Necci toscani alla crema di pere, vaniglia e nocciole caramellate

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Bisogna fare attenzione a ciò che si desidera. Questa è una delle prime lezioni che ho imparato guardando ‘Labyrinth’, un vero gioiello della cinematografia. Quando da bambina mi trovavo a desiderare ardentemente che qualcosa cambiasse o che le situazioni si evolvessero in maniera diversa mi tornava sempre in mente la scena di quando Sarah esprime il desiderio di sbarazzarsi del fratellino piccolo in modo da riacquistare la felicità perduta e, inaspettatamente, questo viene esaudito.  A quel punto allora iniziavo a provare un po’ di paura ma soprattutto ero scossa dall’adrenalina e dalla curiosità: cosa sarebbe successo se il Re dei goblin mi avesse portato nel suo labirinto? Sarei rimasta con lui oppure sarei tornata a casa dalla mia famiglia? Tutte domande emblematiche ed esistenziali per una bambina che credeva nei propri desideri ma non voleva deludere la sua famiglia scappando con il Re dei goblin, che dilemma!

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Gli anni sono passati e a poco alla volta ho dimenticato questa importante lezione tanto da ritrovarmi alle porte del labirinto o, meglio, davanti alle due porte sorvegliate dai guardiani che mi accolgono con quel terribile indovinello e io, per la cronaca, non sono mai stata brava con gli indovinelli. Quindi che fare?! Beh nient’altro se non rimboccarsi le maniche e cercare di uscire dal labirinto e, come Sarah prima di me, fortunatamente posso contare sull’aiuto di molti compagni che passo dopo passo, svolta dopo svolta, stanno uscendo insieme a me da questo enorme rompicapo. Durante il mio viaggio ho comunque fatto delle conoscenze interessanti, come quella di un carinissimo e ospitale Vermetto che, tra una chiacchiera e l’altra, allietandomi con i più disparati aneddoti mi ha svelato la ricetta per una crema alle pere strepitosa che ho subito pensato di riproporre accompagnata ai necci, una sorta di crepes preparate con farina di castagne, tipiche toscane. Solitamente sono accompagnate con la ricotta o con i miele ma ho preferito stravolgere le tradizioni e proporre un ripieno più leggero, naturalmente dolce, aromatizzata alla vaniglia e con una componente croccante data dalle nocciole caramellate. Sicuramente il viaggio dentro al labirinto ha portato i suoi frutti ;)

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Ingredienti per 4 necci:

100 g di farina di castagne (per me dell’Azienda Agricola Cerasa della Garfagnana)

170 ml di acqua

Ingredienti per la crema:

200 g di pere mature

2 cucchiai di malto di riso

30 g di nocciole tritate

200 ml di acqua

30 g di farina di riso

mezza stecca di vaniglia

Per prima cosa si prepara l’impasto dei necci: basta setacciare la farina di castagne in una ciotolina e aggiungere acqua poco alla volta mescolando con una frusta per non creare grumi. Scaldare una padella antiaderente a fuoco medio e, quando sarà bella calda, adagiare mezza mestolata di composto inclinando la padella come si fa con le crepes (il composto è più viscoso di quello delle crepes quindi non c’è da preoccuparsi se i nostri necci assomiglieranno di più a dei grandi pancake schiacciati :b è tutto regolare) cuocendole una trentina di secondi per lato. Procedere in questo modo fino ad esaurimento dell’impasto. Nel frattempo prepariamo la crema: tagliamo la pera a pezzettini, uniamo un cucchiaio di malto di riso, i semini di mezza stecca di vaniglia  e frulliamo con il frullatore ad immersione. Trasferiamo la purea di pere in un pentolino a iniziamo a scaldarla a fuoco basso. Sciogliamo 30 g di farina di riso con 200 ml di acqua e aggiungiamoli poco alla volta alla purea di pere che sarà ormai bella calda. Mescoliamo la crema energicamente con una frusta finché non sarà mediamente densa e mettiamola da parte. Sciogliamo in un padellino antiaderente il restante cucchiaio di malto e ricopriamolo con le nocciole tritate. Facciamo andare a fuoco medio mescolando spesso fino a che le nocciole non avranno acquisito un colore brunito e saranno caramellate. Aggiungerle alla crema di pere e vaniglia e mescolare bene per far amalgamare il tutto. A questo punto si può procedere con il montaggio: spalmiamo i necci con la crema di pere, vaniglia e nocciole e ripieghiamoli come più ci piace, che sia a cannellone, a crespella o direttamente a metà. Servire caldi accompagnati da un buon tè, per una colazione energica o una golosa merenda!

