Burgerini senza glutine di fagioli e zucca con salsa al radicchio, cipolla e mele

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Lo scorso ottobre decisi di cambiare endocrinologo per affidarmi ad un professionista nel campo della tiroide. Le analisi da fare furono molte e lunghissime ma, ancor prima di visitarmi mi disse che avrei dovuto eliminare completamente il glutine dalla mia dieta. Per me quello fu un vero e proprio shock. Adoro il pane, la focaccia e la pizza, rinfrescavo settimanalmente la pasta madre ed ero solita panificare a casa con molta frequenza e tutto questo era andato in frantumi nel giro di mezzo secondo. Certo, l’uomo non vive di solo pane, ma per una che preferisce un pezzo di focaccia a una fetta di torta abituarsi a un regime alimentare del genere può essere molto difficile. Non potevo pensare niente di più sbagliato, con il senno di poi posso ammettere che eliminare il glutine è stata letteralmente una benedizione, il mio corpo si è risvegliato dal torpore, le mie energie si sono fatte più presenti e la stanchezza è stata debellata. In generale, anche se all’inizio, come succede in tutte le disintossicazioni, è stata dura ora sto notando i macroscopici cambiamenti del mio corpo e i benefici apportati dal cambiamento di dieta priva di glutine e quasi priva di carboidrati (a parte quelli presi dalle verdure e dalla frutta). Tuttavia una volta ogni tanto, non essendo allergica, una birra me la concedo, o un pezzettino minuscolo di pane con l’olio novo (un vizio al quale ho ceduto giusto l’altra sera, quando un amico ci ha portato una bottiglina di olio novo che aveva spremuto al suo frantoio il pomeriggio stesso, squisito!!!). Il pane e la focaccia mi mancano ma posso farne a meno, il seitan idem, quando voglio straviziare con un dolce posso prepararlo senza glutine ma come fare per quanto riguarda i miei burger? Beh cos’altro se non armarsi di tanta pazienza e voglia di sperimentare per creare una nuova versione tutta gluten free?! Le prove sono state molteplici ma alla fine ne sono venuta a capo con questi burger dal sapore autunnale che si sposano perfettamente con questa salsina di radicchio e mele, dove l’amaro viene copensato dalla dolcezza della frutta.

Non facciamoci mai scoraggiare dai cambiamenti, per quanto possa sembrare che ci cambino la vita, che ci impediscano di vivere come abbiamo fatto fino ad ora quasi sempre si tratta di cambiamenti positivi che, alla lunga, daranno i suoi frutti ed è proprio in quei momenti che, guardandoci indietro, possiamo essere felici del cammino percorso e sentirci soddisfatti per non aver mollato!

“Con questa ricetta partecipo al contest The Mystery basket ideato da La mia famiglia ai fornelli e ospitato per il mese di Settembre da Senza è buono”.

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Ingredienti per 7 mini burger:

250 g di fagioli secchi già ammollati e cotti

250 g di zucca cotta al vapore o al forno

2 cucchiai abbondanti di farina di ceci

sale

1 cucchiaio di battuto di rosmarino e aglio

farina di mais per la panatura

Per la salsina:

1 cipolla bionda

1/2 mela

4 foglie di radicchio

Dopo aver cotto sia i fagioli che la zucca eliminare la buccia da quest’ultima (se non fosse stato fatto previa cottura) e frullate grossolanamente il composto. Aggiungere il pesto di rosmarino e aglio, il sale e lasciar raffreddare per bene. Quando il composto sarà ben freddo aggiungere la farina di ceci, mescolare bene ed iniziare a fare delle palline con le mani, che andranno successivamente schiacciate e impanate con la farina di mais. Nel frattempo tritare finemente la cipolla, la mela e metterle a cuocere in un padellino antiaderente senza aggiungere liquido, solo un pizzico di sale. Mescolare spesso e dopo circa 5 minuti aggiungere il radicchio tagliato a striscine fini, lasciar cuocere per almeno altri 5 minuti mescolando frequentemente. Quando le verdure saranno stufate per bene frullarle con il frullatore ad immersione aiutandosi con uno o due cucchiai di acqua. La nostra salsina ora è pronta. Scaldare un padellino antiaderente con un cucchiaino di olio e cuocere le polpettine due minuti per lato. Servire freddo o calde accompagnate alla salsina agrodolce :)

