Burgerini senza glutine di fagioli e zucca con salsa al radicchio, cipolla e mele

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Lo scorso ottobre decisi di cambiare endocrinologo per affidarmi ad un professionista nel campo della tiroide. Le analisi da fare furono molte e lunghissime ma, ancor prima di visitarmi mi disse che avrei dovuto eliminare completamente il glutine dalla mia dieta. Per me quello fu un vero e proprio shock. Adoro il pane, la focaccia e la pizza, rinfrescavo settimanalmente la pasta madre ed ero solita panificare a casa con molta frequenza e tutto questo era andato in frantumi nel giro di mezzo secondo. Certo, l’uomo non vive di solo pane, ma per una che preferisce un pezzo di focaccia a una fetta di torta abituarsi a un regime alimentare del genere può essere molto difficile. Non potevo pensare niente di più sbagliato, con il senno di poi posso ammettere che eliminare il glutine è stata letteralmente una benedizione, il mio corpo si è risvegliato dal torpore, le mie energie si sono fatte più presenti e la stanchezza è stata debellata. In generale, anche se all’inizio, come succede in tutte le disintossicazioni, è stata dura ora sto notando i macroscopici cambiamenti del mio corpo e i benefici apportati dal cambiamento di dieta priva di glutine e quasi priva di carboidrati (a parte quelli presi dalle verdure e dalla frutta). Tuttavia una volta ogni tanto, non essendo allergica, una birra me la concedo, o un pezzettino minuscolo di pane con l’olio novo (un vizio al quale ho ceduto giusto l’altra sera, quando un amico ci ha portato una bottiglina di olio novo che aveva spremuto al suo frantoio il pomeriggio stesso, squisito!!!). Il pane e la focaccia mi mancano ma posso farne a meno, il seitan idem, quando voglio straviziare con un dolce posso prepararlo senza glutine ma come fare per quanto riguarda i miei burger? Beh cos’altro se non armarsi di tanta pazienza e voglia di sperimentare per creare una nuova versione tutta gluten free?! Le prove sono state molteplici ma alla fine ne sono venuta a capo con questi burger dal sapore autunnale che si sposano perfettamente con questa salsina di radicchio e mele, dove l’amaro viene copensato dalla dolcezza della frutta.

Non facciamoci mai scoraggiare dai cambiamenti, per quanto possa sembrare che ci cambino la vita, che ci impediscano di vivere come abbiamo fatto fino ad ora quasi sempre si tratta di cambiamenti positivi che, alla lunga, daranno i suoi frutti ed è proprio in quei momenti che, guardandoci indietro, possiamo essere felici del cammino percorso e sentirci soddisfatti per non aver mollato!

“Con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Settembre da Senza è buono”.

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Ingredienti per 7 mini burger:

250 g di fagioli secchi già ammollati e cotti

250 g di zucca cotta al vapore o al forno

2 cucchiai abbondanti di farina di ceci

sale

1 cucchiaio di battuto di rosmarino e aglio

farina di mais per la panatura

Per la salsina:

1 cipolla bionda

1/2 mela

4 foglie di radicchio

Dopo aver cotto sia i fagioli che la zucca eliminare la buccia da quest’ultima (se non fosse stato fatto previa cottura) e frullate grossolanamente il composto. Aggiungere il pesto di rosmarino e aglio, il sale e lasciar raffreddare per bene. Quando il composto sarà ben freddo aggiungere la farina di ceci, mescolare bene ed iniziare a fare delle palline con le mani, che andranno successivamente schiacciate e impanate con la farina di mais. Nel frattempo tritare finemente la cipolla, la mela e metterle a cuocere in un padellino antiaderente senza aggiungere liquido, solo un pizzico di sale. Mescolare spesso e dopo circa 5 minuti aggiungere il radicchio tagliato a striscine fini, lasciar cuocere per almeno altri 5 minuti mescolando frequentemente. Quando le verdure saranno stufate per bene frullarle con il frullatore ad immersione aiutandosi con uno o due cucchiai di acqua. La nostra salsina ora è pronta. Scaldare un padellino antiaderente con un cucchiaino di olio e cuocere le polpettine due minuti per lato. Servire freddo o calde accompagnate alla salsina agrodolce :)

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Pandolcini autunnali all’uva e tanta voglia di cambiare