“con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Ottobre da In cucina con Fischio“.

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Pandolcini autunnali all’uva e tanta voglia di cambiare

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Succede che, ogni tanto, c’è bisogno di cambiare, di stravolgere le proprie abitudini e in alcuni casi anche la propria vita. Prima abbiamo iniziato con il trasloco in un nuovo appartamento, il mese scorso ho cambiato colore di capelli, due settimane fa ho fatto un nuovo tatuaggio e infine ho intenzione di cambiare lavoro. Ho più volte espresso la volontà di fare nuove esperienze, mettermi alla prova e, se possibile, cambiare stile di vita ma tutte le volte sono sempre rimasta lì, tra il fare e non fare, nel mezzo del niente massacrandomi la testa con dubbi, incertezze e paure che non mi hanno permesso di prendere alcuna decisione. Così sono rimasta dov’ero, statica, senza apportare i cambiamenti necessari per essere veramente felice, senza riuscire ad accettare al centro per cento la mia situazione ma senza la forza di riuscire a cambiarla. Vista da un punto di osservazione esterno è una situazione al quanto stupida con una soluzione altrettanto elementare: se vuoi, automaticamente puoi raggiungere gli obiettivi che desideri, è semplice. Ma se io non sapessi veramente cosa voglio? Se avessi un muro di sensi di colpa e incertezze che non mi permette di andare al di là per vedere le cose con chiarezza? Se poi questa cosa la tieni dentro finisce che ne sei consumato e inizi a ragionare secondo una sorta di loop senza via d’uscita.

Dopo settimane e settimane di dubbi sto a poco a poco riuscendo a dirigermi verso l’uscita di questo tunnel troppo buio, sto trovando il capo di quel filo tanto aggrovigliato introno al mio cervello e sto cercando di dargli un senso. Sarà perché si avvicinano le ferie, perché finalmente sono riuscita ad aprirmi con le mie persone, a comunicare loro in mio disagio, ricevendo tutto l’amore possibile e una mano tesa pronta a darmi l’aiuto necessario per rialzarmi, sarà perché sono tornata, anche solo per un giorno, nella mia vecchia palestra ad allenarmi con le mie favolose trainer, sarà perché è più fresco, sarà per l’uva fragola o sarà perché non lo so ma sto prendendo in mano la situazione cercando di imboccare una strada diversa, chissà che non basti questo a chiarirmi le idee. Sinceramente lo spero, ma in alcuni casi la speranza non basta, bisogna indirizzare il proprio destino e le proprie energie con la volontà di raggiungere l’obiettivo prefissato. Come quando vai a correre o fai gli squat, non ti fermi certo a metà ma vai fino in fondo, no pain no gain, sempre e comunque!

Parlando di cose sicuramente più golose oggi condivido questi pandolcini/biscottoni all’uva nera, che tanto mi ricordano gli autunni quando ero bambina e mio padre mi portava a casa la schiacciata con l’uva, dolce autunnale tipico toscano. Non volevo preparare una vera schiacciata  né una pasta di pane, bensì cercare di riprodurre l’effetto panoso della pasta in concerto con la morbidezza e la dolcezza dell’uva nera  Così dopo qualche prova sono nati questi pandolcini ripieni che sono una via di mezzo tra dei biscottoni e dei panini,  sempre senza glutine, latticini e, questa volta, senza zucchero, 100% vegetali.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di ricette “Un dolce Senza è buono per tutti” del blog Senza è Buono

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Ingredienti per 6 pandolcini:

130 g di farina di riso

90 g di farina di mais fioretto

130 g di farina di ceci

70 ml di succo d’uva concentrato

uva nera (prendetene tanta perché in ogni caso finisce sempre troppo presto!)