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Insalata di patate alla tedesca

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Quando andavo alle elementari ero perseguitata da una sorta di maledizione: ovunque andassi un sacco di bambine si chiamava con il mio stesso nome ed io venivo chiamata per cognome o soprannome. Una cosa da niente, certo, per un adulto non ha molta importanza ma per una bambina e in particolar modo per me ce l’aveva. Ho sempre sognato infatti di chiamarmi in modo strano, con un nome esotico, che nessuno avrebbe storpiato, abbreviato o sostituito con il cognome. Caso vuole però che proprio una di queste mie omonime fosse la mia migliore amica, una bambina dolcissima con la quale passavo intere giornate a giocare e che riusciva a capire il mio disagio legato al nome, essendo anch’essa “vittima” di storpiature varie. Una cosa che ricordo benissimo, oltre alle stupende giornate spensierate che passavamo assieme, sono i manicaretti di sua mamma, di origine tedesca, che mi mettevano di fronte a sapori nuovi, particolari e gustosi. Il piatto al quale sono rimasta più affezionata è sicuramente l’insalata di patate fatta come la faceva sua mamma (che fortunatamente poi l’ha insegnato alla mia!), perfetta sia d’inverno che d’estate, per me è una sorta di comfort food salato, godurioso ma da mangiare con moderazione :b

Ingedienti:

4 patate medio/piccole

150/200 ml circa di brodo vegetale

1 cipolla rossa di tropea (fresca)

Salsa di soia

Aceto di vino bianco

3/4 cucchiai di olio evo

Mettere le patate a bollire con  abbondante acqua e nel frattempo preparare il brodo e tritare finemente la cipolla (io ne ho usata una molto grande). Quando le patate saranno lesse sbucciarle ancora calde e riporle dentro una ciotola. Spezzarle grossolanamente, aggiungere la cipolla, un giro di salsa di soia bello generoso, una spruzzata di aceto di vino bianco, l’olio  e il brodo vegetale. Scalzare le patate e far sì che il brodo penetri per bene al di sotto (versarlo poco alla volta, l’effetto finale non deve assolutamente essere liquido, quindi ne potrebbe bastare anche meno), assaggiare e, in caso aggiustare di sale. Lasciar riposare l’insalata di patate per almeno un’ora e servirla accompagnata con le  verdure che più vi piacciono. Unico consiglio: se pensate di prepararla in inverno è imbattibile servita assieme ai crauti :)

