Di scoperte, cambiamenti, latte di mandorle e formaggi alternativi

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Vi piace viaggiare? A me tantissimo; peparazione della valigia a parte, adoro quella sensazione di ‘aspettativa‘, lo sfogliare e risfogliare l’immancabile libricino della Lonely Planet, tutto evidenziato e consunto. Amo gli itinerari e i programmi, mi piace anche ovviamente arricchirli, cambiarli e migliorarli quando mi ritrovo in quei posti che tanto ho studiato prima di partire e che tuttavia, nonostante la mia preparazione, riescono sempre a donarmi qualcosa in più, qualcosa di inaspettato. Quando viaggio mi piace confondermi tra la gente del posto, provare le loro abitudini, i loro cibi, mi piace muovermi quasi esclusivamente a piedi, per fondermi completamente con ciò che mi circonda. Il viaggio di quest’anno è stato a suo modo particolare, sono partita alla volta di Varsavia con la mia cara amica Viola senza particolari aspettative; sapevo che con lei mi sarei divertita e che sarebbe stata una bellissima avventura, ma non immaginavo che questi luoghi potessero offrifmi così tanto. Il cibo era molto buono, le persone meravigliose, disponibili e i posti bellissimi, anche se alcuni, come Aushwitz, sono senza dubbio luoghi terrificanti. In breve non posso dire che la Polonia non sia stata una bellissima scoperta e, contando il costo irrisorio del volo e della stanzetta dove eravamo, credo che avrò la possibilità di tornarci molto presto.
Tuttavia, per controbilanciare l’euforia del viaggio, ho fatto involontariamente un’altra scoperta, forse un po’ meno emozionante. In breve ho provato a cambiare specialista per cercare di risolvere un problemino alla tiroide che, ho successivamente scoperto essere un problema un po’ più grosso, tanto da portarmi a modificare la mia dieta, eliminando soia, melanzane e avena, gli alimenti che ho appena scoperto andare in contrasto con i miei medicinali; giovedì avrò finalmente la lista completa dei cibi off limits.
Quindi ciao ciao soia e ciao a tutte le ricettine che avevo intenzione di provare, dove tra le tante spicca il formaggio di soia, un esperimento che volevo fare da tempo e nel quale mi stavo per cimentare. Fortuna che in mio soccorso è arrivata la mandorla, buonissima e (a meno che non lo scopra giovedì) senza particolari controidicazioni per la tiroide. Allora che aspettiamo?! Che latte e formaggio di mandorle siano!!

Ingredienti per il latte:

100g di mandorle

acqua

uvetta, malto o dolcificante a scelta

Mettere le mandorle in una ciotolina, coprirle d’acqua e lasciarle riposare per almeno una notte (se si sceglie di dolcificare il latte con l’uvetta lasciarla a bagno insieme alle mandorle). Il giorno dopo, se come me non avete preso quelle già pelate, spellare le mandorle, altrimenti prendere le nostre fruttine bianche bianche e frullarle dentro la loro acqua di riposo, aggiungendo a poco alla volta acqua fino ad arrivare ad un litro di liquido complessivo. A questo punto filtrare con un colino a maglie fitte il latte conservando l’okara, la parte solida. Se non abbiamo dolcificato con l’uvetta ora possiamo aggiungere malto o altro dolcificante al latte e la nostra bevanda è pronta per essere gustata!

