che entra già nelle ossa, non mi importa, io vi salverò e vi stenderò in casa al calducc….eh no, niente calduccio per voi cari panni e nemmeno per me: la porta è chiusa, Jonny sta facendo il bagno e canta spensierato e la gatta non ha il pollice opponibile. Poi, come se non bastasse, inizia a piovere di traverso.

‘Ma insomma allora, quando ci vediamo?’. ‘Eh guarda non lo so, però, se in questi giorni hai poco tempo come me posso consigliarti una buonissima ricetta per dei favolosi burger di legumi e cereali. Ti consiglio, quando hai un pochino di tempo a disposizione, di farne un bel po’ e di congelarli, così, nei momenti di fretta estrema, avrai sempre i tuoi burger freschi a portata di mano!’

Ingredienti:

300 g di misto cereali e legumi (senza ammollo)

2 carote

1 cipolla bionda

1 cipolla rossa

brodo vegetale

farina di ceci

pangrattato

sale, pepe

Tritare le cipolle e la carota (anche non troppo finemente), aggiungere il misto cereali e legumi, abbondante brodo vegetale e mettete sul fuoco con il coperchio a cuocere lentamente per almeno 30-40 minuti (io ho usato la magica pentola a pressione che dimezza i tempi e i consumi). Quando i cereali e i legumi saranno ben cotti e quasi tutto il liquido sarà stato assorbito trasferire il tutto in una ciotola, dare una rapida frullata con il frullatore ad immersione, lasciar intiepidire e poi trasferire in frigo per un’oretta (meglio tutta la notte). La pasta, ora fredda, sarà ben compatta e avrà bisogno di meno farina. Aggiungere poco alla volta la farina di ceci e mescolare bene fino a raggiungere una consistenza lavorabile non troppo appiccicosa. Prelevare delle porzioni di pasta e lavorarla con le mani (o con l’aiuto dell’apposito stampo) cercando di dare una forma ben cicciotta e omogenea ai burger. Impanare dentro il pangrattato e disporre su una teglia coperta con carta forno. Procedere nella medesima maniera fino ad esaurire l’impasto. A questo punto lasciamo da parte il burger che sarà il protagonista del nostro pranzo e mettiamo in freezer gli altri, intervallandoli tra loro da strati di carta forno (in questo modo, ogni qualvolta ne avrete bisogno i burger saranno già pronti, basterà decongelarli un pochettino in forno, al microonde o tirarli fuori con un po’ di anticipo ;) comodo no?!).Cuocere i burger in una padella antiaderente o di ceramica già calda, cinque minuti per lato, con il coperchio. Farcite il vostro panino, la vostra piadina, o semplicemente mettete nel piatto i contorni scelti perché il burger è bello fumante, pronto per essere gustato :)

Ricordi di delica(tezze) arancioni al forno

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Certo che è sempre così, non riesci mai ad apprezzare a pieno una cosa fintanto che non la perdi. Se dovessi infatti dire tutte le cose che mi mancano del Veneto di certo nessuno ci crederebbe, dato che, quando ancora me ne stavo al Nord, continuavo incessantemente a lamentarmi di quanto fosse grigia la città, dello smog.. senza riuscire a focalizzarmi sulle cose che invece avrei rimpianto. Anche qui in Toscana ci sono cose che proprio non mi vanno giù e altre cose venete delle quali ho molta nostalgia; tuttavia sono riuscita a cambiare e ad imparare a guardare le cose nella loro interezza, cercando di analizzare (anche molto matematicamente) gli aspetti positivi e negativi, senza farmi prendere troppo la mano nello spostare la bilancia da una parte o dall’altra soltanto sotto l’impeto di una qualche forte reazione emozionale troppo spesso negativa. Io amo la mia regione e le sue meraviglie ma c’è qualcosa che, ahimè mi spiace dirlo, qui proprio non si trova, qualcosa per cui ho una dipendenza spietata: la zucca. Ora direte voi: “ma certo che si trova, basta andare in un qualsiasi supermercato o fruttivendolo che trovi certe zuccone!”. Eh beh sì, certamente, ma sapete perché non posso comprare quelle belle zuccone?! Per lo stesso principio per cui non compro le zucchine, i peperoni o i pomodori a gennaio, perché sono essenzialmente surrogati pseudoplastici immangiabili e noi in Toscana, Signore e Signori, le zucche proprio non le sappiamo fare! Sarà il clima, la vicinanza del mare, il dialetto toscano che sdegna i semini di zucca che non si sentono stimolati a produrre un bel frutto dalla polpa morbida, saporita e polposa; sarà quel che sarà ma da quando son tornata sono solo riuscita a sognare e ricordare vagamente le deliziose zucche venete. Lì non c’era verso, qualsiasi zucca tu potessi comprare (violina, tonda, lunga, gialla, arancione, verde..) era sempre ottima, il che è veramente importantissimo per chi, come me, la mangia il più al naturale possibile (compresa la buccia). Qui invece neanche a parlarne, già quando le guardi lo senti, sì sì, lo senti proprio a pelle, ti trasmettono una sensazione di finto, di costruito, tanto che pure loro si vergognano di essere lì in esposizione e bollate come vere e proprie zucche. Fortunatamente, come tutte le belle favole della buonanotte, c’è stato un lieto fine; sì perché in un giorno qualsiasi mentre mi aggiravo nel mio negozio bio di fiducia vedo una zucchina, non tanto grande di colore verde scuro. La guardo, mi metto i guanti di plastica e la tocco, la studio e immediatamente provo un senso di calore e felicità: era lei l’avevo trovata (anche se a caro prezzo!)! Così scopro questa qualità di zucche, la “Delica” (che diosanto non è la Mantovana come tutti voi fruttivendoli vi ostinate a dirmi con faccina pseudo sorridente da chi ne sa di più), meravigliosa, arancionissima e che sa di zucca!