50 ml di olio di mais

45 g di mandorle tritate finemente

50 ml di acqua tiepida

16 g di cremor tartaro

un pizzico di sale

un pizzico di bicarbonato

Mescolare insieme farina di riso, mandorle tritate finemente, farina di mais e cremor tartaro. Aggiungere un pizzico di sale, di bicarbonato e il succo concentrato d’uva. Iniziare a mescolare e aggiungere anche l’olio a filo e di seguito l’acqua, poco alla volta (potrebbe anche non servire tutta) fino a che non si ottiene un impasto morbido. Aggiungere ora la farina di ceci cercando di farla assorbire dal composto impastandolo con vigore ed energia! Quando la farina di ceci sarà stata completamente mangiata dal panetto dividerlo in 12 palline. Prenderne una, schiacciarla e rialzare un pochino i lati, creando una sorta di ciotolina. Adagiare una manciata di uva nera dentro la ciotolina di pasta e coprirla con un’altra pallina già schiacciata, premere bene sui lati in modo da sigillarla a dovere, appiattire leggermente la parte superiore del coperchio e coprire con altra uva (questa leggermente incisa in modo che rilasci il succo sulla superficie). Procedere allo stesso modo fino a esaurimento delle palline. Infornare a 180° per 30/35 minuti. Lasciar raffreddare e gustare, il Troll li consiglia vivamente!

Buon autunno dal sapore toscano  ♥

Arriva l’olio novo ed è subito zuppa alla fratoiana

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Con l’arrivo del freddo i piatti che in assoluto prediligo sono quelli a base di zuppe, passati di verdura, minestroni, creme più o meno dense, frullate o ricche di pezzettoni golosi, con legumi o cereali. Così quasi ogni sera metto in pentola qualche verdura a pezzi, due manciate di legumi, spezie ed erbe e lascio cuocere tutto per una mezz’oretta, assaporando il dolce profumo che si diffonde nell’aria. In realtà questo post doveva essere dedicato alla meravigliosa giornata trascorsa a Cerasa a raccogliere le castagne del mio alberello adottato, il caro Raimondo, e agli gnocchetti che ho preparato con i suoi favolosi frutti. Solo che sto ancora aspettando l’ingediente segeto senza il quale la ricetta non può essere completata, un’ingrediente profumatissimo, vegetariano e cruelty free, preso quasi drettamente dalle stesse mucchine che questo meraviglioso produttore adora e chiama nome per nome. Nel prossimo post vi dirò sicuramente di più riguardo a questo angolo di pace che lui chiama quotidianità ma che per noi ‘cittadini’ si avvicina molto al paradiso: un posto sui colli toscani circondato da mucche, cani e micetti, vitelline, uliveti, orti e una vista bellissima. Sì, ve ne parlerò sicuramente e vedrò di riuscire anche a rubare qualche scatto, ma nel frattempo vi invito a sedervi, rilassarvi e a gustarvi il mio comfort food salato del periodo invernale. Siete pronti?! Perché faremo un vero viaggio nella toscanità, con una bella zuppa alla frantoiana condita con abbondante olio novo, pizzichino, dal verde smeraldo lucentissimo e intenso. Anche se, devo essere sincera, la mia zuppa non è fedelissima all’originale, mancano le erbette di montagna e non ho utilizzato l’olio delle colline lucchesi ma di quelle pistoiesi (un IGP biologico e buonissimissimo prodotto da un amico). A questo punto potrete pensare di essere stati presi in giro, ma non temete, non agitatevi, sedetevi di nuovo comodamente sulla seggiolina e iniziate col gustarvi un buon bicchiere di rosso, io arrivo subito con una porzione fumante di zuppa alla frantoiana, leggermente riadattata ma comunque fatta con amore, cuore e mani toscane direttamente da una toscana, e allora che volete di più toscano di così?! ;)