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Succede che, ogni tanto, c’è bisogno di cambiare, di stravolgere le proprie abitudini e in alcuni casi anche la propria vita. Prima abbiamo iniziato con il trasloco in un nuovo appartamento, il mese scorso ho cambiato colore di capelli, due settimane fa ho fatto un nuovo tatuaggio e infine ho intenzione di cambiare lavoro. Ho più volte espresso la volontà di fare nuove esperienze, mettermi alla prova e, se possibile, cambiare stile di vita ma tutte le volte sono sempre rimasta lì, tra il fare e non fare, nel mezzo del niente massacrandomi la testa con dubbi, incertezze e paure che non mi hanno permesso di prendere alcuna decisione. Così sono rimasta dov’ero, statica, senza apportare i cambiamenti necessari per essere veramente felice, senza riuscire ad accettare al centro per cento la mia situazione ma senza la forza di riuscire a cambiarla. Vista da un punto di osservazione esterno è una situazione al quanto stupida con una soluzione altrettanto elementare: se vuoi, automaticamente puoi raggiungere gli obiettivi che desideri, è semplice. Ma se io non sapessi veramente cosa voglio? Se avessi un muro di sensi di colpa e incertezze che non mi permette di andare al di là per vedere le cose con chiarezza? Se poi questa cosa la tieni dentro finisce che ne sei consumato e inizi a ragionare secondo una sorta di loop senza via d’uscita.

Dopo settimane e settimane di dubbi sto a poco a poco riuscendo a dirigermi verso l’uscita di questo tunnel troppo buio, sto trovando il capo di quel filo tanto aggrovigliato introno al mio cervello e sto cercando di dargli un senso. Sarà perché si avvicinano le ferie, perché finalmente sono riuscita ad aprirmi con le mie persone, a comunicare loro in mio disagio, ricevendo tutto l’amore possibile e una mano tesa pronta a darmi l’aiuto necessario per rialzarmi, sarà perché sono tornata, anche solo per un giorno, nella mia vecchia palestra ad allenarmi con le mie favolose trainer, sarà perché è più fresco, sarà per l’uva fragola o sarà perché non lo so ma sto prendendo in mano la situazione cercando di imboccare una strada diversa, chissà che non basti questo a chiarirmi le idee. Sinceramente lo spero, ma in alcuni casi la speranza non basta, bisogna indirizzare il proprio destino e le proprie energie con la volontà di raggiungere l’obiettivo prefissato. Come quando vai a correre o fai gli squat, non ti fermi certo a metà ma vai fino in fondo, no pain no gain, sempre e comunque!

Parlando di cose sicuramente più golose oggi condivido questi pandolcini/biscottoni all’uva nera, che tanto mi ricordano gli autunni quando ero bambina e mio padre mi portava a casa la schiacciata con l’uva, dolce autunnale tipico toscano. Non volevo preparare una vera schiacciata  né una pasta di pane, bensì cercare di riprodurre l’effetto panoso della pasta in concerto con la morbidezza e la dolcezza dell’uva nera  Così dopo qualche prova sono nati questi pandolcini ripieni che sono una via di mezzo tra dei biscottoni e dei panini,  sempre senza glutine, latticini e, questa volta, senza zucchero, 100% vegetali.

Con questa ricetta partecipo alla raccolta di ricette “Un dolce Senza è buono per tutti” del blog Senza è Buono

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Ingredienti per 6 pandolcini:

130 g di farina di riso

90 g di farina di mais fioretto

130 g di farina di ceci

70 ml di succo d’uva concentrato

uva nera (prendetene tanta perché in ogni caso finisce sempre troppo presto!)

50 ml di olio di mais

45 g di mandorle tritate finemente

50 ml di acqua tiepida

16 g di cremor tartaro

un pizzico di sale

un pizzico di bicarbonato

Mescolare insieme farina di riso, mandorle tritate finemente, farina di mais e cremor tartaro. Aggiungere un pizzico di sale, di bicarbonato e il succo concentrato d’uva. Iniziare a mescolare e aggiungere anche l’olio a filo e di seguito l’acqua, poco alla volta (potrebbe anche non servire tutta) fino a che non si ottiene un impasto morbido. Aggiungere ora la farina di ceci cercando di farla assorbire dal composto impastandolo con vigore ed energia! Quando la farina di ceci sarà stata completamente mangiata dal panetto dividerlo in 12 palline. Prenderne una, schiacciarla e rialzare un pochino i lati, creando una sorta di ciotolina. Adagiare una manciata di uva nera dentro la ciotolina di pasta e coprirla con un’altra pallina già schiacciata, premere bene sui lati in modo da sigillarla a dovere, appiattire leggermente la parte superiore del coperchio e coprire con altra uva (questa leggermente incisa in modo che rilasci il succo sulla superficie). Procedere allo stesso modo fino a esaurimento delle palline. Infornare a 180° per 30/35 minuti. Lasciar raffreddare e gustare, il Troll li consiglia vivamente!