La zucca, come le mele ( e un miliardo di altre cose) la mangerei in tutte le salse, ma voglio proporvi il mio modo preferito di gustarla, mi raccomando però dev’essere una zucca veramente buona e di qualità, se no non è buona nemmeno per un passato di verdura.

Ingredienti:

Zucca delica

sale

cumino ( a piacere)

Tagliare la zucca a metà, privarla dei semi (conservateli se volete tostarli, sono buonissimi!) e sciacquarla bene sotto l’acqua corrente, soprattutto la buccia. Tagliarla a pezzi possibilmente simili e metterli in una pirofila. Cospargere la zucca con un pochino di sale e cumino a piacere. Cuocere in forno a 180°-200° per una ventina di minuti circa, finché la forchetta non affonderà bene nella polpa di zucca. Servire come contorno o, in abbondanza, come piatto unico accompagnato a una proteina, magari un delizioso hummus di ceci o uno speziato dahl di lenticchie ;)

Torta salata di patate cipolle e porri

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Durante le cene tra amici, gli apericena casalinghi o le feste, le torte salate non mancano mai (fortunatamente!). Semplici, veloci, perfettamente customizzabili e d’effetto sono una prelibatezza a cui è difficile rinunciare e di cui, ovviamente, vado pazza! Oltre ad essere un ottimo piatto che, quasi sempre, mette d’accordo tutti le torte salate sono anche un favoloso espediente “svuota frigo”, quando, il giorno prima della data designata “alla spesa”, si ha solo qualche pezzo di verdura solitaria che occhieggia nel frigo e, per i più fortunati, magari anche qualche rimasuglio di tofu! Dopo aver visto di recente la quiche della Capra e l’altrettanto favolosa crostata di radicchio di Peanut la voglia di una bella torta salata, croccante e saporita era irrefrenabile. L’occasione di dare sfogo a questo desiderio si è presentata proprio qualche sera fa, in uno di quei momenti pre-giorno di spesa, quando grattare i rimasugli dal frigo e dalla dispensa e mescolarli insieme rimane l’unico modo serio di cibarsi, e mica c’è andata male! :)
Per la pasta :

150 g di farina di grano duro Senatore Cappelli

30 g di farina di tipo 1 Floriddia

20 g di cruschello

un pizzico di bicarbonato

un pizzico di sale

3 cucchiai d’olio di oliva

acqua fredda

Per il ripieno:

1 cipolla bionda media

1 porro

2 patate grandi

sale

pepe

prezzemolo

rosmarino

erbette miste secche

Preparare la pasta mescolando in una ciotola le farine, il cruschello, il pizzico di bicarbonato, il sale e i cucchiai d’olio. Impastare il composto in modo che l’olio venga assorbito donando una consistenza briciolosa alla farina e aggiungere, un cucchiaio alla volta, acqua fredda. Impastare bene fino al raggiungimento della consistenza desiderata e lasciar riposare in frigo per una mezz’oretta. Nel frattempo tagliare grossolanamente la cipolla ed il porro e stufarle in padella con un pochino di acqua e un rametto di rosmarino, cuocendole con il coperchio. Dopo una decina di minuti o poco più aggiungere alle verdure anche le patate tagliate a rondelle di mezzo centimetro circa, aggiungere un pochino d’acqua o brodo vegetale e lasciar cuocere ancora un quarto d’ora. A cottura ultimata delle verdure aggiustare di sale, pepe, prezzemolo tritato ed erbette a piacere. Togliere la pasta dal frigo e stenderla alta circa mezzo centimetro, ricoprire bene una tortiera precedentemente oliata (ho utilizzato una teglia da crostate di 22-24 cm di diametro) e riempire con le verdurine ormai intiepidite, spargendole in modo uniforme. Cuocere a 180° per 30 minuti circa. Servire tiepida, o, anche meglio, fredda; meglio ancora il giorno dopo :)

Buon lunedì!