Ingredienti (4 persone):

500 g di fagioli borlotti secchi

4 carote

2+1 spicchi d’aglio

2 cipolle (una bionda e una rossa)

3 coste di sedano (con le foglie)

2 mazzetti di cavolo nero

1/2 cavolo verza piccolo

1 barattolo di passata di pomodoro

timo

alloro

erba cipollina

rosmarino

erbette di montagna (se le avete)

sale

pane integrale a lievitazione naturale (o senza glutine per la versione gluten free)

Mettere i fagioli a bagno la sera prima in modo che si ammorbidiscano. Il giorno dopo preparare il brodo per cuocere i fagioli con una carota, le foglie del sedano, 1/2 cipolla rossa, 2 foglie di alloro, il sale e qualche rametto di rosmarino; aggiungere i fagioli e lasciar bollire finché non saranno completamente cotti. A questo punto prelevare un terzo dei fagioli e metterli da parte, togliere la foglia di alloro , la parte dura dei rametti di rosmarino e frullare il tutto. Nel frattempo tagliare finemente l’aglio, il resto delle cipolle e lasciarli cuocere qualche minuto in una casseruola con un filo d’olio. Aggiungere le carote tagliate a pezzettini, le coste di sedano, il cavolo nero e la verza, tutto tagliato finemente e aggiungere la passata di pomodoro. Mescolare bene e aggiungere anche il brodo con i fagioli frullati, aggiustare di sale, aggiungere il timo, le erbette di montagna, l’erba cipollina sminuzzata e lasciar cuocere per almeno una mezz’ora/ quaranta minuti. A cottura quasi ultimata aggiustare di sale e aggiungere i fagioli interi precedentemente messi da parte. Nel frattempo tostare le fette di pane e strusciarle leggermente con uno spicchio d’aglio. Trascorsi dieci minuti spegnere la zuppa servire: adagiare una fetta di pane agliato e abbrustolito per piatto, versare la zuppa e finire con un giro generoso di olio buono e novo!

Buon appetito ;)

Bagni di Gong e ispirazioni toscane al cavolo nero

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Chi di voi ha mai fatto un Bagno di Gong? No, non è il nome dell’ultimo bagnoschiuma di Lush né questo fantomatico bagno necessita di immersioni in acqua calda, con Bagno di Gong si intende una sessione meditativa di massaggio sonoro, dove il partecipante è  immerso in un oceano di vibrazioni prodotte da speciali gong, i gong planetari, che vengono sintonizzati con la frequenza base del pianeta corrispondente. L’ascoltatore quindi non deve far altro che sdraiarsi, lasciarsi andare e rilassarsi con il profondo e pieno suono dei gong. Le vibrazioni del gong sintonizzano il nostro corpo con frequenze benefiche che portano le cellule a rigenerarsi, il corpo rilascia la rigidità quotidiana e si rilassa, si rinnova l’armonia e la creatività è ampiamente stimolata. Durante l’intera sessione (un’ora e mezza circa) siamo sottoposti a sensazioni uniche dove il corpo e l’anima vengono completamente coccolati e massaggiati, anche se non sempre in maniera piacevole, possiamo sentire ogni minimo muscolo, ogni sensazione è amplificata e i pensieri si proiettano e si ingarbugliano fino a creare nuove combinazioni geniali. Le sensazioni sono ovviamente soggettive, ma non posso negare che è stata un’esperienza magica, e per tutto questo devo ringraziare mia sister-friend Viola, che mi ha dato modo di partecipare a questa bellissima esperienza organizzata dalla sua maestra di yoga.  Le Planetarie (così si facevano chiamare le suonatrici di gong) dicevano che il lavoro di questa meditazione non era soltanto immediato ma si sarebbe protratto nel tempo e manifestato con coincidenze, realizzazioni di speranze o desideri, novità o, ancora, momenti di ispirazione e creatività. La mia natura pratica non mi fa completamente abbandonare alla cieca credenza in tutti questi cambiamenti, ma sono sicura che qualcosa è cambiato, anche di poco, che sia forse quel minuscolo puntino in più di fiducia in se stessa? O magari l’ispirazione per la ribollita al cavolo nero? Beh anche la cucina è arte e creatività, quindi non mi stupirei se i gong mi avessero ispirato a fare una delle cose che più mi piace; anche se lo zampino del fruttivendolo questa volta è stato notevole!