Buon autunno dal sapore toscano  ♥

Ricordi di delica(tezze) arancioni al forno

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Certo che è sempre così, non riesci mai ad apprezzare a pieno una cosa fintanto che non la perdi. Se dovessi infatti dire tutte le cose che mi mancano del Veneto di certo nessuno ci crederebbe, dato che, quando ancora me ne stavo al Nord, continuavo incessantemente a lamentarmi di quanto fosse grigia la città, dello smog.. senza riuscire a focalizzarmi sulle cose che invece avrei rimpianto. Anche qui in Toscana ci sono cose che proprio non mi vanno giù e altre cose venete delle quali ho molta nostalgia; tuttavia sono riuscita a cambiare e ad imparare a guardare le cose nella loro interezza, cercando di analizzare (anche molto matematicamente) gli aspetti positivi e negativi, senza farmi prendere troppo la mano nello spostare la bilancia da una parte o dall’altra soltanto sotto l’impeto di una qualche forte reazione emozionale troppo spesso negativa. Io amo la mia regione e le sue meraviglie ma c’è qualcosa che, ahimè mi spiace dirlo, qui proprio non si trova, qualcosa per cui ho una dipendenza spietata: la zucca. Ora direte voi: “ma certo che si trova, basta andare in un qualsiasi supermercato o fruttivendolo che trovi certe zuccone!”. Eh beh sì, certamente, ma sapete perché non posso comprare quelle belle zuccone?! Per lo stesso principio per cui non compro le zucchine, i peperoni o i pomodori a gennaio, perché sono essenzialmente surrogati pseudoplastici immangiabili e noi in Toscana, Signore e Signori, le zucche proprio non le sappiamo fare! Sarà il clima, la vicinanza del mare, il dialetto toscano che sdegna i semini di zucca che non si sentono stimolati a produrre un bel frutto dalla polpa morbida, saporita e polposa; sarà quel che sarà ma da quando son tornata sono solo riuscita a sognare e ricordare vagamente le deliziose zucche venete. Lì non c’era verso, qualsiasi zucca tu potessi comprare (violina, tonda, lunga, gialla, arancione, verde..) era sempre ottima, il che è veramente importantissimo per chi, come me, la mangia il più al naturale possibile (compresa la buccia). Qui invece neanche a parlarne, già quando le guardi lo senti, sì sì, lo senti proprio a pelle, ti trasmettono una sensazione di finto, di costruito, tanto che pure loro si vergognano di essere lì in esposizione e bollate come vere e proprie zucche. Fortunatamente, come tutte le belle favole della buonanotte, c’è stato un lieto fine; sì perché in un giorno qualsiasi mentre mi aggiravo nel mio negozio bio di fiducia vedo una zucchina, non tanto grande di colore verde scuro. La guardo, mi metto i guanti di plastica e la tocco, la studio e immediatamente provo un senso di calore e felicità: era lei l’avevo trovata (anche se a caro prezzo!)! Così scopro questa qualità di zucche, la “Delica” (che diosanto non è la Mantovana come tutti voi fruttivendoli vi ostinate a dirmi con faccina pseudo sorridente da chi ne sa di più), meravigliosa, arancionissima e che sa di zucca!

La zucca, come le mele ( e un miliardo di altre cose) la mangerei in tutte le salse, ma voglio proporvi il mio modo preferito di gustarla, mi raccomando però dev’essere una zucca veramente buona e di qualità, se no non è buona nemmeno per un passato di verdura.

Ingredienti:

Zucca delica

sale

cumino ( a piacere)

Tagliare la zucca a metà, privarla dei semi (conservateli se volete tostarli, sono buonissimi!) e sciacquarla bene sotto l’acqua corrente, soprattutto la buccia. Tagliarla a pezzi possibilmente simili e metterli in una pirofila. Cospargere la zucca con un pochino di sale e cumino a piacere. Cuocere in forno a 180°-200° per una ventina di minuti circa, finché la forchetta non affonderà bene nella polpa di zucca. Servire come contorno o, in abbondanza, come piatto unico accompagnato a una proteina, magari un delizioso hummus di ceci o uno speziato dahl di lenticchie ;)