Questa ricetta partecipa all’iniziativa 100% VEGETAL MONDAY!

http://lacucinadellacapra.wordpress.com/2013/02/18/100-vegetal-monday/

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Burger di ceci e curry

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Sempre per la serie dei burger un abbinamento “orientale” che per me rimane sempre tra i migliori: ceci e curry. Dopo la delusione del fallimentare esperimento delle mie prime briochine con pasta madre, avevo bisogno di tirarmi un po’ su di morale con una ricetta gustosa e dal successo assicurato. Così ho deciso di ripropormi i burgerini di ceci, già sperimentati la scorsa settimana per una cena tra amici, ed il morale si è risollevato immediatamente! Gli ingredienti sono simili a quelli dei burger vegetali di tofu, ma il risultato è abbastanza diverso, infatti oltre al perfetto sposalizio delle spezie orientali con la dolcezza di carota e porro, la pasta vellutata dei ceci è esaltata dalla stuzzicante piccantezza del curry. Se piacciono consiglio di farne in quantità industriale e congelarli, sono veramente comodissimi per un secondo all’ultimo momento o quando si ha poca voglia o tempo per cucinare; giusto giusto per il week-end!

Ingredienti:

200 g di ceci secchi

2 carote

1 o 2 porri

1 cucchiaio di farina di ceci

curry

1/2 cucchiaino di curcuma

erba cipollina secca

sale

pepe

pangrattato o farina di mais

La sera prima mettiamo i ceci ad ammollare in acqua fredda. Il giorno successivo, trascorso il tempo di ammollo, li cuociamo con il metodo preferito (consiglio quello ad assorbimento) e, nel frattempo, tritiamo finemente porri e carote e li mettiamo in padella a stufare con un pochino di acqua. Quando i ceci saranno cotti, versarli direttamente in padella con le verdure e saltare un poco. Aggiungere il curry, la curcuma, l’erba cipollina, il sale ed il pepe e mescolare bene. Quando gli ingredienti saranno ben amalgamati togliere dal fuoco e frullare grossolanamente con il frullatore ad immersione. I ceci sono molto densi quindi aiutarsi con un pochino di acqua di cottura (se ne è rimasta) o aggiungere qualche cucchiaio di acqua, poco alla volta se no si rischia di annacquare tutto. Lasciamo intiepidire il composto e aggiustiamo di sale e spezie e aggiungiamo il cucchiaio di farina di ceci, controllando che la consistenza sia giusta e lavorabile (all’occorrenza aggiungere un goccio d’acqua o farina di ceci). Coprire un piatto con un foglio di carta da forno leggermente oleata e cosparsa (a piacere) con un velo di pangrattato. Ora, con le mani leggermente inumidite, prendiamo una parte dell’impasto e diamo una forma bella cicciotta ai nostri burger (i miei alti circa 1 cm) . Spolverare da entrambi i lati con un pochino di pangrattato e lasciar riposare in frigo per un 20-30 minuti circa. Scaldare un padellino con un velo d’olio e cuocere i burger 5 minuti per lato (con il coperchio).

Buon appetito e buon fine settimana ;)

Tofu strapazzato con curcuma e cipolle al cartoccio

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Devo ammettere che il mio primo incontro con il tofu fu abbastanza traumatico. “Delizioso a tocchetti nell’insalata” decantavano i vari vegan-blog che avevo consultato. Perché non crederci allora?! Questi ne sapranno sicuramente più di me, pensai. Così, dopo aver comprato la mia prima scatola di tofu, tutta fiera, mi avviai verso casa pregustando la mia gustosissima insalatina. A vedersi  il pranzetto era bellissimo e colorato, ma alla prima forchettata il sapore del tofu mi riportò alla mente subito due associazioni: “polistirolo e cartone”. Che dire, ero veramente disperata! Fortunatamente dopo poco ho imparato a trattarlo e ad apprezzarne il sapore e ora, a distanza di anni, lo adoro in ogni salsa, da crudo a cotto, nelle preparazioni dolci o salate, insomma lo metterei da tutte le parti! La cosa bella del tofu è la sua capacità di assorbire salse e spezie come fosse una spugna, il che lo rende veramente un jolly in cucina! Solitamente mi piace saltarlo un po’ nel wok tagliato a pezzettini con qualche verdurina di stagione, ma è buonissimo anche cucinato con le spezie, tipo curry o curcuma, fatto alla piastra, in padella con la salsa di soia, marinato e.. sì, ora lo confermo anche io, a tocchetti nell’insalata!