Ingredienti:

pane toscano raffermo

1 carota

1 cipolla bionda

1/2 porro

1 gambo di sedano

2 patate

un mazzo di cavolo nero (abbondante)

300-400 g di passata di pomodoro

250 fagioli cannellini lessati

1 foglia di alloro

salvia

rosmarino

sale e pepe

Tagliare la cipolla, il porro, la carota, le patate e il gambo di sedano e far soffriggere qualche minuto con un cucchiaio di olio evo. Aggiungere anche le foglie di cavolo nero, lavate bene e tagliate a striscioline fini, chiudere con il coperchio e lasciar cuocere ancora qualche minuto. Frullare 2/3 dei cannellini precedentemente lessati, aggiungerli alle verdure in pentola assieme alla polpa di pomodoro, il rosmarino, l’alloro e la salvia, chiudere nuovamente con il coperchio e far cuocere per almeno 30-45 minuti. A questo punto, per renderla più cremosa ho dato una frullatina a circa 1/3 della verdura (ma ina eh! giusto due secondi), aggiungere i fagioli rimasti, il sale, il pepe e cuocere ancora per una mezz’ora. A cottura ultimata aggiustare di spezie, aggiungere i pezzi di pane e  lasciar riposare la ribollita fino al giorno dopo, in modo che si insaporisca bene. Riscaldare la zuppa prima di servirla e condire con un bel giro di olio buono.

Buon appetito e buon inizio settimana ;)

 

I cenci di Carnevale al forno

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Qui in città l’aria di Carnevale era palpabile (o odorabile!) già dopo le feste di Natale, quando, sfornata l’ultima mandata di befanini, la friggitrice dei bar, dei panifici o delle pasticcerie era già stata accesa per iniziare l’incessante produzione di frittelle. Eh si, loro non hanno proprio perso tempo e noi , chi deliziato chi disgustato, ci siamo ritrovati a respirare un’aria satura di fritto oltre che di smog. Non sono mai andata matta per le fritture (a meno che non si parli di un frate caldo coperto di zucchero, a quello non resisto!) o per le frittelle ripiene di ogni sorta di crema, riso o cioccolata, ma c’è un dolcino  buono buono che  mi ricorda i carnevali trascorsi di quando ero bimba. Sto parlando dei cenci, ma quelli che faceva mamma, così buoni da non sembrare neanche fritti e questa piccola bambina aspettava impaziente che fossero pronti e belli caldi per poterne spazzolare più di quanti ne potesse tenere in pancia, riempiendosi tutta di zucchero a velo dalla testa ai piedi. Da queste parti al nord li ho sentiti chiamare crostoli, sfrappole e in modo a me più familiare, chiacchiere, ma comunque si chiamino il concetto rimane lo stesso. Tuttavia, lungi dal preparare qualcosa di fritto in questo piccolo appartamentino, sono anni che non gusto un bel cencio croccantoso e zuccheroso e con l’arrivo di febbraio  la voglia di è fatta ri-sentire; ma come la risolvo con il fritto?! Fortuna che mi sono venute in aiuto ricette di fantastiche blogger che aggirano perfettamente il mio problema: cenci al forno! La ricetta è del blog Briciole di Cesca ripresa anche su Straight edge Fam (due blog deliziosi!) e i cenci che si ottengono, come anche già detto dalle food blogger, hanno una consistenza un pochino più biscottata rispetto a quelli fritti, ma, a parer mio, sono ancora più buoni, provare per credere, e via di cenci vegan al forno!!!!