Ricordi di delica(tezze) arancioni al forno

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Certo che è sempre così, non riesci mai ad apprezzare a pieno una cosa fintanto che non la perdi. Se dovessi infatti dire tutte le cose che mi mancano del Veneto di certo nessuno ci crederebbe, dato che, quando ancora me ne stavo al Nord, continuavo incessantemente a lamentarmi di quanto fosse grigia la città, dello smog.. senza riuscire a focalizzarmi sulle cose che invece avrei rimpianto. Anche qui in Toscana ci sono cose che proprio non mi vanno giù e altre cose venete delle quali ho molta nostalgia; tuttavia sono riuscita a cambiare e ad imparare a guardare le cose nella loro interezza, cercando di analizzare (anche molto matematicamente) gli aspetti positivi e negativi, senza farmi prendere troppo la mano nello spostare la bilancia da una parte o dall’altra soltanto sotto l’impeto di una qualche forte reazione emozionale troppo spesso negativa. Io amo la mia regione e le sue meraviglie ma c’è qualcosa che, ahimè mi spiace dirlo, qui proprio non si trova, qualcosa per cui ho una dipendenza spietata: la zucca. Ora direte voi: “ma certo che si trova, basta andare in un qualsiasi supermercato o fruttivendolo che trovi certe zuccone!”. Eh beh sì, certamente, ma sapete perché non posso comprare quelle belle zuccone?! Per lo stesso principio per cui non compro le zucchine, i peperoni o i pomodori a gennaio, perché sono essenzialmente surrogati pseudoplastici immangiabili e noi in Toscana, Signore e Signori, le zucche proprio non le sappiamo fare! Sarà il clima, la vicinanza del mare, il dialetto toscano che sdegna i semini di zucca che non si sentono stimolati a produrre un bel frutto dalla polpa morbida, saporita e polposa; sarà quel che sarà ma da quando son tornata sono solo riuscita a sognare e ricordare vagamente le deliziose zucche venete. Lì non c’era verso, qualsiasi zucca tu potessi comprare (violina, tonda, lunga, gialla, arancione, verde..) era sempre ottima, il che è veramente importantissimo per chi, come me, la mangia il più al naturale possibile (compresa la buccia). Qui invece neanche a parlarne, già quando le guardi lo senti, sì sì, lo senti proprio a pelle, ti trasmettono una sensazione di finto, di costruito, tanto che pure loro si vergognano di essere lì in esposizione e bollate come vere e proprie zucche. Fortunatamente, come tutte le belle favole della buonanotte, c’è stato un lieto fine; sì perché in un giorno qualsiasi mentre mi aggiravo nel mio negozio bio di fiducia vedo una zucchina, non tanto grande di colore verde scuro. La guardo, mi metto i guanti di plastica e la tocco, la studio e immediatamente provo un senso di calore e felicità: era lei l’avevo trovata (anche se a caro prezzo!)! Così scopro questa qualità di zucche, la “Delica” (che diosanto non è la Mantovana come tutti voi fruttivendoli vi ostinate a dirmi con faccina pseudo sorridente da chi ne sa di più), meravigliosa, arancionissima e che sa di zucca!

La zucca, come le mele ( e un miliardo di altre cose) la mangerei in tutte le salse, ma voglio proporvi il mio modo preferito di gustarla, mi raccomando però dev’essere una zucca veramente buona e di qualità, se no non è buona nemmeno per un passato di verdura.

Ingredienti:

Zucca delica

sale

cumino ( a piacere)

Tagliare la zucca a metà, privarla dei semi (conservateli se volete tostarli, sono buonissimi!) e sciacquarla bene sotto l’acqua corrente, soprattutto la buccia. Tagliarla a pezzi possibilmente simili e metterli in una pirofila. Cospargere la zucca con un pochino di sale e cumino a piacere. Cuocere in forno a 180°-200° per una ventina di minuti circa, finché la forchetta non affonderà bene nella polpa di zucca. Servire come contorno o, in abbondanza, come piatto unico accompagnato a una proteina, magari un delizioso hummus di ceci o uno speziato dahl di lenticchie ;)

Veggie carrot fries

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Quando torno da un fine settimana di lavoro non ho proprio ben chiara la quantità di verdure rimaste in frigo e, visto che mi dimentico sempre di controllare, finisce che durante la spesa del lunedì mattina svaligio il fruttivendolo e mi ritrovo con qualche doppione a cui, ovviamente, devo dare uno scopo diverso dalla via verso il bidone dell’organico. Questo lunedì era la volta delle carote, con cui ho avidamente riempito un sacchettino, convinta di averle finite. Se non fosse che, quando arrivo a casa e inizio a  sistemare la mole immensa di verdure, vedo altre carotine, risalenti alla scorsa settimana, ormai chiazzate e molto tristi. Il mio rimo pensiero è stato quello di impiegarle per un minestrone o una vellutata, visto che ne consumo in quantità industriali, ma, sinceramente, volevo provare qualcosa di diverso e così mi è balenata l’idea di trasformarle in leggere e salutari french fries, che di french hanno davvero poco e di fries proprio niente, quindi, a mio parere sono assolutamente deliziose :D