Profumo di settembre e di colazione croccante ai fichi, uvetta e cioccolato

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Oggi la sveglia è suonata alle 7:01, ho fatto una doccia veloce, una bella colazione energetica e mi sono diretta in palestra a cavallo della mia fidata bici. Ho deciso di non mettere il cardigan, volevo sentire l’aria fresca del mattino accarezzarmi la pelle anche se a metà strada stavo quasi per pentirmene; ma dico io voglio per caso ammalarmi?! Tuttavia in quel momento non mi importava proprio di niente, scacciato mentalmente il freddo ho continuato a pedalare mentre i capelli mi sferzavano le spalle ed il corpo veniva avvolto dalla dolce brezza settembrina. Sorridevo e odoravo l’aria, sapeva di fumo, di legno, di umidità, ma soprattutto sapeva di settembre, che arriva con il suo ineguagliabile profumo di cambiamento, speranza, profumo di casa, di coperte e tè caldi, è il profumo dei ricordi  e mi fa stare veramente bene, mi fa sentire viva e determinata. Peccato che il mio essere terribilmente lunatica mi impedisca di attaccarmi a questa sensazione, la provo, è bellissima, mi sento padrona di me stessa e poi puff di colpo svanisce e mi sento come se fossi cascata da un pero, piena di lividi e senza neanche una misera pera. Almeno ne avessi raccattata qualcuna, mi dico, avrei fatto una buona marmellata, una macedonia, o che so, pere e cannella al forno o…. ed eccola lì, quella piccola entourage di persone a me care che viene a soccorrermi, chi porta acqua fresca, chi del ghiaccio per le escoriazioni, chi crema per i lividi e chi delle pere per non farmi restare troppo delusa dai miei fallimenti; sono sempre lì, pronte a tendermi la mano, a rassicurarmi, ad ascoltare i miei infiniti ragionamenti che inevitabilmente si intrecciano come un labirinto e mi impediscono di trovare l’uscita. La loro presenza è di incommensurabile aiuto, anche se nell’immediato spesso non me ne rendo conto, ho bisogno di metabolizzare con i miei tempi e riuscire a capire da sola come sciogliere la matassa. Tuttavia non posso negare di essere una persona altamente sensibile (anche se cerco di mascherarlo spesso), misantropa ma recettiva all’empatia, tanto che anche  solo  con qualche piccolo gesto o input esterno la mia giornata migliora drasticamente. Basta un sorriso, una parola distratta, un consiglio che viene dispensato distrattamente, tutto conta e  ogni piccolo gesto, qualsiasi cosa, benché minima e all’apparenza insignificante, può essere una piccola ancora di salvezza per qualcun’altro. Ognuno di noi può fare la differenza ed è bene tenerlo sempre a mente quando ci troviamo di fronte ad un altro essere vivente (sìsì, anche con gli animali, non vi è mai capitato che le fusa di un micio vi migliorassero l’umore?), cerchiamo di entrare in contatto con la nostra empatia e di trasmetterla, perché non c’è cosa più bella di riuscire a far sorridere qualcuno. Ed io ora, proprio in questo momento, sto sorridendo. Perché?! Perché oltre a tutte le cose belle che la vita mi offre e per le quali sono mooolto grata, ho appena ricevuto una mail con le istruzioni  per l’iscrizione e la partecipazione al corso di sommelier che inizierò a breve, perché tra poco parto alla volta della Polonia con la mia Viola (Niki dovevi esserci anche tu!), perché a fine ottobre andrò a trovare i castagni Raimondo e Lino (rispettivamente mio figlio e fratello) per poter raccogliere i loro bellissimi frutti, perché fuori è più fresco e perché partecipo al primo contest del buco hobbit, creato da La tana del riccio. Favolosa come sempre questa volta propone un contest sulla colazione che, come probabilmente si può intuire dai miei post, è il mio pasto preferito. Una colazione sana, lenta, energetica e senza crudeltà, la mia colazione perfetta! E devo assolutamente ringraziarla per aver creato un contest così perfetto per i miei gusti anche non sapendolo :b

Ma qui il dramma, con cosa partecipo?! Avevo subito pensato al porridge, già postato qui, è la mia colazione quotidiana, è energetico, buono, veloce e sano, ma non me la sentivo di ri-condividere una mini preparazione striminzitina; allora i pancake?! una crostata? torta di farro? biscotti alla frutta secca? Beh dopo un brainstorming di settimane, signore e signori, rullo di tamburi, ha vinto la granola! Questa ricetta è simile a quella già postata qui, solo un pochino più autunnale. Che dire allora, buon appetito e partecipate al contest, mancano pochissimi giorni!!!!