Ingredienti:

300 g di farina

50 g di maizena

70 g di zucchero grezzo di canna

50 g di olio d’oliva

30 g di grappa

130 ml di latte di soia

1/2 bustina di lievito per dolci

un pizzico di sale

scorza grattugiata di un limone bio

zucchero a velo

In una ciotola mescoliamo la farina, la maizena, il lievito, lo zucchero, la scorza del limone e il pizzico di sale. Aggiungiamo l’olio, la grappa e il latte poco alla volta sempre mescolando e per finire impastiamo con le mani fino ad avere un impasto compatto e non appiccicoso. Mettiamo a riposare in frigo per 30 minuti. Togliamo l’impasto dal frigo e lo dividiamo in 4 o più parti e le tiriamo fini fini con il mattarello o con la macchina per la pasta, con taaanta taanta pazienza. Ora  con la rotellina tagliapasta ondulata ritagliamo i nostri cenci. Possiamo fare delle striscine lunghe o dei rettangoli, rombi, nodi .. tutte le forme che vogliamo, basta che la pasta sia sottile, così che vengano belli scrocchiosi. Adagiamo  i cenci su una teglia coperta di carta da forno e inforniamo a 180° per 10 minuti, finché la superficie non inizierà a dorarsi. Lasciar raffreddare e cospargiamo di zucchero a velo. 

Buon Carnevale veg-hobbit :)

Il castagnaccio toscano

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Lo so, l’autunno è già passato da un po’, ma  questo clima mite è ingannevole e sembra volermi far credere d’essere ancora in ottobre. Quindi quale momento migliore di questo per qualche esperimento con la farina di castagne?! Rimane solo da scegliere la ricetta da cucinare, il che non è cosa da poco, visto che vorrei provarne a centinaia; dai biscotti agli gnocchi, ai necci o,  perché no, una super morbidissima torta?!  Ma alla fine, tanto per rimanere sul tradizionale,  decido per un bel castagnaccio toscano, un dolce tipico che rievoca tanti bei ricordi. Apro allora il sacchetto della farina castagna e immediatamente vengo inebriata da un dolcissimo profumo autunnale, così intenso da non farmi più smettere di annusare; con la testa direttamente infilata nel sacchetto eh! Quando finalmente riesco a staccare (tristemente) la testa dal sacco di farina, mi metto sotto con la preparazione. La ricetta è davvero semplicissima, però è indispensabile ricordare che, visto che non è prevista l’aggiunta di zucchero, è necessario avere la farina di castagne perfetta, dolce e profumata, una farina che, soltanto annusandola, ti lascia il sapore delle caldarroste in bocca; non quelle da supermercato insomma. Trovata la farina adatta (io l’ho presa alle Molina, vicino Stazzema, ma in alternativa c’è quella della Garfagnana, buonissima!) ero pronta  per la sperimentazione e, di sicuro, con una farina così buona le possibilità di far venir fuori un troiaio erano pressoché inesistenti  :b

Ingredienti:

200 g di farina di castagne (di Neccio della Garfagnana o una buona, ma buona sul serio)

25 g di pinoli

25 g di uvetta (io l’ho omessa)

un rametto di rosmarino

un pizzico di sale

Olio extravergine di oliva

Acqua

Setacciare la farina di castagne in una ciotola ampia e aggiungere il pizzico di sale. Versare acqua quando basta, mescolando bene con una frusta per non creare grumi (io ne ho aggiunto circa 350ml, a occhio). L’impasto deve risultare liscio e omogeneo, quasi simile a quello delle crepes. Di seguito aggiungere una parte dei pinoli, una di uvetta e qualche foglia di rosmarino, sempre mescolando. Scegliere una teglia dai bordi bassi  (tipo quelle da pizza) da 28 cm di diametro circa, oliarla per bene e versare il composto, stando attenti a mantenere il composto alto un centimetro e non di più.. Decorare con i restanti uvetta, pinoli e rosmarino. Infornare per 30-40 minuti a 180°. Il dolce è pronto quando i sulla superficie  appaiono le crepe tipiche del castagnaccio ed i pinoli sono ben tostati. Si mangia sia tiepido che freddo, ed è superfluo dire che è favoloso in entrambe le varianti ;)