Questa ricetta è davvero semplicissima e velocissima, una delle mie preferite in questo periodo, dove la dolcezza del porro incontra il sapore orientale e vellutato della curcuma.

Ingredienti per 1 porzione:

1/2 panetto di tofu al naturale

1/2  porro

curcuma

sale

Tritiamo bene il porro e lo mettiamo in una padellina con un dito d’acqua per farlo ammorbidire. Nel frattempo tagliamo il tofu a dadini piccoli e, quando il porro è leggermente stufato, lo aggiungiamo in padella. Allunghiamo con altre due dita di acqua e lasciamo cuocere con il coperchio a fuoco basso per qualche minuto. Dopodiché aggiungiamo circa mezzo cucchiaino (o anche meno a seconda dei gusti) di curcuma, aggiustiamo di sale e mescoliamo bene, in modo che tutti i pezzettini di tofu acquistino un bel coloro giallo dorato tipico della curcuma. Facciamo cuocere qualche altro minuto per far evaporare l’eventuale acquetta e, quando siamo soddisfatti, impiattiamo il nostro tofu strapazzato!

Per le cipolle:

2 cipolle bionde medie

un rametto di rosmarino

sale

pepe

mix di 10 erbette secche

Super semplicissimo: accendiamo il forno a 200° e, mentre arriva a temperatura, mondiamo bene le cipolle e le tagliamo in quattro. Adagiamo i pezzettini su un ampio foglio di carta stagnola e condiamo con sale, pepe, rosmarino ed erbette. Chiudiamo bene il nostro cartoccio e inforniamo per 30-40 minuti, finché le cipolle non saranno belle morbide. Condire con un filo d’olio buono a crudo.

 

Burger vegetali con tofu e verdure

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Sono già due o tre volte che vado al supermercato e metto nel carrello una scatolina (costosissima!) di burger vegetali agli spinaci. Poi, quando arrivo alla cassa, la prendo e la riporto al suo posto nel banco figo, indugio un pochino e alla fine torno in fila, dove nel frattempo sono stata superata da 25 persone. Tutte le volte la stessa storia: ‘sti burger mi fanno una gola terribile ma non appena li metto nel carrello mi sento in colpa. Sarà per il prezzo (troppo alto per due burgerini-ini) o per i conservanti-coloranti-troiaianti sapientemente nascosti; sinceramente di preciso non lo so, ma sta di fatto che c’è qualcosa che mi costringe a non comprarli. “Tanto posso farne a meno” mi dico, però ogni tanto uno zozzo-burger va anche a me e nonostante sia vegetariana da anni sono ancora una novellina in tema di burger e polpette, insomma na vergogna! Allora ho deciso di darmi da fare per soddisfare la mia gola e colmare le mie ignorantissime lacune! E ora con la pancia piena posso dire di essere soddisfatta!!!!

Con queste dosi sono venuti fuori due burger belli cicciotti.

1 panetto di tofu al naturale

1 porro

1 carota

3-4 cucchiai di farina di ceci

pangrattato (a piacere)

1/2 cucchiaino di curcuma

sale

pepe

mix di 10 erbette secche

Tagliare a pezzettini piccoli la carota ed il porro. Stendere un velo di olio in una padella e cuocere le verdure a fiamma bassa, aggiungendo un pochino di acqua per farle ammorbidire. Nel frattempo, in una ciotola, sbriciolare completamente il tofu schiacciandolo con una forchetta.  Aggiungere la curcuma, le erbette, il sale e il pepe e mescolare bene per far amalgamare gli ingredienti. Quando le verdure sono cotte aggiungere il tofu sbriciolato e saltare 2 minuti in padella, mescolando, per far assorbire bene i sapori. Rimettere una parte  dell’impasto nella ciotola e, con il minipimer, tritarlo grossolanamente, cercando di raggiungere una consistenza cremosa. Mescolare poi con l’altra parte del composto (quella non tritata) e aggiungere, uno alla volta, i cucchiai di farina di ceci (o metà farina di ceci e metà pangrattato), fino a che non si raggiunge la giusta consistenza né troppo dura né troppo bagnata, un giusto compromesso che sia lavorabile. Coprire un piatto con un foglio di carta da forno leggermente oleata e cosparsa (a piacere) con un velo di pangrattato. Ora, con le mani leggermente inumidite, prendiamo una parte dell’impasto e diamo una forma bella cicciotta ai nostri burger (i miei alti circa 1 cm) . Spolverare da entrambi i lati con un pochino di pangrattato e lasciar riposare in frigo per un 20-30 minuti circa. Scaldare un padellino con un velo d’olio e cuocere i burger 5 minuti per lato (con il coperchio) . Servire caldi e buon appetito :)

