Zuppa dei 22 spicchi d’aglio per il secondo compleanno del buco hobbit; anche se in ritardo

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Tra poco devo uscire per andare a lavoro, quindi ho decisamente poco tempo a disposizione. E allora che cosa posso fare per occupare questa mezz’oretta? Non posso mettermi a studiare, leggere o iniziare attività lunghe ed impegnative; non c’è allora momento migliore per dare una spolveratina veloce al blog,  sistemare qualche foto e… cosa?????? L’occhio mi cade su una notifica di wordpress che calorosamente mi ricorda che sono passati già due anni dall’apertura del buco hobbit: sì esattamente il 15 dicembre del 2013 scrivevo il mio primo post. Rimango di sasso: come accidenti ho fatto a dimenticarmelo?! Mi sento come una madre snaturata che ha dimenticato il compleanno del figlio o una di quelle persone che a un “ti voglio bene” risponde “grazie” (si ok, questo forse può essere capitato sul serio..); in sintesi mi sento davvero molto dispiaciuta, basti pensare che solo qualche mese fa avevo anche pensato al perfetto dolce di compleanno; non sapevo ancora se fare una crostata di noci oppure una crostata con pistacchi, cioccolato fondente e lamponi, che forse sarebbe diventata una bavarese o forse ancora una soffice torta a strati. Poi sono arrivate le feste e con loro un’immensa mole di lavoro (fortunatamente!) che non mi ha quasi dato tregua fino ad oggi (sì, ok c’è ancora befana da affrontare, ma posso assicurarvi che in confronto al resto è una passeggiata!). E allora eccomi qui, pronta a festeggiare con voi il secondo compleanno del buco hobbit anche se un po’ in ritardo. Lo scorso anno proposi la mia torta preferita, quella di mele, quest’anno invece non vi offrirò alcun dolce, bensì vi scalderò con una zuppa goduriosissima e profumatissima (per chi non ha inibizioni di alito con il/la proprio/a comoagno/a!), che si sposa perfettamente con questo tempo uggioso e freddo (finalmente!). La ricetta è di Sonia Piscicelli, autrice del bellissimo blog (e poi libro) ‘Il pasto nudo’, che vi consiglio caldamente di seguire. L’unica differenza che ho apportato è stato eliminare il latte, che rende il sapore dell’aglio meno penetrante, e i formaggi, per il resto vi rimando direttamente al suo post a questo link dove è già tutto spiegato in maniera adorabile!

Tanti auguri buco hobbit e buon appetito ;)

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Arriva l’olio novo ed è subito zuppa alla fratoiana

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Con l’arrivo del freddo i piatti che in assoluto prediligo sono quelli a base di zuppe, passati di verdura, minestroni, creme più o meno dense, frullate o ricche di pezzettoni golosi, con legumi o cereali. Così quasi ogni sera metto in pentola qualche verdura a pezzi, due manciate di legumi, spezie ed erbe e lascio cuocere tutto per una mezz’oretta, assaporando il dolce profumo che si diffonde nell’aria. In realtà questo post doveva essere dedicato alla meravigliosa giornata trascorsa a Cerasa a raccogliere le castagne del mio alberello adottato, il caro Raimondo, e agli gnocchetti che ho preparato con i suoi favolosi frutti. Solo che sto ancora aspettando l’ingediente segeto senza il quale la ricetta non può essere completata, un’ingrediente profumatissimo, vegetariano e cruelty free, preso quasi drettamente dalle stesse mucchine che questo meraviglioso produttore adora e chiama nome per nome. Nel prossimo post vi dirò sicuramente di più riguardo a questo angolo di pace che lui chiama quotidianità ma che per noi ‘cittadini’ si avvicina molto al paradiso: un posto sui colli toscani circondato da mucche, cani e micetti, vitelline, uliveti, orti e una vista bellissima. Sì, ve ne parlerò sicuramente e vedrò di riuscire anche a rubare qualche scatto, ma nel frattempo vi invito a sedervi, rilassarvi e a gustarvi il mio comfort food salato del periodo invernale. Siete pronti?! Perché faremo un vero viaggio nella toscanità, con una bella zuppa alla frantoiana condita con abbondante olio novo, pizzichino, dal verde smeraldo lucentissimo e intenso. Anche se, devo essere sincera, la mia zuppa non è fedelissima all’originale, mancano le erbette di montagna e non ho utilizzato l’olio delle colline lucchesi ma di quelle pistoiesi (un IGP biologico e buonissimissimo prodotto da un amico). A questo punto potrete pensare di essere stati presi in giro, ma non temete, non agitatevi, sedetevi di nuovo comodamente sulla seggiolina e iniziate col gustarvi un buon bicchiere di rosso, io arrivo subito con una porzione fumante di zuppa alla frantoiana, leggermente riadattata ma comunque fatta con amore, cuore e mani toscane direttamente da una toscana, e allora che volete di più toscano di così?! ;)

Ingredienti (4 persone):

500 g di fagioli borlotti secchi

4 carote

2+1 spicchi d’aglio

2 cipolle (una bionda e una rossa)

3 coste di sedano (con le foglie)

2 mazzetti di cavolo nero

1/2 cavolo verza piccolo

1 barattolo di passata di pomodoro

timo

alloro

erba cipollina

rosmarino

erbette di montagna (se le avete)

sale

pane integrale a lievitazione naturale (o senza glutine per la versione gluten free)