Ingredienti:

carote

un filo d’olio

timo

sale

origano

aglio

rosmarino

Prendere lo spicchio d’aglio e tritarlo con il rosmarino per creare un battuto abbastanza fine. Pelare le carote e tagliarle a striscioline di media grandezza, cercando di farle il più possibile omogenee. Metterle in una ciotola e condire con un filo d’olio, il battuto di aglio e rosmarino, il sale, l’origano ed il timo. Miscelare bene e adagiare i bastoncini di carote sulla leccarda coperta di carta forno. Infornare a forno già caldo a… boh non saprei perché ho ereditato il forno della nonna che (non si fa per dire, è veramente il forno che mia nonna ha comprato quando si è trasferita in Toscana circa trent’anni fa) non ha le temperature segnate, però a occhio e croce credo 180°, per una ventina di minuti, a seconda della potenza del forno, per il mio è stato anche troppo, come si può notare dall’abbronzatura della carotine ;b servire assieme a una manciata di frutta secca come merenda completa da gustare comodamente seduti sul divano con la vostra serie tv preferita.

Buon fine settimana ;)

Di scoperte, cambiamenti, latte di mandorle e formaggi alternativi

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Vi piace viaggiare? A me tantissimo; peparazione della valigia a parte, adoro quella sensazione di ‘aspettativa‘, lo sfogliare e risfogliare l’immancabile libricino della Lonely Planet, tutto evidenziato e consunto. Amo gli itinerari e i programmi, mi piace anche ovviamente arricchirli, cambiarli e migliorarli quando mi ritrovo in quei posti che tanto ho studiato prima di partire e che tuttavia, nonostante la mia preparazione, riescono sempre a donarmi qualcosa in più, qualcosa di inaspettato. Quando viaggio mi piace confondermi tra la gente del posto, provare le loro abitudini, i loro cibi, mi piace muovermi quasi esclusivamente a piedi, per fondermi completamente con ciò che mi circonda. Il viaggio di quest’anno è stato a suo modo particolare, sono partita alla volta di Varsavia con la mia cara amica Viola senza particolari aspettative; sapevo che con lei mi sarei divertita e che sarebbe stata una bellissima avventura, ma non immaginavo che questi luoghi potessero offrifmi così tanto. Il cibo era molto buono, le persone meravigliose, disponibili e i posti bellissimi, anche se alcuni, come Aushwitz, sono senza dubbio luoghi terrificanti. In breve non posso dire che la Polonia non sia stata una bellissima scoperta e, contando il costo irrisorio del volo e della stanzetta dove eravamo, credo che avrò la possibilità di tornarci molto presto.
Tuttavia, per controbilanciare l’euforia del viaggio, ho fatto involontariamente un’altra scoperta, forse un po’ meno emozionante. In breve ho provato a cambiare specialista per cercare di risolvere un problemino alla tiroide che, ho successivamente scoperto essere un problema un po’ più grosso, tanto da portarmi a modificare la mia dieta, eliminando soia, melanzane e avena, gli alimenti che ho appena scoperto andare in contrasto con i miei medicinali; giovedì avrò finalmente la lista completa dei cibi off limits.
Quindi ciao ciao soia e ciao a tutte le ricettine che avevo intenzione di provare, dove tra le tante spicca il formaggio di soia, un esperimento che volevo fare da tempo e nel quale mi stavo per cimentare. Fortuna che in mio soccorso è arrivata la mandorla, buonissima e (a meno che non lo scopra giovedì) senza particolari controidicazioni per la tiroide. Allora che aspettiamo?! Che latte e formaggio di mandorle siano!!

Ingredienti per il latte:

100g di mandorle

acqua

uvetta, malto o dolcificante a scelta

Mettere le mandorle in una ciotolina, coprirle d’acqua e lasciarle riposare per almeno una notte (se si sceglie di dolcificare il latte con l’uvetta lasciarla a bagno insieme alle mandorle). Il giorno dopo, se come me non avete preso quelle già pelate, spellare le mandorle, altrimenti prendere le nostre fruttine bianche bianche e frullarle dentro la loro acqua di riposo, aggiungendo a poco alla volta acqua fino ad arrivare ad un litro di liquido complessivo. A questo punto filtrare con un colino a maglie fitte il latte conservando l’okara, la parte solida. Se non abbiamo dolcificato con l’uvetta ora possiamo aggiungere malto o altro dolcificante al latte e la nostra bevanda è pronta per essere gustata!