I cantucci (quasi) di casa

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Ultimamente, tra le ore dedicate allo studio e quelle  passate con l’influenza, sono mancati sia il tempo che  energie per le sperimentazioni culinarie; ma, resuscitata dalla febbre (grazie alla partecipazione straordinaria di un valoroso combattente che, incurante di moccio e germi, mi ha preparato colazione e medicine tutti i giorni!) e con l’esame alle spalle (di cui aspetto ancora il risultato.. incrociamo le dita!) sono prontissima a ritagliarmi qualche momentino per buttarmi a pesce tra i fornelli.

Da buona toscana vado matta per la tradizione eno-gastronomica e culinaria che offre la mia bella regione. I piatti, nonostante la grande presenza di pesce e di carne, sono molto vari e non mancano mai quelli a base di legumi o di pane; dopotutto si parla di cucina povera, nonché la migliore in assoluto, a mio parere. C’è stata quindi la volta della cecina, della pappa al pomodoro con il cantuccio di pane avanzato, le bollenti zuppe multicolor di cereali e legumi.. ma non mi ero ancora cimentata nella preparazione dei tipici biscotti di Prato: i famigerati cantuccini. Ecco, devo però dire in tutta sincerità che di biscotti di Prato come quelli del Mattei non ce n’è in giro, nossignore! Ma essendo qui, lontano lontano mi arrangio come posso e provo a creare il mio cantuccino; che sì, ha i sapori di casa, ma con gli ingredienti che scelgo io. Quindi sciò alle farine e agli zuccheri raffinati e benvenute fibre e zucchero grezzo. Una piccola premessa; lo zucchero, essendo grezzo di canna, ha un sapore molto forte che tende quasi a dissimulare le mandorle. La prossima volta credo che diminuirò un po’ lo zucchero e metterò del miele di acacia, molto più leggero. La ricetta originale di per se ha le uova (solo farina, mandorle, zucchero e uova), ma le ho omesse; per veganizzare basterà solo sostituire il malto al miele (forse il più azzeccato è quello di riso).

Ingredienti

200 g di farina tipo 1

80 g di mandorle leggermente tostate in forno

90-100 g di zucchero (meglio diminuire la dose sostituendo con un pochino di miele)

10 g di miele (io ho usato il Miele di Cansiglio della Rigoni di Asiago)

un cucchiaino di polvere lievitante

2 cucchiai di olio di oliva

un cucchiaio di vino rosso (meglio Vin Santo ma non ce l’avevo, vergogna!)

scorza di limone a piacere (io ho omesso)

acqua

Mescolare la farina con lo zucchero, il lievito e aggiungere di seguito le mandorle tostate. Nel frattempo mescolate l’olio con il miele, il vino e due cucchiai d’acqua. Versate gli ingredienti liquidi nella ciotola dei secchi e mescolate. Aggiungere acqua finché la consistenza che si raggiunge non è simile (vagamente) alla frolla. Insomma non deve appiccicare ma neanche essere farinosa per intendersi. Formare due filoncini di non più di 6 cm circa (evitate di fare come me, che con un filoncino solo mi sono venuti cantucci XL!) e adagiarli sulla teglia ricoperta di carta da forno, distanziandoli di circa 5-6 cm. Spennellare la superficie con miele e acqua o con latte di soia. Infornare a 180° per un 20-25 minuti (io 170° per 35 minuti). A cottura ultimata tirare fuori la teglia e, con un bel coltello da pane, tagliare i filoncini ancora tiepidi di traverso (dando ai biscotti la tipica forma dei cantucci) di uno spessore di circa 1 cm. Disporre i biscotti “sdraiati” sulla teglia e tostarli un 5-10 minuti in forno. Far raffreddare e buon appetito! Buonissimi inzuppati nel Vinsanto, da soli, o con il tè!

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