Sfoglia salata di porri per salutare il 2013

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Natale ahimè è già passato e velocemente ci ritroviamo catapultati al 31 di dicembre, con il nuovo anno alle porte. Dell’anno passato non ricordo niente di speciale, ci sono stati ovviamente sia alti che bassi, ma sostanzialmente mi ritrovo a considerare il 2013 come una continuazione ( e presto una conclusione) della mia avventura fuori porta, lontano da casa. Sono invece curiosissima riguardo al 2014, sarà un anno di cambiamenti, novità e credo non pochi ostacoli, ma sono speranzosa e determinata a far funzionare tutto per il meglio affrontando le cose con il giusto atteggiamento. Senza mai smettere di essere positiva e apprezzando quello che la vita mi offre, mantenendo comunque l’attenzione sui miei obiettivi. Lasciandomi alle spalle  quello che è stato mi focalizzo su quello che sarà, sulle mie speranze, i miei sogni e i (non pochi) progetti che ho in mente; questa sera niente festoni, cenoni al ristorante o serate a ballare (proprio no!), solo una semplice cenetta con gli amici: buon cibo, vino, Munchkin e tanto divertimento. Il mio contributo vegetale è con gli spilucchini: l’immancabile hummus, verdure fresche per il pinzimonio, polpettine di cannellini con salsa al curry e una sfoglia salata di porri e cipolle. Le torte salate mi piacciono tantissimo (sia cucinarle che mangiarle, si intende!!), soprattutto questa sfoglina, con porri, cipolle e un po’ di verza tagliata a striscioline avvolti in una crosta dorata, rigorosamente fatta con farine di grani antichi, profumatissime e deliziose. Con queste dosi ho utilizzato una teglia da 22 cm di diametro.

Ingredienti:

per la pasta:

125 g di farina di Grano duro Senatore Cappelli

10 g di cruschello o di crusca

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

acqua

per il ripieno:

2 bei porri

2 cipolle bionde grandi

mezza verza di media grandezza

sale

pepe

erbe e spezie a piacere

Prima di tutto si prepara il ripieno. Affettare grossolanamente porri e cipolle e metterli a stufare in padella con un pochino di acqua, giusto per non farli attaccare. Cuocere qualche minuto con il coperchio e aggiungere la verza tagliata a striscioline, aggiustare con sale e pepe e continuare a cuocere a fuoco basso (sempre con il coperchio). Nel frattempo si prepara la pasta; mescolare farina e crusca e aggiungere un cucchiaio di olio. Di seguito aggiungere anche l’acqua, pian pianino, finché non raggiunge la giusta consistenza (ne dovrebbe bastare la metà della farina, ma dipende sempre dal tipo di farina che si usa). Spolverare con un pizzico di sale, pepe e, se ci va, erbe aromatiche (io ho messo un po’ di erba cipollina). Impastare per bene e stendere la pasta sottile sottile cercando di raggiungere una dimensione maggiore della base della nostra teglia.   La pasta in più è necessaria, non va tolta, servirà dopo per rigirare i bordi sul ripieno. Adagiare la sfoglia nella teglia precedentemente coperta di carta da forno e far aderire bene alla base. Quando le verdure saranno appassite per bene aggiustare di sale, pepe e spezie varie e lasciar intiepidire. Dopodiché trasferire le nostre verdurine nella teglia, livellare per bene e rigirare i bordini. Ora la nostra torta è pronta per essere infornata a 180° per una mezz’oretta-40 minuti, dipende dalla potenza del vostro forno. Servire fredda e buon appetito :)

Ps. più avanti farò un post sull’autoproduzione del pane  con farine di grani antichi (ovviamente con pasta madre). Ma se qualcuno fosse curioso (sisi dai, siate curiosi, ne vale davvero la pena!) lascio il link della pagina dedicata all’Azienda Biologica Floriddia, dove mi servo per le farine (e per un sacco di altre cose deliziose) http://www.ilmulinoapietra.it/ , un meraviglioso posto in mezzo alle colline toscane, dove grani antichi, qualità e amore per la terra fanno da padroni!

Buona cena, buona fine dell’anno e buon inizio! E mi raccomando niente botti!!