Ingredienti per il formaggio di mandorle:

l’okara di mandorle residua dalla preparazione del latte

sale, pepe, origano, olio e qualsiasi erba o spezia a vostro piacimento

Niente di più semplice, ho condito l’okara con sale, pepe, origano e un battuto di aglio e rosmarino. Successivamente ho pressato bene la pasta dentro un colino a maglie fitte, l’ho posto sopra una ciotolina e l’ho lasciata così riposare in frigo per almeno un giorno. Trascorso il tempo di riposo mi sono gustata un saporitissimo formaggio di mandorle spalmato sul pane integrale, una delizia! ;)

Aperitivo? Pic nic? Le salsine ci sono!

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La sveglia suona alle 7.41, apro gli occhi e la spengo con noncuranza mentre mi avvio verso il bagno. Esco ed inizio a prepararmi il porridge mentre osservo distrattamente il calendario. Affetto la banana e guardo nuovamente il calendario, no qualcosa non torna. Sorseggio il tè e ancora ho questa sensazione addosso, cosa c’è che non va?! Ma alla fine capisco: siamo a giugno! L’intensissimo fine settimana lavorativo che da giovedì si è protratto fino a ieri, comprendendo ben due comunioni e un matrimonio, mi ha completamente fatto perdere il “mi rinvengo” tanto da perdere la concezione del tempo e così anche la transizione marzo-giugno. Sono state delle lunghe giornate e, si sa, quando si passa troppo tempo in un posto si rischia di alienarsi un po’, anche se non posso dire di essermi effettivamente annoiata, visto che, nonostante la mole di lavoro sono riuscita a ritagliarmi qualche ora per fare delle lunghe passeggiate nei boschi con i miei compagni avventurieri (padre e madre), dove abbiamo respirato il profumo del sottobosco, ci siamo rilassati e abbiamo ricaricato le energie. Nonostante l’aspetto un po’ sudaticcio e sporco eravamo felici del bellissimo contatto con la natura e di poter gioire delle perle che essa ci offre, come la favolosa merenda sotto al ciliegio!

Così ieri, di ritorno da una di queste bellissime passeggiate, avevo voglia di mettermi qualcosa sotto ai denti (come se non avessi già mangiato millesettecentomiliardi di ciliegie), magari una fettina di pane tostato con una cosa spalmabile sopra. Niente cioccolata però, qualcosa di fresco e salato. Allora sbircio in cella e arraffo qualche verdura, olive, dei fagioli, pomodori secchi.. e inizio a frullare, facendomi trasportare dall’ispirazione. Assaggio, approvo e spalmo sul pane ;)

Per la salsa rossa:

200 g di fagioli cannellini lessati

10-15 pomodori secchi sott’olio

metà di uno spicchio d’aglio

Per questa salsina ho preso ispirazione da quella ai pomodori secchi della Cucina della Capra, che ormai ,si sa, è una garanzia. In breve si prendono i fagioli e si mettono nel mixer con i pomodori secchi sgocciolati e l’aglio. Si frulla bene e si aggiusta di sale e olio.

Per la salsa verde:

6 zucchine chiare piccole

2 cipollotti di tropea (piccoli)

2 manciate generose di olive nere (nostrali o denocciolate)

qualche foglia di basilico

una manciata di pinoli

sale

timo

olio

Denocciolare le olive, se non si utilizza quelle senza nocciolo, e metterle nel mixer con gli zucchini ed i cipollotti affettati finemente. Frullare bene, aggiungere il basilico sminuzzato, i pinoli, il timo e un filo d’olio. Frullare ancora e aggiustare di sale e olio.