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Ingredienti:

300 g di mix di 6 cereali

40 g di nocciole

20 g di mandorle

1 cucchiaio raso id semi di lino

1 cucchiaio raso di semi di sesamo

1 cucchiaio di cannella

3 cucchiai di malto di riso

1 cucchiaio di olio evo

70-80 ml di acqua

un pizzico di sale

30 g di uvetta

40 g di cioccolata fondente cruelty free

Per completare la colazione:

125 g di yogurt di soia

fichi freschi

400 ml di tè nero ai fichi

Mescolare i cereali e aggiungere la frutta secca tritata grossolanamente.  Nel frattempo sciogliere a fuoco bassissimo il malto con l’acqua, il pizzico di  sale ed il cucchiaio di olio. Versare la bagna sui cereali e mescolare bene, in maniera che siano tutti ben impregnati di liquido. Ora bisogna tostare la granola. Personalmente preferisco farlo in padella, a fuoco bassissimo, mescolando spesso con un cucchiaio di legno. Ma anche la tostatura al forno è perfetta. Basta solo stendere il composto su una teglia ricoperta di carta da forno e cuocere a 150°-160° per 20-30 minuti, a seconda della potenza del forno. E’ importante però mescolarla spesso, in modo che la tostatura sia uniforme. Quando la granola si è freddata, si aggiunge la frutta disidratata, il cioccolato tagliato a scaglie e si conserva in un barattolo a chiusura ermetica.

Ora che la granola è pronta componiamo la nostra colazione. Mettiamo ad infondere il tè, in una ciotola versiamo 125 g di yogurt di soia, aggiungiamo 30-40 g di granola e completiamo con i fichi freschi tagliati a pezzetti. Una colazione energetica e sana, un buon modo per iniziare al massimo la giornata ;)

Con questa ricetta partecipo al contest “Il buongiorno si vede dal mattino” per le colazioni dolci

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There is no Halloween without a delicious pumpkin pie

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Trascorse ferie e vacanze siamo arrivati ad Halloween e al Lucca Comics, due momenti magici dell’anno (insieme al Natale che ovviamente adoro) dove il travestimento e la fiction fanno da padroni, dove per qualche ora puoi non essere te stesso, hai super poteri, parli lingue aliene, sai combattere, sei coraggioso, e chi più ne ha più ne metta; insomma sei un personaggio fico, quel personaggio che sogni di interpretare da un anno o due, il tempo che mediamente ti è occorso per preparare il costume e per adattarti alla parte. Saranno ormai due anni che non riesco a parteciparvi e ammetto che mi manca da morire, per quest anno ormai è andata e penso che mi consolerò con le foto del festival filtrate dai social network in attesa del prossimo anno. Non posso però di certo lamentarmi visto che sono fresca fresca di vacanza, e che vacanza; meravigliosa e avventurosa nella terra d’Irlanda. Sono stati giorni molto intensi, lunghe scampagnate per la città, one-day tour per i parchi, nelle zone del Connemara, Galway, Hill of Tara, Kylemore Abbey (per chi volesse provare gli one-day tour, consiglio Extreme Ireland, consigliatomi da una mia cara amica l’ho provato e sono rimasta entusiasta!); per non parlare della città di Dublino, colorata e festosa come non avrei mai potuto immaginare; ed il cibo? delizioso, ho mangiato praticamente ogni sorta di zuppa, ogni posto ha la sua “soup of the day” diversa dalle altre e tutte buonissime, il pane da leccarsi i baffi e le patate altrettanto, cucinate in ogni maniera possibile e sempre buonissime. In breve il più bello e godurioso viaggio fatto fino ad ora, nonostante Stoccolma sia nel mio cuore, le precedenti gite sono state molto meno vissute di questa, ecco perché faccio uno spazietto anche all’Irlanda come posto preferito nel quale sicuramente tornerò. Il prossimo anno invece? Norvegia e Inghilterra si contendono il podio, chi vincerà?

Tornando al presente, data la mia impossibilità di festeggiare Halloween come si deve, spaventosamente vestita e dietro ai fornelli per preparare una super paurosa cenetta con gli amici, mi accontento di festeggiarlo a pranzo, con una dolce pumpkin pie da dividere in due (muahuahauh)! Alla fine non mi va così male!