Mettere i fagioli a bagno la sera prima in modo che si ammorbidiscano. Il giorno dopo preparare il brodo per cuocere i fagioli con una carota, le foglie del sedano, 1/2 cipolla rossa, 2 foglie di alloro, il sale e qualche rametto di rosmarino; aggiungere i fagioli e lasciar bollire finché non saranno completamente cotti. A questo punto prelevare un terzo dei fagioli e metterli da parte, togliere la foglia di alloro , la parte dura dei rametti di rosmarino e frullare il tutto. Nel frattempo tagliare finemente l’aglio, il resto delle cipolle e lasciarli cuocere qualche minuto in una casseruola con un filo d’olio. Aggiungere le carote tagliate a pezzettini, le coste di sedano, il cavolo nero e la verza, tutto tagliato finemente e aggiungere la passata di pomodoro. Mescolare bene e aggiungere anche il brodo con i fagioli frullati, aggiustare di sale, aggiungere il timo, le erbette di montagna, l’erba cipollina sminuzzata e lasciar cuocere per almeno una mezz’ora/ quaranta minuti. A cottura quasi ultimata aggiustare di sale e aggiungere i fagioli interi precedentemente messi da parte. Nel frattempo tostare le fette di pane e strusciarle leggermente con uno spicchio d’aglio. Trascorsi dieci minuti spegnere la zuppa servire: adagiare una fetta di pane agliato e abbrustolito per piatto, versare la zuppa e finire con un giro generoso di olio buono e novo!

Buon appetito ;)

Bagni di Gong e ispirazioni toscane al cavolo nero

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Chi di voi ha mai fatto un Bagno di Gong? No, non è il nome dell’ultimo bagnoschiuma di Lush né questo fantomatico bagno necessita di immersioni in acqua calda, con Bagno di Gong si intende una sessione meditativa di massaggio sonoro, dove il partecipante è  immerso in un oceano di vibrazioni prodotte da speciali gong, i gong planetari, che vengono sintonizzati con la frequenza base del pianeta corrispondente. L’ascoltatore quindi non deve far altro che sdraiarsi, lasciarsi andare e rilassarsi con il profondo e pieno suono dei gong. Le vibrazioni del gong sintonizzano il nostro corpo con frequenze benefiche che portano le cellule a rigenerarsi, il corpo rilascia la rigidità quotidiana e si rilassa, si rinnova l’armonia e la creatività è ampiamente stimolata. Durante l’intera sessione (un’ora e mezza circa) siamo sottoposti a sensazioni uniche dove il corpo e l’anima vengono completamente coccolati e massaggiati, anche se non sempre in maniera piacevole, possiamo sentire ogni minimo muscolo, ogni sensazione è amplificata e i pensieri si proiettano e si ingarbugliano fino a creare nuove combinazioni geniali. Le sensazioni sono ovviamente soggettive, ma non posso negare che è stata un’esperienza magica, e per tutto questo devo ringraziare mia sister-friend Viola, che mi ha dato modo di partecipare a questa bellissima esperienza organizzata dalla sua maestra di yoga.  Le Planetarie (così si facevano chiamare le suonatrici di gong) dicevano che il lavoro di questa meditazione non era soltanto immediato ma si sarebbe protratto nel tempo e manifestato con coincidenze, realizzazioni di speranze o desideri, novità o, ancora, momenti di ispirazione e creatività. La mia natura pratica non mi fa completamente abbandonare alla cieca credenza in tutti questi cambiamenti, ma sono sicura che qualcosa è cambiato, anche di poco, che sia forse quel minuscolo puntino in più di fiducia in se stessa? O magari l’ispirazione per la ribollita al cavolo nero? Beh anche la cucina è arte e creatività, quindi non mi stupirei se i gong mi avessero ispirato a fare una delle cose che più mi piace; anche se lo zampino del fruttivendolo questa volta è stato notevole!

Ingredienti:

pane toscano raffermo

1 carota

1 cipolla bionda

1/2 porro

1 gambo di sedano

2 patate

un mazzo di cavolo nero (abbondante)

300-400 g di passata di pomodoro

250 fagioli cannellini lessati

1 foglia di alloro

salvia

rosmarino

sale e pepe

Tagliare la cipolla, il porro, la carota, le patate e il gambo di sedano e far soffriggere qualche minuto con un cucchiaio di olio evo. Aggiungere anche le foglie di cavolo nero, lavate bene e tagliate a striscioline fini, chiudere con il coperchio e lasciar cuocere ancora qualche minuto. Frullare 2/3 dei cannellini precedentemente lessati, aggiungerli alle verdure in pentola assieme alla polpa di pomodoro, il rosmarino, l’alloro e la salvia, chiudere nuovamente con il coperchio e far cuocere per almeno 30-45 minuti. A questo punto, per renderla più cremosa ho dato una frullatina a circa 1/3 della verdura (ma ina eh! giusto due secondi), aggiungere i fagioli rimasti, il sale, il pepe e cuocere ancora per una mezz’ora. A cottura ultimata aggiustare di spezie, aggiungere i pezzi di pane e  lasciar riposare la ribollita fino al giorno dopo, in modo che si insaporisca bene. Riscaldare la zuppa prima di servirla e condire con un bel giro di olio buono.

Buon appetito e buon inizio settimana ;)