Perfette sul pane tostato, per rendere più cremoso un goloso hamburger vegetale e, come al solito, ottime anche a cucchiaiate ;)

E io? Beh io porto l’ hummus

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A chi non è mai capitato di essere invitato ad una grigliata? O più semplicemente a una cena a casa di amici? Credo a chiunque e credo anche che non sorga il benché minimo problema; si porta una bottiglia di vino, un dolce o qualcosa da spiluccare. Ma mettiamo che ci sia già chi si occupa del vino e che il dolce sia già compreso nella cena e che, per di più, l’invitata in questione sia vegetariana e con un dente del giudizio in meno, tolto giusto la mattina stessa. Beh le cose si complicano decisamente un pochino. La sdentata vegetariana ovviamente si porterà il suo passato di verdura da casa, da mangiare freddo, perché si sa, se mangi roba calda il giorno stesso di un’estrazione rischi di metter su uno spettacolino abbastanza splatter da far passare la fame a tutti i commensali e da farti molto male. E poi? Che cosa si può cucinare per tutti? Ma proprio tutti eh, considerando anche sdentate vegetariane? Ecco che allora arriva la salvezza: ha un sapore libanese, speziato e si chiama hummus. Ed io lo amo tanto mangiato a cucchiaiate. Così anche le sdentate vegetariane possono fare il loro aperitivo in compagnia.

Ingredienti

400 g di ceci

olio evo

2 spicchi di aglio

2 cucchiai di tahin

il succo di un limone

sale

pepe

cumino

paprika

un ciuffetto di prezzemolo

Lessare i ceci e tenere il liquido di cottura. In una padella mettere un filo d’olio e tostare l’aglio, i semi di cumino e i ceci precedentemente scolati. Aggiungere una presa di sale, una macinata abbondante di pepe e mescolare bene per amalgamare gli ingredienti. Cuocere a fuoco medio per qualche minuto e lasciar intiepidire. Quando i ceci saranno quasi freddi metterli nel bicchiere del frullatore insieme all’aglio, il succo di limone e due cuccchiai di tahin. Iniziare a frullare per ottenere una crema, aggiustando di consistenza con l’acqua di cottura dei ceci. Il composto deve risultare cremoso ma non troppo duro. Aggiungere ancora un pochino di olio a filo, frullare e servire dentro una ciotolina, decorato con paprika dolce, un giro d’olio buono e un ciuffetto di prezzemolo

Torta salata di patate cipolle e porri

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Durante le cene tra amici, gli apericena casalinghi o le feste, le torte salate non mancano mai (fortunatamente!). Semplici, veloci, perfettamente customizzabili e d’effetto sono una prelibatezza a cui è difficile rinunciare e di cui, ovviamente, vado pazza! Oltre ad essere un ottimo piatto che, quasi sempre, mette d’accordo tutti le torte salate sono anche un favoloso espediente “svuota frigo”, quando, il giorno prima della data designata “alla spesa”, si ha solo qualche pezzo di verdura solitaria che occhieggia nel frigo e, per i più fortunati, magari anche qualche rimasuglio di tofu! Dopo aver visto di recente la quiche della Capra e l’altrettanto favolosa crostata di radicchio di Peanut la voglia di una bella torta salata, croccante e saporita era irrefrenabile. L’occasione di dare sfogo a questo desiderio si è presentata proprio qualche sera fa, in uno di quei momenti pre-giorno di spesa, quando grattare i rimasugli dal frigo e dalla dispensa e mescolarli insieme rimane l’unico modo serio di cibarsi, e mica c’è andata male! :)
Per la pasta :

150 g di farina di grano duro Senatore Cappelli

30 g di farina di tipo 1 Floriddia

20 g di cruschello

un pizzico di bicarbonato

un pizzico di sale

3 cucchiai d’olio di oliva

acqua fredda

Per il ripieno:

1 cipolla bionda media

1 porro

2 patate grandi

sale

pepe

prezzemolo

rosmarino

erbette miste secche

Preparare la pasta mescolando in una ciotola le farine, il cruschello, il pizzico di bicarbonato, il sale e i cucchiai d’olio. Impastare il composto in modo che l’olio venga assorbito donando una consistenza briciolosa alla farina e aggiungere, un cucchiaio alla volta, acqua fredda. Impastare bene fino al raggiungimento della consistenza desiderata e lasciar riposare in frigo per una mezz’oretta. Nel frattempo tagliare grossolanamente la cipolla ed il porro e stufarle in padella con un pochino di acqua e un rametto di rosmarino, cuocendole con il coperchio. Dopo una decina di minuti o poco più aggiungere alle verdure anche le patate tagliate a rondelle di mezzo centimetro circa, aggiungere un pochino d’acqua o brodo vegetale e lasciar cuocere ancora un quarto d’ora. A cottura ultimata delle verdure aggiustare di sale, pepe, prezzemolo tritato ed erbette a piacere. Togliere la pasta dal frigo e stenderla alta circa mezzo centimetro, ricoprire bene una tortiera precedentemente oliata (ho utilizzato una teglia da crostate di 22-24 cm di diametro) e riempire con le verdurine ormai intiepidite, spargendole in modo uniforme. Cuocere a 180° per 30 minuti circa. Servire tiepida, o, anche meglio, fredda; meglio ancora il giorno dopo :)

Buon lunedì!

Questa ricetta partecipa all’iniziativa 100% VEGETAL MONDAY!

http://lacucinadellacapra.wordpress.com/2013/02/18/100-vegetal-monday/

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Polpettine speziate di lenticchie

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Eh si ormai è una fissa, tra burger e polpettine mi sono veramente lanciata e, in solo poche settimane, ho recuperato tutti gli anni di spolpettamento arretrato, soprattutto grazie alla complicità dello hobbit e di amici che si sono gentilmente offerti di assaggiare, smangiucchiare e testare nuovi accostamenti. Già qualche mese fa, per il cenone di Natale in famiglia, sperimentai un polpettone di cereali e legumi (che riproporrò senza dubbio!), poi fu la volta dei primi burger di tofu e dei burger di ceci insaporiti con curry, ma mancavano ancora delle polpettine saporite, da accompagnare con salsine o da mangiare così, da sole, magari il giorno dopo, che, si sa, le polpette diventano ancora più buone!

Ingredienti per 20 polpettine:

250 g di lenticchie secche

1 cipollona bionda

1 carota grande

1 spicchio d’aglio

5-6 cucchiai di pangrattato

2 pomodori secchi (non quelli sott’olio)

paprika dolce

rosmarino

alloro

peperoncino

sale

pepe

Se si utilizzano delle lenticchie che non necessitano di ammollo procedere con il metodo di cottura preferito (consiglio quello ad assorbimento) altrimenti iniziare ammollando le lenticchie in acqua fredda per due ore circa. Aggiungere all’acqua di cottura un rametto di rosmarino e, nel frattempo, stufare in padella la carota, la cipolla, l’aglio e i pomodori secchi tagliati finemente. Quando le lenticchie saranno cotte eliminare il ramo centrale del rosmarino (e l’eventuale acqua di cottura) e passarle in padella con le verdurine a tocchetti per qualche minuto mescolando bene. Aggiungere sale, pepe, peperoncino e paprika dolce, mescolare bene e lasciar amalgamare gli ingredienti. Togliere dal fuoco e frullare grossolanamente con il frullatore ad immersione. Lasciare intiepidire il composto e iniziare ad aggiungere i cucchiai di pangrattato uno alla volta fino ad ottenere una consistenza lavorabile. Ora, con le mani leggermente inumidite, prendere una parte dell’impasto e formare le polpettine, adagiarle su un vassoio coperto di carta forno e lasciar riposare in frigo per un 20-30 minuti circa. Scaldare un padellino con un velo d’olio e cuocere i le polpettine 5 minuti per lato (con il coperchio).