Ingredienti per una tortiera da 24 cm circa:
Per la pasta:

200 g di farina tipo 1

70 g di zucchero grezzo di canna

30 ml di olio evo

5 g di lievito per dolci

acqua

Per il ripieno:

1 panetto di tofu (circa 125/150 g)

zucca tagliata a pezzetti

3 cucchiaioni di zucchero di canna grezzo

cannella

noce moscata

Tagliamo la zucca a tocchetti, io ne ho tagliata una bella quantità senza preoccuparmi di avanzi, la zucca non è mai troppa! E infiliamola in forno a 200° dentro una pirofila coperta di carta stagnola per una mezz’oretta/ quaranta minuti. Intanto mescoliamo la farina con lo zucchero, l’olio ed il lievito,  aggiungiamo acqua, poca alla volta e impastiamo fino a raggiungere una consistenza simile alla frolla e lasciamo riposare. Quanda la zucca sarà morbida, frullarla nel frullatore assieme al panetto di tofu tagliuzzato a cubetti, aggiungere lo zucchero, la cannella e la noce moscata (se avete le bustine di “allspice” ancora meglio) e assaggiare, mi raccomando, magari non assaggiate quanto me ma assaggiate e correggete con spezie o zucchero in caso. Oliare la tortiera e stendere la pasta, bucherellarla e adagiare il generoso  ripieno di polpa di zucca. Infornare a 170°/175° per 45 minuti circa. La casa sarà invasa da un delizioso aroma di zucca e spezie, quale modo migliore per festeggiare la giornata di Halloween?! :)
Vi lascio anche qualche scatto della mia vacanza (altre su Instagram), così tanto per condividere dei bei momenti immersa nella natura,
Buon fine settimana, buon Halloween e buon Comics ;)

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Il castagnaccio toscano

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Lo so, l’autunno è già passato da un po’, ma  questo clima mite è ingannevole e sembra volermi far credere d’essere ancora in ottobre. Quindi quale momento migliore di questo per qualche esperimento con la farina di castagne?! Rimane solo da scegliere la ricetta da cucinare, il che non è cosa da poco, visto che vorrei provarne a centinaia; dai biscotti agli gnocchi, ai necci o,  perché no, una super morbidissima torta?!  Ma alla fine, tanto per rimanere sul tradizionale,  decido per un bel castagnaccio toscano, un dolce tipico che rievoca tanti bei ricordi. Apro allora il sacchetto della farina castagna e immediatamente vengo inebriata da un dolcissimo profumo autunnale, così intenso da non farmi più smettere di annusare; con la testa direttamente infilata nel sacchetto eh! Quando finalmente riesco a staccare (tristemente) la testa dal sacco di farina, mi metto sotto con la preparazione. La ricetta è davvero semplicissima, però è indispensabile ricordare che, visto che non è prevista l’aggiunta di zucchero, è necessario avere la farina di castagne perfetta, dolce e profumata, una farina che, soltanto annusandola, ti lascia il sapore delle caldarroste in bocca; non quelle da supermercato insomma. Trovata la farina adatta (io l’ho presa alle Molina, vicino Stazzema, ma in alternativa c’è quella della Garfagnana, buonissima!) ero pronta  per la sperimentazione e, di sicuro, con una farina così buona le possibilità di far venir fuori un troiaio erano pressoché inesistenti  :b

Ingredienti:

200 g di farina di castagne (di Neccio della Garfagnana o una buona, ma buona sul serio)

25 g di pinoli

25 g di uvetta (io l’ho omessa)

un rametto di rosmarino

un pizzico di sale

Olio extravergine di oliva

Acqua

Setacciare la farina di castagne in una ciotola ampia e aggiungere il pizzico di sale. Versare acqua quando basta, mescolando bene con una frusta per non creare grumi (io ne ho aggiunto circa 350ml, a occhio). L’impasto deve risultare liscio e omogeneo, quasi simile a quello delle crepes. Di seguito aggiungere una parte dei pinoli, una di uvetta e qualche foglia di rosmarino, sempre mescolando. Scegliere una teglia dai bordi bassi  (tipo quelle da pizza) da 22/24 cm di diametro circa, oliarla per bene e versare il composto, stando attenti a mantenere il composto alto un centimetro e non di più.. Decorare con i restanti uvetta, pinoli e rosmarino. Infornare per 30-40 minuti a 180°. Il dolce è pronto quando i sulla superficie  appaiono le crepe tipiche del castagnaccio ed i pinoli sono ben tostati. Si mangia sia tiepido che freddo, ed è superfluo dire che è favoloso in entrambe le varianti ;)