Ingredienti per il formaggio di mandorle:

l’okara di mandorle residua dalla preparazione del latte

sale, pepe, origano, olio e qualsiasi erba o spezia a vostro piacimento

Niente di più semplice, ho condito l’okara con sale, pepe, origano e un battuto di aglio e rosmarino. Successivamente ho pressato bene la pasta dentro un colino a maglie fitte, l’ho posto sopra una ciotolina e l’ho lasciata così riposare in frigo per almeno un giorno. Trascorso il tempo di riposo mi sono gustata un saporitissimo formaggio di mandorle spalmato sul pane integrale, una delizia! ;)

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I cantucci (quasi) di casa

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Ultimamente, tra le ore dedicate allo studio e quelle  passate con l’influenza, sono mancati sia il tempo che  energie per le sperimentazioni culinarie; ma, resuscitata dalla febbre (grazie alla partecipazione straordinaria di un valoroso combattente che, incurante di moccio e germi, mi ha preparato colazione e medicine tutti i giorni!) e con l’esame alle spalle (di cui aspetto ancora il risultato.. incrociamo le dita!) sono prontissima a ritagliarmi qualche momentino per buttarmi a pesce tra i fornelli.

Da buona toscana vado matta per la tradizione eno-gastronomica e culinaria che offre la mia bella regione. I piatti, nonostante la grande presenza di pesce e di carne, sono molto vari e non mancano mai quelli a base di legumi o di pane; dopotutto si parla di cucina povera, nonché la migliore in assoluto, a mio parere. C’è stata quindi la volta della cecina, della pappa al pomodoro con il cantuccio di pane avanzato, le bollenti zuppe multicolor di cereali e legumi.. ma non mi ero ancora cimentata nella preparazione dei tipici biscotti di Prato: i famigerati cantuccini. Ecco, devo però dire in tutta sincerità che di biscotti di Prato come quelli del Mattei non ce n’è in giro, nossignore! Ma essendo qui, lontano lontano mi arrangio come posso e provo a creare il mio cantuccino; che sì, ha i sapori di casa, ma con gli ingredienti che scelgo io. Quindi sciò alle farine e agli zuccheri raffinati e benvenute fibre e zucchero grezzo. Una piccola premessa; lo zucchero, essendo grezzo di canna, ha un sapore molto forte che tende quasi a dissimulare le mandorle. La prossima volta credo che diminuirò un po’ lo zucchero e metterò del miele di acacia, molto più leggero. La ricetta originale di per se ha le uova (solo farina, mandorle, zucchero e uova), ma le ho omesse; per veganizzare basterà solo sostituire il malto al miele (forse il più azzeccato è quello di riso).

Ingredienti

200 g di farina tipo 1

80 g di mandorle leggermente tostate in forno

90-100 g di zucchero (meglio diminuire la dose sostituendo con un pochino di miele)

10 g di miele (io ho usato il Miele di Cansiglio della Rigoni di Asiago)

un cucchiaino di polvere lievitante

2 cucchiai di olio di oliva

un cucchiaio di vino rosso (meglio Vin Santo ma non ce l’avevo, vergogna!)

scorza di limone a piacere (io ho omesso)

acqua

Mescolare la farina con lo zucchero, il lievito e aggiungere di seguito le mandorle tostate. Nel frattempo mescolate l’olio con il miele, il vino e due cucchiai d’acqua. Versate gli ingredienti liquidi nella ciotola dei secchi e mescolate. Aggiungere acqua finché la consistenza che si raggiunge non è simile (vagamente) alla frolla. Insomma non deve appiccicare ma neanche essere farinosa per intendersi. Formare due filoncini di non più di 6 cm circa (evitate di fare come me, che con un filoncino solo mi sono venuti cantucci XL!) e adagiarli sulla teglia ricoperta di carta da forno, distanziandoli di circa 5-6 cm. Spennellare la superficie con miele e acqua o con latte di soia. Infornare a 180° per un 20-25 minuti (io 170° per 35 minuti). A cottura ultimata tirare fuori la teglia e, con un bel coltello da pane, tagliare i filoncini ancora tiepidi di traverso (dando ai biscotti la tipica forma dei cantucci) di uno spessore di circa 1 cm. Disporre i biscotti “sdraiati” sulla teglia e tostarli un 5-10 minuti in forno. Far raffreddare e buon appetito! Buonissimi inzuppati nel Vinsanto, da soli, o con il tè!

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