Come già detto, posso assicurare che, come tutte le polpette, mangiate fredde il giorno dopo sono ancora più buone ;)

Sfoglia salata di porri per salutare il 2013

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Natale ahimè è già passato e velocemente ci ritroviamo catapultati al 31 di dicembre, con il nuovo anno alle porte. Dell’anno passato non ricordo niente di speciale, ci sono stati ovviamente sia alti che bassi, ma sostanzialmente mi ritrovo a considerare il 2013 come una continuazione ( e presto una conclusione) della mia avventura fuori porta, lontano da casa. Sono invece curiosissima riguardo al 2014, sarà un anno di cambiamenti, novità e credo non pochi ostacoli, ma sono speranzosa e determinata a far funzionare tutto per il meglio affrontando le cose con il giusto atteggiamento. Senza mai smettere di essere positiva e apprezzando quello che la vita mi offre, mantenendo comunque l’attenzione sui miei obiettivi. Lasciandomi alle spalle  quello che è stato mi focalizzo su quello che sarà, sulle mie speranze, i miei sogni e i (non pochi) progetti che ho in mente; questa sera niente festoni, cenoni al ristorante o serate a ballare (proprio no!), solo una semplice cenetta con gli amici: buon cibo, vino, Munchkin e tanto divertimento. Il mio contributo vegetale è con gli spilucchini: l’immancabile hummus, verdure fresche per il pinzimonio, polpettine di cannellini con salsa al curry e una sfoglia salata di porri e cipolle. Le torte salate mi piacciono tantissimo (sia cucinarle che mangiarle, si intende!!), soprattutto questa sfoglina, con porri, cipolle e un po’ di verza tagliata a striscioline avvolti in una crosta dorata, rigorosamente fatta con farine di grani antichi, profumatissime e deliziose. Con queste dosi ho utilizzato una teglia da 22 cm di diametro.

Ingredienti:

per la pasta:

125 g di farina di Grano duro Senatore Cappelli

10 g di cruschello o di crusca

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

acqua

per il ripieno:

2 bei porri

2 cipolle bionde grandi

mezza verza di media grandezza

sale

pepe

erbe e spezie a piacere

Prima di tutto si prepara il ripieno. Affettare grossolanamente porri e cipolle e metterli a stufare in padella con un pochino di acqua, giusto per non farli attaccare. Cuocere qualche minuto con il coperchio e aggiungere la verza tagliata a striscioline, aggiustare con sale e pepe e continuare a cuocere a fuoco basso (sempre con il coperchio). Nel frattempo si prepara la pasta; mescolare farina e crusca e aggiungere un cucchiaio di olio. Di seguito aggiungere anche l’acqua, pian pianino, finché non raggiunge la giusta consistenza (ne dovrebbe bastare la metà della farina, ma dipende sempre dal tipo di farina che si usa). Spolverare con un pizzico di sale, pepe e, se ci va, erbe aromatiche (io ho messo un po’ di erba cipollina). Impastare per bene e stendere la pasta sottile sottile cercando di raggiungere una dimensione maggiore della base della nostra teglia.   La pasta in più è necessaria, non va tolta, servirà dopo per rigirare i bordi sul ripieno. Adagiare la sfoglia nella teglia precedentemente coperta di carta da forno e far aderire bene alla base. Quando le verdure saranno appassite per bene aggiustare di sale, pepe e spezie varie e lasciar intiepidire. Dopodiché trasferire le nostre verdurine nella teglia, livellare per bene e rigirare i bordini. Ora la nostra torta è pronta per essere infornata a 180° per una mezz’oretta-40 minuti, dipende dalla potenza del vostro forno. Servire fredda e buon appetito :)

Ps. più avanti farò un post sull’autoproduzione del pane  con farine di grani antichi (ovviamente con pasta madre). Ma se qualcuno fosse curioso (sisi dai, siate curiosi, ne vale davvero la pena!) lascio il link della pagina dedicata all’Azienda Biologica Floriddia, dove mi servo per le farine (e per un sacco di altre cose deliziose) http://www.ilmulinoapietra.it/ , un meraviglioso posto in mezzo alle colline toscane, dove grani antichi, qualità e amore per la terra fanno da padroni!

Buona cena, buona fine dell’anno e buon inizio! E mi raccomando niente botti!!